Blitz antiterrorismo a Trento: arrestata tarantina

 

Sette arresti nei confronti di una cellula di presunti anarco-insurrezionalisti. Per il gip erano pronti anche ad uccidere
pubblicato il 19 Febbraio 2019, 20:51
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Un blitz antiterrorismo di Polizia e Carabinieri è scattato quest’oggi in Trentino Alto Adige nei confronti di una cellula di presunti anarco-insurrezionalisti. Sono sette le misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Trento nei confronti di quelli che, secondo gli investigatori, sono i responsabili di una serie di attentati contro obiettivi istituzionali commessi tra il 2017 e il 2019. Tra questi anche l’ordigno del 13 ottobre 2018 davanti alla sede della Lega di Ala (Trento), dove sarebbe dovuto andare Matteo Salvini. 

Le indagini contro quella che viene ritenuta dagli investigatori «un’organizzazione terroristica di matrice anarchica», sono state condotte dal Ros dei Carabinieri, dalla Digos di Trento e dall’Antiterrorismo. Assieme agli arresti sono scattate una serie di perquisizioni sia nelle abitazioni degli indagati sia di una serie di soggetti ritenuti vicini alla cellula anarchica. I dettagli dell’operazione saranno resi noti in una conferenza stampa a Roma in programma alle 15 nella sede della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo.

In carcere sono finiti Luca Dolce, Roberto Bottamedi, Giulio Berdusco, Agnese Trentin, Andrea Parolari e Nicola Briganti mentre per Marie Antonia Sacha Beranek il gip di Trento Marco La Ganga ha disposto i domiciliari. Pesanti le accuse: associazione con finalità di terrorismo, possesso e fabbricazione di documenti falsi, fabbricazione, detenzione e porto d’armi ed esplosivi, atti di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi, incendio e danneggiamento di sistemi informatici o telematici. 

Erano pronti anche ad uccidere i membri della cellula anarco insurrezionalista sgominata nel blitz in Trentino. È quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Trento Marco La Ganga. Il 29 settembre del 2017 gli investigatori intercettano infatti una conversazione tra alcuni degli indagati con altre persone, in una casa di Bosco di Civezzano utilizzata come base. “Scusa ma non ho capito – dice uno dei presenti – ma qual è la prospettiva se no, cioè non ho capito…come pensi di fare la rivoluzione? senza ammazzare nessuno?“. Le indagini, dicono gli inquirenti, “hanno consentito di riscontrare come la cellula sovversiva disarticolata fosse caratterizzata da concreti propositi eversivi, testimoniati non solo dai molteplici attentati compiuti ma anche da una spiccata ‘intenzione insurrezionale“.

La cellula anarco-insurrezionalista trentina era strutturata su un doppio livello: “uno pubblico di facciata, che si presenta come espressione propagandistica per la diffusione della proprio violenta ideologia anche attraverso ‘azioni direttè, finalizzate all’immediata distruzione di beni materiali ed attuate” di giorno. E uno ‘occulto e segreto’ che era caratterizzato “da una acquisita capacità d’elusione dei controlli” da parte delle forze di polizia, da «azioni violente» e dalla «dotazione di documenti falsi», tutto «finalizzato a eseguire e minacciare azioni terroristiche». Così il gip di Trento Marco La Ganga descrive il gruppo di anarchici arrestati oggi nel blitz di polizia e carabinieri.

Una cellula, ha spiegato il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho in una conferenza stampa, «che si muove in una logica insurrezionale» con un unico obiettivo: «fare la rivoluzione con atti violenti». Secondo il procuratore di Trento Sandro Raimondi le indagini hanno accertato almeno 78 azioni violente in cui erano presenti membri della cellula, non tutte contestate in ordinanza. «Avevano una ‘struttura aziendalè vera e propria – ha spiegato – con basi operative nelle quali seguivano le più strette regole di sicurezza, anche evitando di parlare e comunicando con dei foglietti scritti, che poi venivano bruciati». La strategia era chiara. «Abbiamo documentando un crescendo di azioni – ha spiegato il capo dell’ufficio interno dell’Antiterrorismo Eugenio Spina – prima arrivano i documenti, poi le azioni violente di piazza e, infine, gli attentati veri e propri».

Nell’ordinanza se ne indicano diversi: ai laboratori della facoltà di Matematica dell’università di Trento, ai tralicci della ‘Spa Tower’ e ai ripetitori radiotv a Rovereto, alle auto della polizia locale a Trento, ad una filiale Unicredit di Rovereto, alla sede dell’agenzia di lavoro interinale ‘Randstad’ di Rovereto, alla sede della Lega di Ala. «La pericolosità dell’organizzazione – scrive ancora il Gip motivando la misura del carcere – il numero e l’entità delle azioni violente e terroristiche…il profondo e radicale convincimento ideologico, i collegamenti emersi con esponenti e organizzazioni eversive in Italia e all’estero (Grecia, Svizzera, Spagna, ndr)…la facilità con cui ricorrono all’impiego di sostanze esplosive…rendono concreto e grave il pericolo di reiterazione specifica» dei reati.

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