Lettere, firme… braci di città

 

Taranto maltrattata, reietta dello Stato. Ma che deve reagire
pubblicato il 10 Febbraio 2019, 21:45
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E’ come se qualcosa abbia risvegliato il cuore ribelle di una città, o almeno parte di essa: la sensazione c’è, esiste. Sarà l’elenco delle morti che s’allunga veloce, sacrifici umani consumati sull’altare del profitto. Sarà la stanchezza di sopportare. Una nuova energia per metter da parte la rassegnazione. O forse questa lunga e interminabile ‘guerra’ contro una peste distruttiva chiamata inquinamento. Sarà.
Si raccolgono firme, si scrivono lettere, si propongono esposti, si confida nelle aule della Giustizia, ci si organizza per urlare il dolore che pervade le ormai tantissime famiglie ferite: insomma, braci di una città che tenta disperatamente di risollevarsi e non arrendersi.
Spesso il dividersi ha spianato la strada agli squali, di qualunque stazza. Le ribellioni in ordine sparso sono state invece linfa per chi ha sempre deciso delle nostre sorti: purtroppo, i guasti provocati dal protagonismo anche inconsapevole sono sotto gli occhi di tutti. Quante volte si è sottolineato? Quante volte queste divisioni hanno lacerato movimenti civici che sembravano invece ingigantirsi nei ranghi e quindi potenzialmente diventare vera anima ribelle della città?
Storia passata, ma anche non troppo lontana. Oggi quel tepore delle braci che resistono sembra poter alimentarsi e tornare fuoco, quasi che la speranza di una città più unita si trasformi in realtà. Associazioni e comitati sembrano volersi parlare, quasi come se le ultime iniziative della Magistratura – a Taranto come in Europa – abbiano risvegliato l’esigenza di formare corpo unico e provare ancora una volta ad abbattere i muri voluti da governi e squali.
Sarà così per davvero? C’è un concetto però che non va trascurato: Taranto non può concentrarsi su un solo ‘nemico’. No, perchè se qualcuno ancora non l’ha capito, questa città da alcuni anni coltiva fermenti culturali di assoluto spessore, fatti di storia millenaria e ricchezze infinite ancora tutte da scoprire. Perchè se oggi Taranto non è più soltanto ‘la città dei veleni’, evidentemente c’è chi sta puntando da tempo sulla sua straordinarietà. E prova a raccontarla.
Taranto è ricca, Taranto è amata. Ma Taranto è ancora prigioniera. Di mostri industriali e di divisioni storiche e di promesse vane. E di leggi ad aziendam. Lo strazio delle famiglie costrette a piangere i propri cari e sacramentare contro le scellerattezze degli uomini, non può restare ancora inascoltato. Taranto è amata e va amata, Taranto è ricca e va esaltata. Amarla significa condividere passioni e battaglie. Esaltarla significa estrarla dal cellophane e mostrarla al mondo. Difenderla sempre e comunque pur conoscendo la forza distruttiva di chi la vuole suddita sempre e comunque. Soltanto abbattendo i muri innalzati da altri, il sacrificio dei tanti avrà valore assoluto. Soltanto scrivendo una nuova storia, questa nostra bella e dannata Taranto potrà dar pace a se stessa e ai tanti che non ci sono più.

Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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