La mia India

 

A 70 anni dall'indipendenza, è uno dei paesi dai grandi numeri e dai tanti contrasti
pubblicato il 17 Febbraio 2019, 10:31
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Nella mia lunga esperienza di reporter televisivo, l’India è stata una delle nazioni più importanti per vari motivi; e ancora adesso che ho finito di viaggiare sto cercando di riflettere su quanto ho visto è imparato. Fin dagli anni ’70 ho avuto modo di percorrere almeno cinque volte la lunga strada dall’Italia all’India, utilizzando un pulmino attrezzato, passando dalla Jugoslavia, Bulgaria, Turchia, Iran, Pakistan; nel lungo percorso ho fatto deviazioni per conoscere altre nazioni e le popolazioni. Sono stati viaggi avventurosi e interessanti soprattutto l’incontro con le varie popolazioni.
Oggi l’India è molto cambiata, ma resta sempre molto interessante nella sua evoluzione. Vivono 1 miliardo e quattrocento milioni di persone, è considerata la più grande democrazia del mondo, perché votano quasi 1 miliardo di persone. Un paese di grandi numeri pieno di contrasti, dove vivono milioni di benestanti e milioni di poveri, divisi in caste sociali. Quest’anno sono 70 anni dall’indipendenza dall’Inghilterra, il progresso però è ancora lontano per circa metà del paese.
Parlerò quindi della mia India, le esperienze fatte nelle grandi città e nelle periferie, dove ho avuto modo di approfondire molti aspetti sociali soprattutto nella capitale Nuova Delhi, Calcutta, Bombay, Madras, Bangalore, fino all’isola di Ceylon. Ho disceso i fiumi Gange, Brahmaputra, attraversato deserti caldissimi, nel nord fino alle foreste. In una occasione ho fatto parte dei giornalisti al seguito di Papa Giovanni Paolo II; ricordo in particolare la città di Goa, sull’oceano indiano, dove fu costruita la prima chiesa cattolica dedicata a San Francesco Saverio. Negli anni ’70 era la spiaggia frequentata dai figli dei fiori; per un periodo mi sono fermato lungo una di esse di 300 km, tra buddhisti e induisti ho trascorso periodi interessanti, mangiando riso e adattandomi alla cucina locale basata, da verdure e frutta, e il pesce non mancava mai.
Oggi Goa è molto cambiata e so che non tornerò più, è diventata un posto di élite turistica, sono rimasti però i tramonti favolosi che mi ricordavano il lungomare di Taranto. Ricordo Calcutta col suo caos dove vivono milioni di poveri, e quelli che appartengono alla casta degli infimi, ricordo la Chiesa di suor Teresa, che ho conosciuto durante un reportage sulla fame e carestia in Etiopia nel 1987. Una città immensa sul golfo del Bengala alla foce del mitico fiume Gange, il fiume che ho incontrato a Benares la città sacra dove ho visto cremare migliaia di cadaveri, dove nelle sue acque purificano i peccati gli indiani provenienti da tutta l’India.
Tra le città che ho visitato vi è Porbandar nel distretto del Gujarat, nel nord occidente ai confini Pakistan, un viaggio in treno super pieno partendo da Bombay.

In questa città è nato il Mahatma Gandhi, l’uomo che predicando la ‘nonviolenza’ è riuscito a dare l’indipendenza a 1 miliardo di indiani: ora sulle rive dell’oceano Indiano si trova un grande monumento che lo ricorda. Il suo assassinio Il 30 gennaio 1948, presso la Birla House, a Nuova Delhi, mentre si recava nel giardino per la consueta preghiera ecumenica. Nella capitale si trova la sede del partito del congresso, uno dei più antichi e seguiti partiti politici di India, il capo del partito è una donna italiana, Sonia Maino, vedova d Raijv Gandhi, assassinato dai Tamil nel 1992: ero presente ai suoi funerali, ricordo che arrivai a Delhi per primo tra i giornalisti occidentali.

Sono stato molte volte in India e potrei raccontare molti aspetti, ma concludo questo racconto parlando di Deoband una città che si trova a 120 km dalla capitale, con 82000 abitanti, situata nel distretto di Saharanpur, nello stato federato dell’Uttar Pradesh. Una città poco conosciuta, ma importante per la religione islamica, dove si trova il più importante centro di studi islamici del mondo, una scuola di radicalismo che forma i mullah delle moschee di tutto il mondo; nella città poco rumorosa sembra di stare in un altro mondo silenzioso: tutti vestiti di bianco assorti nella preghiera sulle leggi della shari’a.

Ora rifletto sul destino del nostro siderurgico, guidato da una famiglia proveniente da questo mondo a noi quasi sconosciuto: sapranno le due culture differenti, convivere in pace e serenità? Nessuno lo sa, certo che i tarantini dovranno fare uno sforzo culturale per creare una sintonia con una mentalità molto diversa.

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