Porto, più speranze che dubbi

 

Con l'arrivo di Yilport, il futuro è meno incerto. Ma la prudenza non è mai troppa
pubblicato il 23 Febbraio 2019, 18:50
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Porto di Taranto, questa incompiuta. Perchè fino a quando non tornerà a sbarcare e imbarcare merci, mettiamola così molto banalmente, a ritmi seri, quelle banchine restano desolatamente deserte o poco frequentate.
La concessione ormai prossima, nei suo atti definitivi, a Yilport ha riacceso le speranze, alla luce anche dell’ultima sentenza del Tar di Lecce che ha respinto il ricorso del Consorzio SET. Non entriamo nei meandri giudiziari, ma va presa per buona – la sentenza – perchè almeno fa chiarezza. Anzi, alimenta le speranze di quanti ripongono nel Porto speranze di sviluppo economico territoriale. Poi, sarà il tempo a decidere se la scelta attuale sarà stata quella giusta.
Certo restano dubbi, specie perchè la società Yilport non ha ancora rivelato del tutto il suo piano industriale se non all’Autorità di Sistema, stando a quanto fanno presenti in tanti. Così come qualche dubbio è stato insinuato sulla società che andrà a gestire (lo ha fatto notare nei giorni scorsi il consigliere comunale Battista).
Qui aggiungiamo solo una riflessione. E cioè che dopo anni, se non decenni, di vita tormentata, questa forse è l’ultima occasione per definire lo scalo tarantino degno di tale nome. Altrimenti, Yilport o meno, resterà l’ennesima cattedrale nel deserto. La speranza, insomma, è che le tante delusioni subìte dal territorio, benzina per i dubbi accennati, diventino solo un lontano ricordo: tutto qui.
Forse anche per questo, ad esempio, Oronzo Fiorino, della FIT Cisl, saluta con favore l’arrivo ormai vicino di Yilport con le riserve e la prudenza del caso: “Dopo il pronunciamento del Tar di Lecce, che ha respinto la richiesta di sospensiva della società SET, attendiamo, dopo gli adempimenti richiesti della ADSP – il tutto dovrebbe avvenire entro il mese di marzo – che venga fissato un incontro ufficiale con la società YLPORT, per entrare nel merito del piano industriale, che, ad oggi nessuno, oltre la ADSP, conosce. Anche se leggevo commenti di merito da parte di alcune forze sociali e privati cittadini, evidentemente avute direttamente dalla Turchia, ovviamente prima di esprimere un giudizio compiuto dobbiamo leggere le carte, anche se è giusto sottolineare che parliamo del 13° operatore internazionale. Spero che il 2019 sia l’anno della svolta per la nostra città, al porto sono in fase di definizione molte opere che una volta completate possano dare sviluppo e occupazione. Mi riferisco alla stazione marittima che darebbe la possibilità concreta di attracco di navi da crociera, conclusioni lavori agosto 2019; la vasca di colmata con annessi dragaggi, termine lavori autunno 2020; l’ampliamento del 4° sporgente, termine lavori agosto 2019, opera utile per i futuri traffici commerciali e per il funzionamento totale della piastra logistica e tante altre opere compreso il ripristino della calata 4 etc… tutto questo per ridare lavoro a chi oggi è in attesa: ex Tct, Delta1, Stf e interinali e, mi picerebbe aggiungere, ai tanti ragazzi in attesa di prima occupazione”.
Più entusiasmo esprime l’on.Ludovico Vico: “Sono stati quattro lunghi anni difficili, laboriosi e faticosi, soprattutto per l’Autorità Portuale di Taranto. Per rimettere in moto l’offerta del molo polisettoriale di Taranto nel circuito delle compagnie e dei terminalisti che operano nel mondo, infatti, è stato necessario realizzare 1200 metri di banchina, i nuovi fondali, il dragaggio, la “vasca di colmata”, ecc. Dopo la fuga di Tct-Evergreen & co. (settembre 2014) verso il Pireo (tre linee di navigazione) e verso Bari (una linea), sono stati i Governi Renzi-Gentiloni, attraverso il Mit (ministero infrastrutture e trasporti) e il Cis (contratto istituzionale di sviluppo) a scommettere sul porto di Taranto per il suo indispensabile ruolo nel Mediterraneo con corposi investimenti infrastrutturali. Ricordiamo: 75milioni di euro per la riqualificazione del molo polisettoriale – banchina; 83milioni di euro per i dragaggi; 219milioni di euro per la piastra logistica; 26milioni per i collegamenti ferroviari del Porto. Per l’accelerazione delle procedure burocratiche, inoltre, sono stati affidati al presidente del Porto i poteri commissariali, svolti egregiamente nella sua duplice funzione dell’avvocato Sergio Prete. Ed ancora, con il “decreto Sud”, il Porto di Taranto è divenuto capofila della Zona Economica Speciale dello Jonio (Zes interregionale Taranto-Basilicata). Infine, con la legge 18/2017 è stata emanata la misura straordinaria per la salvaguardia dei livelli occupazionali dei 530 lavoratori ex Tct, attraverso la costituzione dell’Agenzia portuale e lo stanziamento di 18milioni di euro. A tal proposito, non possiamo dimenticare che anche i lavoratori portuali jonici sono stati protagonisti di questa stagione, per garantire un futuro al Porto di Taranto, all’intera città e all’area jonica. I lavoratori con i loro sindacati sono stati, in questi ultimi tre anni, una straordinaria e quotidiana forza trainante nel sollecitare e sostenere la realizzazione delle infrastrutture al molo polisettoriale e per l’accelerazione di tutte le procedure (bandi e assegnazioni) con la finalità del “ritorno al lavoro per tutti”. Decine e decine di assemblee con i lavoratori ed incontri di aggiornamento con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Jonio sono state le attività vere, concrete e reali dei lavoratori e delle loro rappresentanze. Perciò si rende obbligatorio un grazie anche a loro. Occorrono, ora, tempi rapidi per l’insediamento dell’investitore Yilport, affinché nel breve periodo il Porto di Taranto riappaia nella mappa mondiale dei traffici commerciali intercontinentali”.

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