Il tutore legale

 

pubblicato il 21 Gennaio 2019, 13:05
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Non tutti sono nelle condizioni di provvedere ai propri interessi. E questo può essere determinato da particolari situazioni in cui ci si viene a trovare. La tutela è quello uno strumento che, previsto dalla legge, serve proprio per proteggere le persone incapaci affinchè altri -il tutore appunto- provvedano agli interessi, sia personali che patrimoniali, di chi non è nelle condizioni di farlo. Ad essere interdetti possono essere il maggiore di età ed il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende totalmente incapaci di provvedere ai propri interessi e tale misura sia necessaria per assicurare loro adeguata protezione, anche tenuto conto della complessità della gestione patrimoniale. È il giudice tutelare a nominare il tutore che, preferibilmente, viene scelto tra i familiari più stretti dell’interdetto (coniuge non separato, una persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, e comunque un parente entro il quarto grado). Nel caso in cui non è possibile scegliere un tutore tra costoro, il giudice tutelare può dare l’incarico ad una persona estranea . In ogni caso deve trattarsi di persona maggiorenne di ineccepibile condotta. Il tutore, una volta nominato, non può sottrarsi alla nomina, a meno che abbia più di 65 anni, tre figli minorenni, sia gravemente ammalato, eserciti già altra tutela. Oltra al tutore, il giudice tutelare può nominare un protutore con funzione di rappresentare l’interdetto in caso di conflitto di interessi di quest’ultimo con il tutore. Il protutore può inoltre sostituire il tutore per gli atti urgenti qualora questi venga a mancare o abbia abbandonato la funzione. In questo caso spetterà al protutore promuovere la nomina del tutore.
Per diventare tutore si viene nominati dal tribunale (o dal giudice istruttore o da quello tutelare). Con la nomina viene attribuita la cura della persona, la rappresentanza dell’incapace nonché il potere di amministrarne i beni.
Per il soggetto minorenne, è fondamentale rammentare che la nomina di un tutore è obbligatoria nel caso in cui entrambi i genitori siano morti o quando, per altre cause, non possono esercitare la potestà genitoriale. È competente territorialmente il tribunale nel cui circondario vi è la sede principale degli affari e degli interessi del minore (e, quindi, sostanzialmente, dove è la sua residenza o dimora abituale).

La tutela a favore dell’interdetto si apre con la nomina del tutore provvisorio o a seguito della pubblicazione (cioè deposito in cancelleria) della sentenza di interdizione.
La richiesta di interdizione si presenta con ricorso al tribunale del luogo in cui la persona da interdire ha la residenza o il domicilio effettivi. Se si tratta di una persona stabilmente ricoverata, la domanda dovrà essere presentata nel tribunale del luogo dove realmente vive.
Le persone che hanno titolo a presentare il ricorso sono, senza un ordine di preferenza: il coniuge, i parenti entro il quarto grado, gli affini entro il secondo grado, il tutore o il curatore e il Pubblico Ministero, dietro segnalazione di terzi.
Il Presidente del tribunale dà comunicazione del ricorso al Pubblico Ministero, che può chiedere il decreto di rigetto della domanda. Se ciò non si verifica, il Presidente nomina il giudice istruttore e fissa l’udienza di comparizione del ricorrente (colui che ha presentato il ricorso), dell’interdicendo e di tutti coloro che sono indicati nel ricorso.
È necessaria l’iscrizione a ruolo con obbligatoria presenza del legale. All’istanza occorre allegare estratto dell’atto di nascita, certificato di residenza e la documentazione medica disponibile. Il tutore assume le funzioni dopo aver prestato, davanti al giudice tutelare, il giuramento di esercitare l’ufficio con fedeltà e diligenza.
Il Tutore deve:
aver cura della persona del minore o interdetto;
rappresentare il minore o interdetto in tutti gli atti civili;
amministrare i beni del minore o interdetto;
procedere alla formazione dell’inventario dei beni del minore o interdetto;
tenere regolare contabilità e annualmente rendere conto al Giudice tutelare.

