Ambiente, incontro in Prefettura: tensione all’esterno. E Comune occupato

 

In mattinata la conferenza stampa dell'associazione Peacelink
pubblicato il 06 Marzo 2019, 17:17
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Un gruppo di persone ha tentato di sfondare il cordone delle forze dell’ordine all’esterno della Prefettura di Taranto, dove era in corso la riunione convocata dal prefetto Donato Cafagna per discutere della situazione ambientale nel capoluogo e degli ultimi dati Arpa sull’inquinamento dopo l’allarme lanciato da alcune associazioni ambientaliste. Una delegazione di mamme è riuscita comunque a entrare nel Palazzo e chiederà di intervenire all’incontro, a cui partecipano i rappresentanti di Ispra (l’istituto nazionale per la protezione ambientale), Arpa, Asl, Comune, Regione e Provincia. Davanti alla Prefettura è in corso un presidio di mamme di alunni che frequentano le scuole del rione Tamburi (chiuse temporaneamente dal sindaco Rinaldo Melucci per i potenziali rischi derivanti dalla vicinanza alle collinette ecologiche dell’ex Ilva trasformate in discariche), esponenti di comitati e associazioni, i consiglieri comunali Massimo Battista e Vincenzo Fornaro. Al grido «Taranto libera» e «Assassini, assassini» i manifestanti – che esibiscono manifesti con le scritte «I figli dei Tamburi chiedono giustizia», «Prigionieri della nostra città», «Malediciamo coloro che possono fare e non fanno», «Ora o mai più» – hanno poi tentato di superare il cordone delle forze dell’ordine. Buona parte dei cittadini presenti l’altro ieri si è resa protagonista di una protesta simbolica con l’apposizione di un lucchetto al cancello degli uffici della direzione dello stabilimento Arcelor Mittal (ex Ilva) di Taranto di un cartello con la scritta: «Oggi vi chiudiamo noi».

Poi la protesta è proseguita al Comune. Un gruppo di cittadini infatti in attesa di notizie dalla Prefettura ha occupato simbolicamente ma fermamente il municipio.
«I dati Arpa, rilevati dalle centraline e pubblicati online sul sito dell’agenzia, attestano un incremento delle emissioni non convogliate dalla cokeria Ilva e un contemporaneo incremento dell’inquinamento nel quartiere Tamburi, che emerge dalla centralina di via Machiavelli, con un aumento di 6 parametri di valutazione della qualità dell’aria su 7». È quanto ha denunciato, come riferisce l’ANSA, il presidente di Peacelink Alessandro Marescotti a margine di una conferenza stampa convocata, in mattinata, per fare il punto sugli ultimi dati sulla situazione ambientale a Taranto e sulle osservazioni contenute nella relazione di Arpa Puglia. Presenti anche il consigliere comunale ed ex allevatore Vincenzo Fornaro, l’avvocato Nicola Russo e Fulvia Gravame di Peacelink Taranto. L’associazione ha pubblicato sul proprio sito un foglio Excel con i dati delle emissioni non convogliate della cokeria dello stabilimento ex Ilva. «Tutto il periodo di gestione ArcelorMittal (novembre 2018-febbraio 2019) è raffrontato – ha osservato Marescotti – con il corrispondente periodo novembre 2017-febbraio 2018, da cui risultano in aumento 6 parametri di valutazione della qualità dell’aria su 7 sia per la mediana sia per la media. Nel periodo gennaio-febbraio 2019 raffrontato con gennaio-febbraio 2018 risultano invece in aumento 7 parametri su 7 per la media e 6 su 7 per la mediana». In relazione alle concentrazioni degli inquinanti della centralina di via Machiavelli (Taranto, quartiere Tamburi), nel «periodo di gestione ArcelorMittal (novembre 2018-febbraio 2019) raffrontato con il corrispondente periodo novembre 2017-febbraio 2018, risultano in aumento 6 parametri su 7 sia per la media sia per la mediana. E nel periodo gennaio-febbraio 2019 raffrontato con gennaio-febbraio 2018, risultano in aumento 7 parametri su 7 per la media e 6 parametri su 7 per la mediana». Marescotti ha affermato infine che Arpa Puglia nel punto 9 della sua relazione specifica che i dati del quartiere Tamburi di Taranto (centralina via Orsini) «non mettono in evidenza, al momento, criticità per quanto concerne il rispetto dei valori limite normativi di qualità dell’aria», ma Arpa sottolinea che tali limiti di legge (la frase è in grassetto nel testo di Arpa) «non garantiscono assenza di effetti avversi sulla salute».

Foto Max Perrini

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