Ambiente, l’ARPA: “Dati Peacelink impropri”

 

L'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale parla di "raffronti impropri dal punto di vista tecnico-scientifico"
pubblicato il 05 Marzo 2019, 14:59
14 mins

L’Arpa Puglia, in un documento a firma del dott. Giua, dirigente responsabile del Centro Regionale Aria di Arpa Pugliagiudica “improprio dal punto di vista tecnico-scientifico” il confronto fatto dall’associazione ambientalista Peacelink sia sui valori sia sull’incremento – indicato del +160% – della concentrazione di benzene nel quartiere Tamburi di Taranto, vicino l’ex Ilva.

In un documento dal titolo i “Dati di monitoraggio della qualità dell’aria a Taranto rilevati dalla rete ex Ilva – 2018-2019” e riferito alla pubblicazione da Peacelink di una tabella sugli incrementi di concentrazioni di inquinanti rilevati dalla centralina nell’area Cokeria dello stabilimento dei giorni scorsi, l’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente della Puglia precisa “che il confronto fra i bimestri gennaio-febbraio del 2018 e del 2019 è improprio in quanto diversi fattori possono concorrere alla variabilità delle concentrazioni (condizioni meteo diffusive, emissioni, condizioni di esercizio, ecc.), che sono peraltro registrate con frequenza giornaliera“.

L’Arpa Puglia osserva che un raffronto ben fondato tecnicamente deve considerare serie storiche significative, e mettere in relazione le concentrazioni rilevate con le concomitanti condizioni meteo diffusive (direzione e velocità del vento, turbolenza dell’atmosfera) e con le corrispondenti emissioni delle sostanze monitorate, e quindi con le condizioni di esercizio dell’impianto. Le medie, o mediane, determinate in un periodo più ristretto di un anno (come i due mesi di gennaio e febbraio) costituiscono un intervallo temporale molto limitato, e i confronti possono essere così fortemente influenzati da variabilità meteoclimatiche o altri fattori di breve periodo“. L’Agenzia, tuttavia, in conclusione ricorda di aver più volte “puntualizzato come risulti, tuttora, rilevante il contributo delle emissioni di inquinanti da parte dell’impianto siderurgico nelle concentrazioni rilevate nei quartieri limitrofi all’area industriale, in particolare durante i cosiddetti ‘wind-days’, e come il rispetto dei limiti normativi europei della qualità dell’aria, nelle stesse zone, non garantisca in alcun modo l’assenza di effetti lesivi sulla salute della popolazione“.

Il documento dell’ARPA

In premessa Arpa Puglia ricorda che ha, più volte, “chiarito come ritenga che il sensibile miglioramento della qualità dell’aria nel quartiere Tamburi, in relazione alle emissioni inquinanti del limitrofo impianto siderurgico, sia legato certamente allo stato di parziale attivazione degli impianti, molti dei quali sono tuttora in fermata per adeguamenti o manutenzioni, e al conseguente minore volume di produzione rispetto al massimo volume annuo autorizzato dall’AIA (8 milioni di tonnellate di acciaio)“. 

In effetti, sottolinea ARPA, “la Cokeria resta un impianto di particolare criticità del ciclo siderurgico integrale a Taranto, in quanto sorgente emissiva di inquinanti dannosi e cancerogeni (in particolare: benzene e idrocarburi policiclici aromatici) e non oggetto di adeguamenti sostanziali, a differenza dell’impianto di sinterizzazione (per il quale sono stati installati, negli anni, sistemi di abbattimento sempre più raffinati, e per cui è prevista la prossima installazione di filtri a maniche) e dei parchi minerali (per cui è in corso la copertura). Le emissioni diffuse della Cokeria sono controllate, in particolare, tramite un sistema organizzativo di verifica giornaliera delle perdite delle porte e dei coperchi, che appare piuttosto vulnerabile e legato alla compiuta osservanza di procedure di controllo e manutenzione“. 

Le emissioni convogliate dai camini sono, peraltro, controllate attraverso gli S.M.E. (Sistemi di Monitoraggio in continuo alle Emissioni), gestiti dal Gestore e visionabili in tempo reale dagli Enti di Controllo.