Per il compimento di alcuni atti è necessario che il tutore sia autorizzato dal giudice tutelare. Tali atti riguardano:
gli investimenti di capitali;
l’acquisto di beni ad eccezione di quelli necessari per l’uso del minore, l’economia domestica e l’amministrazione del patrimonio;
la riscossione di capitali;
la cancellazione di ipoteche o lo svincolo da impegni;
l’assunzione di obbligazioni (salvo che le stesse riguardino spese necessarie per il mantenimento del minore e per l’ordinaria amministrazione del patrimonio);
l’accettazione o la rinunzia di eredità;
le donazioni o i legati sottoposti a pesi o a condizioni;
la stipula di contratti di locazione ultranovennali;
l’instaurazione di giudizi (ad eccezione di azioni cautelari).
Per quanto riguarda, in particolare, i capitali del tutelato, il tutore deve investire il denaro, di regola, in titoli di Stato o garantiti dallo Stato, in depositi fruttiferi postali o bancari, in mutui ipotecari o obbligazioni emesse da istituti autorizzati ad esercitare il credito fondiario, oppure nell’acquisto di beni immobili posti nello Stato. Tuttavia, il giudice, sentito il tutore e il protutore, può autorizzare il deposito presso altri istituti di credito ovvero, per motivi particolari, un investimento diverso da quelli sopra indicati.
Per altri atti è necessaria l’autorizzazione del tribunale, previo parere del giudice tutelare:
alienazione di beni (ad eccezione di frutti e mobili soggetti a facile deterioramento);
costituzione di pegni o di ipoteche;
stipula di divisioni, compromessi o transazioni.
Gli atti compiuti dal tutore senza le necessarie autorizzazioni possono essere annullati su istanza del tutore stesso, del minore (una volta raggiunta la maggiore età), e dei suoi aventi causa.
Qualora nel patrimonio dell’incapace vi siano titoli al portatore il tutore dovrà farli convertire in nominativi.
Il tutore deve amministrare il patrimonio dell’interdetto con la diligenza del buon padre di famiglia e risponde dei danni eventualmente arrecati.
Prima che il tutore assuma le funzioni, il Giudice tutelare può dare, sia d’ufficio che su richiesta del pubblico ministero, di un parente o di un affine, i provvedimenti urgenti necessari per la conservazione del patrimonio.
Nei dieci giorni successivi a quello in cui ha avuto legalmente notizia della sua nomina, il tutore deve procedere all’inventario dei beni da completarsi entro trenta giorni, salvo proroga concessa dal giudice tutelare.
Il tutore deve tenere regolare contabilità della sua amministrazione e presentare annualmente al giudice tutelare il rendiconto della gestione.
Alla cessazione dell’incarico il tutore deve riconsegnare i beni dell’incapace e rendere il conto della tutela al giudice tutelare.
Il rendiconto è soggetto alla approvazione del giudice tutelare.
Nel caso in cui l’incarico sia diventato eccessivamente pesante, il tutore può chiedere ed ottenere dal giudice tutelare di essere esonerato dall’incarico. In questo caso un’altra persona lo sostituirà, sempre nominata dal tribunale. Comunque, l’esercizio delle funzioni deve protrarsi fino a che il nuovo tutore non abbia assunto l’incarico con la prestazione del giuramento.
Infine, il giudice tutelare può rimuovere dall’ufficio il tutore che si sia reso colpevole di negligenza, abbia abusato dei suoi poteri, si sia dimostrato inadeguato ai compiti affidatigli, sia divenuto immeritevole dell’ufficio per atti anche estranei alla tutela ovvero sia divenuto insolvente.
Il giudice non può rimuovere il tutore se non dopo averlo sentito, ma può sospenderlo immediatamente dall’esercizio della tutela in caso di urgenza.

avv. Massimiliano Madio
www.studiolegalemadio.it
[email protected]

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