Guai alle aringhe!

 

Applausi per la commedia presentata dalla compagnia “Lino Conte”
pubblicato il 15 Febbraio 2019, 10:11
3 mins

Ma poi, nella vasca del Delfinario, c’è o non c’è questo cavolo di delfino bianco, che (come raccontato nel dialogo tra i protagonisti) nasce ogni morte di papa e che, contrariamente a Sua Santità, non tiene nemmeno l’Angelus? Punteggiato da queste battute all’insegna del surreale si è sviluppata sabato sera al Tarentum la trama del lavoro teatrale andato in scena sabato scorso per la rassegna “Poltronissima”: “Come tre aringhe”, di Marco Falaguasta e Mauro Graiani e interpretato dagli attori della compagnia “Lino Conte”.
È il racconto di una notte trascorsa al Delfinario da tre guardie notturne dai comportamenti un po’ bizzarri: il pittoresco napoletano Nico (Ciro Fornari), il duro caposervizio Mariano (Antonello Conte, al debutto come regista) e il candido Giorgio (Corrado Blasi), chiaramente a disagio in questo lavoro e che spera di passare presto fra gli amministrativi. Quest’ultimo, molto ligio ai regolamenti, si trova al centri degli scherzi orditi dai due, allo scopo di far trascorrere velocemente le ore di servizio, dove si sopperisce fra l’altro all’assenza di altri dipendenti, impegnati nel doppio lavoro. Ne organizza uno pure Giorgio, ma mal gliene incoglie in quanto si ritrova bloccato nella cella frigorifera. Tra risate e improvvise malinconie, escono fuori i vissuti dei tre personaggi, come il cattivo rapporto padre-figlia di Ciro, il matrimonio più o meno felice con di Giorgio con l’infermiera Claudia e le delusioni lavorative di Mariano (che non disegna espressioni dialettali tarantine), cacciato dalla polizia per un brutto tiro da parte di un collega disonesto. Tutto si sopporta, concordano i tre: l’importante è non comportarsi come le aringhe del titolo che, nuotando nel fondo del mare, vengono fatte risalire in superficie dai delfini, che con un colpo di pinna smuovono la sabbia dei fondali, allo scopo di cibarsene. Meglio, dunque, rassegnarsi a nuotare nel mezzo del polverone e ingurgitare un po’ di sporcizia (il termine, in verità, è un altro) che venire a galla e poi finire diritti nella pancia del predatore.
E a proposito, e il delfino albino? L’ingenuo Giorgio, sollecitato beffardamente dai colleghi, si era pure tuffato nella vasca per constatarne le condizioni di salute, senza però vederlo. C’era invece lo squalo che, dato per mezzo cecato per una malattia, ci vedeva benissimo, tanto da squarciare con un’azzannata i pantaloni dell’intruso.
Prossimo appuntamento per “Poltronissima” è quello di sabato 23 febbraio con la compagnia “San Giuseppe” che metterà in scena “Ce ruète minze a’ chiazze” di Antonio Solito, che ne cura anche la regia.

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