Sui dati diffusi da Peacelink 

Per quanto riguarda la tabella pubblicata da Peacelink sugli incrementi di concentrazioni di inquinanti rilevati dalla centralina di qualità dell’aria della rete ex ILVA, collocata nel sito denominato “Cokeria”, che confronta il periodo gennaio-febbraio 2018 con gli stessi mesi del 2019 in termini percentuali, ARPA Puglia sottolinea quanto segue:

“I valori di concentrazione pubblicati come mediane dei periodi bimestrali gennaio-febbraio dei due anni 2018 e 2019, ed i relativi incrementi, risultano corretti, in quanto ricavati dai dati pubblicati giornalmente da Arpa Puglia sul proprio sito, derivanti dalla validazione della rete ex ILVA oltre che della rete regionale di qualità dell’aria. Ciò, ad eccezione delle concentrazioni di benzene, che risultano le seguenti nella centralina Cokeria: mediana 2018 (gennaio-febbraio) 19 μg/m3; mediana 2019 (gennaio-febbraio) 25 μg/m3; incremento percentuale 2018-2019 del 32%. Sia i valori che l’incremento per il benzene risultano, in effetti, molto minori di quanto pubblicato da Peacelink, che ha riportato invece un incremento del 160%. I calcoli sono stati riferiti dal CRA al periodo 01/02-20/02/2019, non essendo terminato il mese di febbraio al momento della pubblicazione dei dati da parte di Peacelink; tra l’altro, non viene precisata da Peacelink la data di febbraio 2019 alla quale sono riferiti i valori da loro pubblicati”.

ARPA Puglia inoltre sottolinea che “Non appare, comunque, condivisibile il calcolo della mediana, essendo tutti i limiti normativi (D.Lgs. 155/2010) riferiti alla media aritmetica delle concentrazioni rilevate in un dato periodo su base media giornaliera o annuale (il che appare giustificato dalla possibilità, in tal modo, di valutare la dose di inquinante cui una popolazione è stata esposta in un dato periodo, dalla semplice moltiplicazione durata x media)“.

Si è rilevato, inoltre, che “i dati medi giornalieri di benzene che si visualizzano sul software Omniscope non corrispondono a quelli effettivi e ufficiali rilevati da Arpa per mezzo delle stesse centraline di qualità dell’aria per l’intera rete Ilva (pubblicati giornalmente al link https://www.arpa.puglia.it/web/guest/qariainq), ma risultano superiori per ogni centralina di un ordine di grandezza (risultano cioè moltiplicati per un fattore di 10); ciò ha verosimilmente comportato una sovrastima delle concentrazioni, sino ad arrivare a calcolare una mediana del primo bimestre 2019 pari a 257 μg/m3 (valore che è invece pari a 25 μg/m3) e un incremento del 160%“.

In base ai grafici e alle tabelle pubblicate nella relazione di ARPA Puglia, le concentrazioni di benzene evidenziano, comunque, un incremento nei primi due mesi del 2019 rispetto agli stessi mesi del 2018, sebbene molto minore di quello riportato da Peacelink.
Effettivamente, terminato il mese di febbraio, si può dire che le medie mensili dei mesi di gennaio e febbraio 2019, rispetto a quanto registrato negli anni precedenti sono risultate le seguenti, con un incremento nel sito Cokeria pari al 40% nel bimestre 2019 (gen-feb) rispetto allo stesso del 2019. La media bimestrale del benzene nel 2018 risultava presso il sito Cokeria pari a 22 μg/m3, mentre nel 2019 è aumentata sino a 30 μg/m3. 

Si evidenzia, comunque, “che il confronto prodotto da Peacelink è improprio dal punto di vista tecnico-scientifico, in quanto diversi fattori possono concorrere alla variabilità delle concentrazioni (condizioni meteo diffusive, emissioni, condizioni di esercizio, ecc.), che sono peraltro registrate con frequenza giornaliera. Un raffronto ben fondato tecnicamente deve considerare serie storiche significative, e mettere in relazione le concentrazioni rilevate con le concomitanti condizioni meteo diffusive (direzione e velocità del vento, turbolenza dell’atmosfera) e con le corrispondenti emissioni delle sostanze monitorate, e quindi con le condizioni di esercizio dell’impianto. Le medie, o mediane, determinate in un periodo più ristretto di un anno (come i due mesi di gennaio e febbraio) costituiscono un intervallo temporale molto limitato, e i confronti possono essere così fortemente influenzati da variabilità meteoclimatiche o altri fattori di breve periodo“.

