Venezuela, il petrolio fa gola

 

Il vero problema sono i grandi giacimenti che allettano le grandi potenze
pubblicato il 27 Gennaio 2019, 20:37
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L’Europa cerca uno posizione compatta sul presidente Maduro, ma è divisa per ordine sparso, ognuno dice la sua, mentre la crisi si risolverà anche su tavoli dell’industria petrolifera. Come accade nel mondo negli ultimi decenni, i conflitti hanno come origine risorse energetiche o geopolitiche; quindi anche i recenti eventi in Venezuela.
Questa crisi vede particolarmente coinvolta l’Italia per la presenza di tanti immigrati italiani. Ma lo scenario è anche un altro. Nel Venezuela c’è il nuovo Golfo Persico del futuro, questa è la vera causa della crisi: la posta in gioco è il petrolio e gli affari tra le potenze emergenti mondiali. Infatti la Russia la Cina hanno già preso posizioni opposte agli Stati Uniti, l’Europa e alcune nazioni sudamericane. Il tutto ha origine dal prezzo del petrolio, e il prezzo della benzina, negli Stati Uniti al distributore è quattro volte minore che da noi. Per questo gli Stati Uniti per essere competitivi sui mercati internazionali devono cercare dei nuovi giacimenti e alleanze piu o meno pacifiche, come recentemente hanno fatto in Medio Oriente in Iraq. Il “colpo di Stato” fallito, forse aveva come proposito quello di precedere la Cina nel controllo politico del Venezuela e quindi petrolio; circola voce, peraltro, che il tentativo di colpo di stato sia costato 20 milioni di dollari. Intanto le parti hanno aperto al dialogo, ma la Banca d’Inghilterra ha congelato beni e oro del Venezuela. Mercoledi è prevista una nuova manifestazione.
Voglio spiegarvi le caratteristiche del Golfo di Maracaibo del delta del fiume Orinoco, scenario futuro del più grande giacimento di petrolio al mondo. Regioni in cui ho avuto modo di lavorare come reporter televisivo in diverse occasioni dagli anni ’70. Coincidenza vuole che questo “colpo di Stato” è stato tentato il 23 gennaio, la stessa data del precedente, nel 1958. Il Venezuela è una repubblica presidenziale, il presidente Maduro è stato eletto con regolari elezioni nel 2017, il territorio è vasto circa tre volte l’Italia, nella zona caraibica possiede il gruppo di isole Los Roques, dove i russi hanno in programma di aprire una base aerea; non lontano si trova l’Isola Margarita. Nella parte amazzonica vivono ancora delle tribù nella foresta. Il Venezuela fu scoperto da Cristoforo Colombo nel 1498, l’anno dopo fu esplorato da Amerigo Vespucci.. La capitale Caracas è abitata da circa 3 milioni di persone, molte delle quali sono di origine italiana; in tutto il paese si contano 32 milioni di abitanti. Attualmente il paese è diviso in due e c’è il rischio di una guerra civile, causata dalle sanzioni internazionali le quali hanno provocato mancanza di generi alimentari e medicine. Il “colpo di Stato” è stato tentato da Juan Gauido, il presidente dell’Assemblea Nazionale e capo dell’opposizione, l’esercito militare è rimasto a fianco del presidente eletto Maduro.
È la più grande riserva di petrolio al mondo ed è tuttora sfruttata solo in minima parte: la fascia dell’Orinoco, un’area di 54mila chilometri quadrati lungo il corso del fiume omonimo in Venezuela, potrebbe contenerne fino a 1300 miliardi di barili secondo le stime più ottimiste, una quantità quasi pari a quella di tutte le risorse di petrolio convenzionale del globo. Il greggio dell’Orinoco è molto pesante, con una densità che lo colloca tra 4 e 16 gradi nella scala Api. La società petrolifera del Venezuela di Stato Pdvsa, potrebbe essere parzialmente privatizzata e molte delle oil company che hanno abbandonato il Paese (le statunitensi, soprattutto) verrebbero invitate a tornare, se Juan Guaido, il leader dell’opposizione, riuscisse a dare la spallata finale al governo di Nicolas Maduro.
