Renzi a Taranto: «Il governo spenda il miliardo del CIS»

 

Un Renzi in vena di rivendicazioni presenta a Taranto il suo ultimo libro
pubblicato il 01 Marzo 2019, 23:57
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È sempre lui, eternamente uguale a se stesso, non si sa se per naturale inclinazione o perché ormai ingabbiato nel personaggio che si è costruito in questi anni. È un Matteo Renzi in grande spolvero quello che, nell’aula magna del Dipartimento Jonico dell’Università di Bari, presenta il suo nuovo libro: “Un’altra strada”. Un’altra strada che, lo diciamo subito a scanso di equivoci, somiglia davvero molto alla strada già imboccata dal PD renziano negli anni della scorsa legislatura. Renzi (camicia bianca e maniche rigorosamente tirate su, come ai tempi della prima Leopolda) lo sa e lo ammette senza remore: «Nel libro c’è un po’ di autocritica. Non troppa, eh, sono sempre io».

Fra una battuta e l’altra, mentre si aggira, microfono in mano, fra le poltrone, il tono è di continua rivendicazione, dal referendum («Serviva all’Italia, lo rifarei») alle politiche migratorie («Sono quello che ha messo i soldi per salvare le vite in mare»), al ribaltone che lo portò a Palazzo Chigi al posto di Enrico Letta. Su quest’ultimo passaggio, forse il vero peccato originale della sua carriera politica, è quasi didascalico: «Nel 2012, con Mario Monti, l’Italia andava male: -2,3%; nel 2013 con Letta, -1,7%. Altro che “stai sereno”. Io ho fatto quel cambio perché c’era il Paese bloccato». L’autocritica, dicevamo, è dichiaratamente piuttosto limitata: «Abbiamo fatto davvero molto, non sempre abbiamo saputo comunicarlo». Questo discorso, sostiene l’ex-premier, vale in particolare per Taranto. Non ha dimenticato, Renzi, i fischi che lo hanno accolto nelle sue precedenti visite in riva ai due mari. Oggi torna con un messaggio che suona più o meno così: “Avete votato per i 5 stelle credendo alla promessa di chiusura Ilva? Ora che questa promessa non si è realizzata, non pensate che avessimo ragione noi?” Il tono è sprezzante, con più di un richiamo all’ormai celebre dichiarazione di Beppe Grillo che, qualche mese fa, parlò di riconvertire il centro siderurgico in un “parco tecnologico”.

Quando ho visto, arrivando, l’inizio della copertura dei parchi minerali sono stato orgoglioso

Matteo Renzi

Riguardo alla gestione dell’affaire Ilva, Renzi ha le idee chiare: «Noi quando siamo arrivati avevamo un bivio: chiudere tutto e rovinare le aspettative di 15.000 persone, ma anche chiudere quella che potenzialmente è una delle più grandi acciaierie del mondo, oppure cercare di fare un progetto Taranto, che negli ultimi anni è stato rilanciato e che ha delle possibilità concrete di svolgimento. Io – afferma Renzi – quando ho visto, arrivando, l’inizio della copertura dei parchi minerali sono stato orgoglioso che mentre ci fischiavano e ci insultavano, noi mettevamo i soldi in questa città per iniziare a fare il minimo indispensabile».

Ovviamente non può mancare una stoccata diretta ai membri dell’attuale governo, apostrofati non senza un certo disprezzo: «Ho un messaggio da dare a Di Maio, a Toninelli e alla Lezzi: c’è uno strumento già attivo: è il CIS [Contratto Istituzionale di Sviluppo, ndr]. Voi avete il compito e il dovere di spendere quel miliardo e 100 milioni che vi abbiamo lasciato. E se non lo fate state distruggendo ulteriormente il futuro di questa città».

Non può mancare nemmeno, ovviamente, un riferimento alle vicende familiari, e cioè agli arresti domiciliari imposti ai genitori dell’ex-premier, Tiziano e Laura Bovoli. «Non avrete mai da parte mia – garantisce – una parola contro la magistratura». Poco importa, ovviamente, che lo stesso Renzi abbia scritto, qualche giorno fa nella sua enews, che «privare persone della libertà personale per una cosa come questa è abnorme».

Chiudendo la presentazione, l’ex-premier ha richiamato un incontro giovanile in cui Gino Bartali non rispose alla sua domanda su chi, fra lui e Coppi, avesse passato la celebre borraccia: «l’Italia è quel grande Paese in cui i due più grandi, i due avversari storici, i due rivali, i due campioni, in un momento di difficoltà sanno scambiarsi la borraccia». E di borracce da passare, nel prossimo futuro del centrosinistra, potrebbero essercene molte. Il senatore Renzi saprà essere anche gregario, all’occorrenza?

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