La notte dei clochard: una scelta di vita

 

pubblicato il 28 Gennaio 2019, 19:30
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Dall’inizio dell’anno fino ad oggi, con nottate caratterizzate da un freddo insolitamente rigido, continuano i sopralluoghi dei volontari dell’Abfo, in una sorta di ronda della solidarietà, nelle zone cittadine dove i “clochard” sono soliti trascorrere la notte all’addiaccio, cercando di convincerli a recarsi ai centri di accoglienza.
In genere l’itinerario notturno riguarda quei siti non compresi nel giro di altri gruppi di volontariato, come per esempio la stazione ferroviaria, dove in ogni caso il riparo per i barboni è assicurato.
Facendo un primo consuntivo di questo monitoraggio della povertà, Andrea Occhinegro, responsabile dell’associazione che da molti anni si distingue per l’aiuto ai più bisognosi, parla di un consolidato atteggiamento di rifiuto verso la proposta dei volontari per trascorrere la notte al caldo al loro centro alla Salinella (riaperto per l’emergenza freddo) oppure in quello della Caritas in città vecchia, accettando tutt’al più l’offerta di bevande calde e di un’ulteriore coperta. In genere il loro dormire all’aperto è conseguenza non tanto di una situazione di bisogno ma soprattutto di una scelta di vita, di una volontà di lasciarsi andare da cui non intendono essere aiutati. “Lo abbiamo riscontato in casi concreti, come in quell’uomo che da qualche tempo trascorre le ore notturne sotto i portici della Beni Stabili – spiega Andrea – Si tratta di un italiano che ci è apparso di un livello culturale discreto, almeno a giudicare dall’italiano corretto in cui si esprime. Più volte abbiamo cercato di convincerlo a recarsi da noi o al”San Cataldo vescovo”, ma il rifiuto è stato categorico. ‘Faccio parte degli invisibili, permettetemi di restare invisibile’, ci ha risposto l’ultima volta. Di fronte a queste parole, non abbiamo più insistito, limitandoci ogni volta a portargli delle bevande calde, che accetta volentieri, ringraziandoci. Lo stesso atteggiamento abbiamo riscontrato in una donna, sempre alla Beni Stabili, che ci ha intimato di lasciarla in pace perché non accetterebbe mai di vivere al chiuso di un centro di accoglienza, accettando le regole di vita imposte”.
In questi giri dell’Abfo, solo un extracomunitario incontrato: “L’uomo dorme solitamente su una panchina di via Lago di Varano e anche lui non intende essere aiutato. Ma, più che una volontà di vivere da uomo libero, abbiamo riscontrato in lui dei problemi psichici. Così abbiamo lasciato perdere, salvo nel portargli generi di conforto“, racconta il volontario.
Andrea Occhinegro, a tal proposito, spiega che la struttura dell’Abfo, su invito del Comune, è stata riaperta “h 24” per i senza fissa dimora, ma finora (dice il responsabile) sembra che non ce ne sia bisogno: “Attualmente diamo ospitalità ad alcune persone nell’ambito di un progetto comunale, nonostante questo sia scaduto da tempo. Ma continuiamo lo stesso in quest’opera di solidarietà, non intendendo assolutamente mettere fuori qualcuno con questo freddo”.

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