Il 2018, come riferito da tutte le fonti, comprese quelle del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale (ISPRA+ARPA nazionali), “è stato un anno molto piovoso, e ciò ha avuto un effetto sulle concentrazioni di inquinanti nell’aria misurate, in specie nei mesi invernali, in quell’anno. In particolare, riferendosi ad esempio al mese di febbraio, oggetto delle valutazioni di Peacelink, sono state osservate precipitazioni cumulate pari a 70 mm di acqua piovana nel mese di febbraio 2018 e 11 mm nell’intero mese di febbraio 2019; quindi il mese di febbraio, conclusosi da poco, è risultato molto meno piovoso dello stesso dello scorso anno“.

Le concentrazioni di inquinanti rilevate dalla centralina ex-ILVA del sito Cokeria, posto in mezzo all’impianto siderurgico nei pressi dell’impianto di distillazione del carbon fossile, ricorda ARPA “non hanno valore normativo per quanto riguarda i limiti di qualità dell’aria, essendo il sito industriale e non soggetto a tali limiti“. Tuttavia, tali concentrazioni possono essere indicative del livello emissivo dell’impianto, il quale – come segnalato dalla nostra Agenzia – ha conosciuto nei mesi passati delle criticità emissive da noi puntualmente comunicate ad ISPRA e ai soggetti competenti. Certamente la nostra Agenzia osserva ed osserverà con attenzione le possibili variazioni emissive e le concentrazioni nell’aria degli inquinanti ascrivibili al ciclo siderurgico, in modo da determinare possibili peggioramenti della qualità ambientale, da evitare anche se al di sotto dei limiti normativi. Ciò, vista anche la particolare criticità legata alle emissioni diffuse di inquinanti cancerogeni da parte dell’impianto cokeria.

Seppure i limiti previsti dal D.lgs 155/10 per gli inquinanti dell’aria non siano normativamente applicabili alle centraline di qualità dell’aria ubicate all’interno dello stabilimento siderurgico AM Italia, questi lo sono con riferimento alla stazione denominata Via Orsini-Tamburi, esterna al perimetro dell’installazione e finalizzata al controllo dei valori limite attualmente in vigore nell’ambito della normativa europea sulla qualità dell’aria (che, peraltro, non garantiscono assenza di effetti avversi sulla salute). “Peraltro, va sottolineato come, per quanto concerne la stazione Via Orsini-Tamburi, sia i dati dell’anno 2018 che quelli di gennaio – febbraio 2019 non mettono in evidenza, al momento, criticità per quanto concerne il rispetto dei valori limite normativi di qualità dell’aria.

Naturalmente, le elaborazioni effettuate dai tecnici dell’Arpa “sono strutturate sulla base delle indicazioni scientifiche previste dalla normativa di riferimento e riportate in report mensili e annuali, pubblicati e visionabili al link https://www.arpa.puglia.it/web/guest/rete_aria_ILVA . È opportuno rimarcare, di nuovo, che le verifiche sui trend delle concentrazioni degli inquinanti sono influenzate dalla lunghezza delle serie storiche considerate, in quanto brevi periodi possono essere influenzati da fattori meteoclimatici o diffusivi“.

Infine, per quanto riguarda le valutazioni sulle concentrazioni di IPA totali (parametro non normato) riportate nel comunicato stampa di Peacelink del 28/02/19 secondo cui “aumentano nel 2019 a Taranto (quartiere Tamburi) gli IPA a gennaio (+30%) e a febbraio (+49%) rispetto al 2018”, ARPA ritiene opportuno riferire che “i dati che l’associazione cita non riguardano più la cabina di Taranto Via Orsini (rete ex Ilva), ma stavolta i dati rielevati dalla cabina della rete regionale di qualità dell’aria denominata Via Machiavelli-Tamburi. Infine, dalla verifica dei report SME (area Cokeria) per lo stesso periodo, emerge per quanto concerne i parametri polveri e ossidi di zolfo, si riscontra un notevole incremento (rispetto alla concentrazione media giornaliera dello stesso periodo del 2018) di concentrazione media giornaliera di polveri solo per il camino E428 (al quale afferiscono le emissioni della batteria 12). Le medie giornaliere di febbraio 2019 sono aggiornate alla data del 24/02/19“. 

Alla prossima puntata.

 

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Ambiente, l’ARPA: “Dati Peacelink impropri”

  1. Piero

    Marzo 6th, 2019

    peacelink una volta era una associazione che combatteva con scarso successo la permanenza dell’italia nella nato. ora dato lo scarso successo si sono riciclati come verdi e con dati farlocchi e senza valenza scientifica vogliono far chiudere l’unica fonte di pil di taranto. restano dei peracottai che si credono chissacche (e che fanno gli interessi economici di potenze estere senza neanche rendersene conto) e che si commentano da soli

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