Il programma post-Maduro prevedeva anche l’istituzione di una nuova Agenzia nazionale degli Idrocarburi per gestire le gare per l’assegnazione delle licenze esplorative e produttive di gas naturale e greggio. Nel 2018, grazie anche all’aiuto di banche cinesi, Pdvsa è riuscita a intaccare l’indebitamento del 5%, a 34,6 miliardi di dollari, ma la sua situazione non è migliorata. La gran parte dei bond emessi restano in default e gli interessi, arrivati ormai a 8 miliardi di dollari, non vengono pagati dal 2017. L’ENI al momento sta portando avanti le normali attività e non si segnalerebbero impatti sulla produzione, che ammonta a circa 46 mila barili al giorno. Nel 2017, però, la produzione in quota Eni nel Paese ammontava a circa 61 mila barili al giorno dai giacimenti di Perla (Eni 50%), Junin 5 (Eni 40%), e Corocoro (Eni 26%), ma poi si era scesi a circa 30mila.
Maduro vuole dimostrare di avere ancora una presa solida su Pdvsa, tanto da averne assunto la direzione e annunciato proprio in questi giorni il nuovo piano di sviluppo al 2025, con l’obiettivo di produrre 5 milioni di barili al giorno. Cuba, Nicaragua e Bolivia hanno contratti facilitati. Pdvsa è riuscita a concludere un accordo per una nuova jv, Petroregional del Lago, col gruppo francese Maurel & Prom per aumentare di 70mila barili al giorno la produzione del Maracaibo Lake. Maurel & Prom investirà nel progetto circa 400 milioni di dollari. L’extra pesado venezuelano è difficile da trasportare attraverso un oleodotto, per la commercializzazione bisogna diluirlo con greggi più leggeri o prodotti raffinati (di solito nafta) o comunque sottoporlo a lavorazioni in impianti di trattamento che lo trasformino in petrolio sintetico: processi che aggiungono ulteriori costi a quelli legati all’estrazione. Le sue riserve petrolifere ufficiali – aggiornate nel 2010 – sono già salite a 298,3 miliardi di barili, collocando Caracas al primo posto nella classifica mondiale secondo l’annuario Bp, una delle fonti statistiche più accreditate nel settore: questo dato ha consentito di superare l’Arabia Saudita, che ha 265,9 miliardi di barili di riserve, e il Canada, che grazie alle sabbie bituminose ne ha 174,3 miliardi. Gli Stati Uniti, nonostante tutto il clamore sullo shale oil, sono solo decimi in classifica, con 44,2 miliardi di barili, superati anche da Iran, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Russia e Libia.
Il Venezuela oggi è in grado di produrre 3 milioni di barili al giorno, Caracas ha ipotecato la produzione futura, ottenendo dalla Cina prestiti per circa 40 miliardi di dollari, che adesso sta ripagando in natura, con l’invio di quantità crescenti di petrolio a prezzi bloccati e facendosi carico dei costi di trasporto. Nonostante la distanza, le importazioni cinesi di greggio dal Venezuela sono decuplicate dal 2008 a oggi, superando i 600.000 barili al giorno. L’altra zona di produzione petrolifera si trova presso Il grande lago di Maracaibo è una vastissima laguna di oltre 15000 chilometri è messo in comunicazione con il golfo del Venezuela, nel mare dei Caraibi, tramite uno ampio stretto (8 km) che la separa dai puertos de Altagracia, lungo circa 55 km, Maracaibo contiene anche altri grandi giacimenti di petrolio, tra questi uno dei più grandi del mondo, il Bolivar Coastal Field, in produzione sin dagli anni trenta che rendono il lago uno dei grandi centri economici del Venezuela. La realizzazione di un grande canale di dragaggio nell’alveo marino dell’imboccatura del lago verso il mare dei Caraibi, permette oggi l’accesso al lago alle grosse navi, che altrimenti avrebbero enormi problemi a superare i bassifondi che limitano la profondità a 1-4 metri. Il Ponte General Rafael Urdaneta, lungo più di 8.7 chilometri e completato nel 1962, comunica la sponda orientale con quella occidentale, poco a sud della città di Maracaibo, ed è il terzo ponte a campate multipla più lungo del mondo.

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