Taranto: l’analisi di un sogno svanito dopo il ko di Gravina

 

pubblicato il 04 Marzo 2019, 18:59
8 mins

La sconfitta di Gravina, la terza stagionale, ha vanificato mesi di rincorsa da parte del Taranto verso quel primo posto, occupato dall’inarrestabile Picerno, che è stato sempre in cima ai desideri di tutto l’ambiente rossoblù.

Una battuta d’arresto che ha rappresentato il culmine di un periodo di forma psico-fisica non proprio ottimale da parte degli uomini allenati da Luigi Panarelli.
I segnali d’allarme, infatti, erano giunti poco più di un mese fa allorquando la squadra rossoblù aveva cominciato a vincere le proprie partite in maniera differente rispetto a come aveva abituato in precedenza. Dallo scontro diretto vinto contro il Cerignola, davanti ad oltre ottomila spettatori, si è percepito che il Taranto accusasse un pizzico di stanchezza ed una involuzione nel gioco, anche divertente, fatto ammirare sino ad allora.

Successi striminziti, giunti al termine di gare in cui il volume di gioco e di occasioni create, rispetto al recente passato, erano chiaramente diminuite nonostante un organico definito altamente competitivo e pieno di alternative. Basti pensare ai successi con Bitonto e Savoia ammantati dalla coperta di aver trovato finalmente un Taranto anche cinico e spietato, ben orchestrato da un allenatore che, con il suo alternare uomini e schemi, aveva costruito una squadra camaleontica; così camaleontica da nascondere, probabilmente, i difetti di condizione perché poi alla lunga le prestazioni offerte si sono fatte via via sempre più altalenanti: il pareggio strappato coi denti all’ultimo respiro ad Andria o il successo casalingo di dieci giorni fa con il Fasano, dopo un primo tempo in cui l’avversario aveva messo in seria difficoltà una squadra rossoblù apparsa distratta.

A lungo andare, quella che si era dimostrata un’arma in più per il Taranto, ossia lo sfruttare appieno il vasto organico in grado di garantire numerose alternative tecnico-tattiche, è diventato un boomerang. Cambiare sempre l’undici titolare probabilmente ha destabilizzato qualche giocatore, specie quelli del reparto offensivo ove, tolto il capocannoniere D’Agostino, si sono alternati in sei (Di Senso, Oggiano, Esposito, Favetta, Croce e Roberti) per tre posti. E alla fine sono stati proprio i gol a mancare alla squadra di Panarelli perché se si da un’occhiata alle realizzazioni delle squadre che precedono il Taranto, che di gol ne ha fatti sinora 45, si trova qualche differenza: Picerno (52 reti realizzate), Cerignola (50 reti realizzate), tenendo conto che alla voce gol subiti le squadre più o meno si equivalgono.

Viene da domandarsi come mai nel tourbillon di variazioni del reparto offensivo effettuato dal tecnico jonico sinora non si sia mai provato a partire dall’inizio con la coppia composta da Roberti e Favetta, giocatori con caratteristiche simili ma non uguali, visto che il secondo è più abituato a prendersi il pallone fuori dall’area di rigore rispetto al primo.
Un altro interrogativo che viene da porsi è che forse, guardandolo nel dettaglio, questo organico ha delle caselle vuote in zone del campo ed è in esubero in altre, probabilmente a causa del modulo di gioco che predilige molto il gioco sugli esterni.
Fatto sta che lo stesso Panarelli si è lamentato, dopo la sconfitta di Gravina, della poca cattiveria messa in campo dai suoi che tradotto in linguaggio calcistico significa anche esuberanza agonistica. Questo Taranto ha pochi giocatori di spada, specie in mezzo al campo (i soli Marsili , Manzo, Massimo) e molti, forse troppi, di fioretto (Di Senso, Oggiano, D’Agostino, Esposito e Salatino), ossia gente che non ha nel suo dna la doppia fase (offensiva e difensiva) o un gesto atletico di sostanza (il contrasto).
Questo ragionamento ci porta a farne un altro: l’utilità di due acquisti del mercato invernale. Due, potenzialmente, ottimi giocatori ma che sinora non hanno aggiunto moltissimo in termini di percentuale realizzativa ossia l’esterno sinistro offensivo Esposito, per lui 8 presenze sinora (5 da titolare) ed un solo gol, e l’attaccante Roberti, 8 presenze (4 da titolare) e due sole reti.

Altro spunto di riflessione è rappresentato dal fatto che il Taranto, rispetto a Picerno (5) e Cerignola (4), ha pareggiato più partite: 7.
Di questi sette pareggi, ben sei sono giunti nel girone di andata; il che significa che se recriminazioni ci devono essere, esse vanno ricercate nei primi due mesi di campionato allorquando un organico ancora non definito e definitivo ha perso punti importanti; basti ricordare, ad esempio, i pareggi esterni per 2-2 con Fasano e Altamura, dove si sarebbe meritato qualcosa di più o ancora quello più eclatante della stagione, l’1-1 casalingo con il Gelbison.

In buona sostanza con una squadra costretta sempre ad inseguire e di conseguenza a subire un logorio mentale che alla fine si paga in termini di energie psichiche (inseguire per mesi un avversario come il Picerno, che quasi mai ha accusato battute a vuoto, non deve essere semplice), le cause dell’ennesima stagione in serie D da protagonista mancata vanno ricercate in estate quando si è allestito un organico non così competitivo come quello emerso dal mercato invernale e tra l’altro da un allenatore differente (Cazzarò) da quello che se lo è ritrovato a gestire poi effettivamente (Panarelli).

A margine ci aggiungiamo il contorno che ha dato il suo contributo affinchè un obbiettivo, la promozione in Lega Pro, possa ad oggi definirsi sfumato nonostante vi siano da disputare ancora ben otto gare: le precarie condizioni dei campi A e B dello Iacovone, sui quali i giocatori lavorano durante la settimana di allenamenti pre-partita; i tanti, troppi, divieti di trasferta dati ai tifosi rossoblù, specie negli ultimi mesi, quelli della fase più importante della rincorsa; divieti che non hanno consentito alla squadra di avere un sostegno dai propri supporters. Infine la notizia del punto di penalizzazione, giunta anche questa nel periodo più delicato della stagione, che ha destabilizzato l’ambiente.

Crediamo di aver messo sul tavolo un’analisi lucida e dettagliata sul perché questo Taranto ad oggi non è più in grado di lottare per il salto di categoria, salvo improvvise debacle di chi le sta davanti. Ai lettori il compito di condividere o meno questa analisi, che sia chiaro, non è figlia di alcun preconcetto nei confronti di chicchessia.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)