Città vecchia e quei siti abbandonati…

 

Palazzo Delli Ponti, Palazzo d'Ayala e area archeologica San Martino: si può tentare di recuperarli?
pubblicato il 05 Marzo 2019, 08:00
4 mins

Palazzo d’Ayala, Palazzo Delli Ponti, area archeologica di San Martino: vi dicono qualcosa? Pensiamo di sì. Perchè chi conosce almeno un po’ i tesori della Città vecchia, sa perfettamente dove si trovano e di quale bellezza siano. Se soltanto fossero finalmente recuperati e valorizzati.
Già, perchè come altre vicende simili, questi siti sono purtroppo abbandonati e quindi in pieno degrado. E’ il destino dannato della Città vecchia, perchè – come nel caso soprattutto di Palazzo Delli Ponti – talvolta nemmeno l’averci speso danaro pubblico siti importanti e prestigiosi come questi riescono a salvarsi dall’incuria e, diciamola tutta, dall’incapacità delle varie amministrazioni comunali che si sono susseguite nel salvaguardarle.
Ecco, forse sarebbe il caso che in questa fase storica nella quale si tenta – talvolta molto faticosamente – di riparare ai guasti del passato, in una visione sistemica del recupero e valorizzazione del patrimonio, ci si occupasse di questi tre magnifici siti. Che, badate bene, non rientrano nel Contratto Istituzionale per lo Sviluppo di Taranto (il famoso CIS, ancora fermo dopo un anno e passa…): quindi, toccherebbe al Comune rimboccarsi le maniche e trovare la strada giusta (alias: risorse economiche) per recuperarle, prima che sia davvero troppo tardi.
Lo sappiamo: non è facile per l’Amministrazione comunale. Però, la Città vecchia – come dicono tutti – rappresenta il cardine di un nuovo sviluppo per Taranto. A prescindere dal CIS. Per cui pensare anche a questi siti (ma anche ad altri) in una strategia di rilancio complessivo non sarebbe – anzi: non è – affatto sbagliato. Magari coinvolgendo anche i privati, che potrebbero essere imprenditori illuminati e disposti a collaborare per il rilancio della Città vecchia. Utopia? Forse, ma sarebbe anche ora che i privati restituiscano qualcosa al territorio…
Prendete Palazzo Delli Ponti. Ipogeo splendido, ricco di storia perchè presenta un’antica necropoli paleocristiana e alcuni blocchi in fase di caduta dell’antica cinta muraria di età greca. Ora è desolatamente abbandonata e non si sa quando si pensa di recuperarlo. Il saccheggio avvenuto poco più di due anni orsono fu segnalato fin dall’inizio da diverse associazioni e cittadini, ma nessuno intervenne in tempo.

Nelle immagini, invece, che seguono alcuni scorci della straordinaria area archeologica di San Martino. Forse la più stratificata fra le testimonianze storico ed archeologiche della città in quanto ci sono addirittura capanne di età neolitica. Anche in questo caso la vandalizzazione è consistita prevalentemente nel saccheggio dell’impianto elettrico e nello sradicamento della passerella in grigliato. La chiusura è di poco antecedente a quella dell’ipogeo Delli Ponti.

Questa, a fianco, è un’immagine del novembre 2014. In questo caso, a nostra memoria, l’associazione Nobilissima Taranto decise di aprire il sito. Per diverse domeniche una vera e propria folla si riversò sulla scalinata di San Martino.

Dopo qualche mese fu impedito di andare avanti. Il sito dopo breve tempo, rimasto in stato di abbandono fu vandalizzato e poi murato. Da allora ci si è quasi dimenticati della sua esistenza.
Quelli che seguono, in coda, sono interni di palazzo d’Ayala. Le foto si riferiscono al 2013. Oggi la situazione è sicuramente peggiorata.

Ma il fatto grave è che all’orizzonte non c’è alcun segnale di messa in agenda di uno straccio di piano di recupero. Il palazzo più bello in assoluto di tutta la città sta per scomparire definitivamente nell’oblio e nella dimenticanza.

Eppure sarebbe proprio la prima emergenza su cui concentrare l’azione amministrativa.
Che ne dite, chiediamo troppo? Certo, il Comune deve affrontare tante emergenze in una città complessa e gravata da troppi problemi.

Però, come spesso ripetiamo, Storia e Cultura possono davvero contribuire a cambiarne il destino. Bisogna pur cominciare.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

2 Commenti a: Città vecchia e quei siti abbandonati…

  1. Claudio Monteduro

    Marzo 5th, 2019

    Cosa aggiungere all’articolo che con competenza non solo giornalistica ma con la voglia di gridare allo scandalo che non tutti coloro che stanno a leggere riescono a comprenderlo come uno schiaffo alla storia del nostro passato e che una cultura conservatrice dovrebbe salvaguardare. Infatti non è un solo grido a far ri/svegliare- SIC- le coscienze ma sollecitare la cura della abnegazione dei beni storici che sono da considerare un tesoro da inorgoglire tutti noi che possiamo dire di essere gli eredi di tanta bellezza storica.

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    • Maria Gabriella Fornari

      Marzo 5th, 2019

      Apprezzo l’articolo e mi rammarico del degrado in cui versano due dei Palazzi Storici più importanti della Città Vecchia insieme al sito archeologico di San Martino, quest’ultimo fondamentale per la ricostruzione dell’antica topografia. Nell’ottobre 2007, l’Associazione Amici dei Musei, sede di Taranto, per celebrare la 4° giornata nazionale FIDAM organizzò una visita dei Palazzi Storici D’Aquino, Delli Ponti e Fornaro, in collaborazione con gli studenti dei Corsi di Laurea in Scienze dei Beni Culturali e di Lettere Moderne dell’Università degli Studi di Bari-sede di Taranto. Io ero tra quegli studenti. Ebbi il compito di descrivere e raccontare la Storia di Palazzo Delli Ponti, seguendone l’eloquente stratigrafia. Ricordo bene che nonostante la pioggia incessante in quel 7 ottobre 2007, domenica mattina, il successo fu veramente inaspettato da lasciarci basiti. La gioia di condividere con i miei concittadini quanto studiato per la buona riuscita dell’evento mi spronò a continuare negli studi in archeologia e tutt’ora, nonostante le difficoltà di un lavoro che non c’è, mi dedico alla divulgazione per promuovere la conoscenza del nostro Patrimonio Culturale, convinta più che mai che nella Cultura è riposta la nostra Sopravvivenza. M. Gabriella Fornari

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