Passi avanti per la Scuola di specializzazione in Beni architettonici e paesaggistici

 

Il consigliere regionale Liviano: “Prossimo step la convenzione tra Politecnico e Università di Bari”
pubblicato il 15 Febbraio 2019, 18:30
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Il lavoro portato avanti dalla Cgil sui giovani studenti tarantini conferma quanto già andavamo dicendo da tempo: i nostri ragazzi, coloro che dovrebbero essere la futura classe dirigente di questa città, da questa città scappano. Del resto, i dati riportati dall’inchiesta condotta dalla Cgil e dal Nidil su 500 studenti di istituti superiori di secondo grado pongono un serio problema”. Pensieri e parole sono di Gianni Liviano, consigliere regionale tarantino che a questa problematica sta lavorando da tempo. 

Già nel 2014 uno studio dell’Ocse – ricorda Liviano – ha certificato che la fascia di età compresa tra i 18 e 25 anni era quella con un altissimo tasso di ragazzi che abbandonano Taranto per proseguire il proprio corso di studi in altre realtà universitarie. Dati che sono stati confermati, e aggiornati in peggio, dall’Istat che parla di flussi migratori dei giovani tarantini, in età compresa tra i 15 ed i 34 anni, quindi con un abbassamento dell’età minima e un innalzamento di quella massima rispetto allo studio Ocse, nel periodo 2013-2017 pari a oltre tre volte la media regionale”. 

Quale, allora, l’antidoto a questa emorragia di “cervelli”? Secondo il consigliere regionale tarantino l’antidoto si chiama potenziamento dell’offerta formativa. Uno strumento “che è uno dei cardini della legge regionale speciale per Taranto e che ha prodotto un lavoro che ha portato ad individuare una serie di priorità, come ad esempio la scuola superiore per i Beni architettonici e paesaggistici e tutto il discorso legato alla blue economy con annessa filiera della nautica (con contratti di programma in grado di creare domanda)”. 

Proprio in merito alla scuola di specializzazione in Beni architettonici e paesaggistici, presentata ufficialmente a Taranto il 23 gennaio, “mercoledì scorso – annuncia Liviano – si è tenuta a Bari, nella sede dell’assessorato al Diritto allo studio (presenti l’assessore Sebastiano Leo e l’arch. Marella Lamacchia, la dott.ssa Eva Degl’Innocenti, direttrice del MarTa, la dott.ssa Piccarreta, sovrintendente Br-Le-Ta, il professor Aldo Siciliano dell’istituto Magna Grecia, e rappresentanti del Politecnico, tra cui il prof. Giorgio Rocco del dipartimento di Scienze dell’Ingegneria e dell’Architettura, e dell’Università di Bari presente con il prof. Paolo Ponzio direttore del Dipartimento Studi umanistici e con il prof. Rocco Laviano del dipartimento Scienze della terra) il primo incontro propedeutico a far radicare definitivamente a Taranto questa scuola che il Politecnico si appresta a trasferire dall’anno accademico 2019/2020”. 

Dall’incontro è scaturito che Politecnico e Università di Bari, così come previsto dalla delibera di giunta regionale che prevede la successiva costituzione della “Scuola Superiore per i Beni Archeologici, Architettonici e Paesaggistici”, quale integrazione tra la suddetta “Scuola di Specializzazione per i Beni Architettonici e Paesaggistici” del Politecnico e la “Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici” dell’Università degli Studi di Bari, si incontreranno per mettere mano alla convenzione tra le due università da sottoporre, successivamente, a MarTa, Soprintendenza archeologica e Istituto per gli studi sulla Magna Grecia i cui organismi entreranno a far parte del Comitato scientifico. 

Si è convenuto, inoltre, – spiega Liviano – di rendere strutturale il progetto prevedendo un sistema college ovvero far sì che docenti e studenti abbiano la possibilità di restare in città, e non di dover far rientro nelle sedi di origine, e di poter usufruire di biblioteche (quale quella vastissima a disposizione dell’Istituto di studi sulla Magna Grecia) e laboratori. Per questo motivo è indispensabile proporre progetti fattibili e finanziabili. Il vero obiettivo – conclude il consigliere regionale tarantino – è superare il punto debole del potenziamento dell’offerta formativa che è la riprogrammazione che, in alcuni casi, è deficitaria o, quanto meno, difficile da portare a termine. Per cui diventa importante avere, della problematica, una condivisione tecnico-scientifica, politica e tecnico-finanziaria”.

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