Bove e i cambiamenti climatici

 

pubblicato il 11 Gennaio 2019, 18:09
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I cambiamenti climatici in corso stanno cambiando molti ecosistemi; tra le regioni più sensibili c’è quella delle zone artiche. Lo scioglimento dei ghiacci ha aperto nuovi scenari geopolitici, liberato immensi territori, in particolare dell’Alaska e Siberia. La navigazione marittima e fluviale è possibile nei mesi estivi da 5 a 8 mesi attraverso lo stretto di Bering che collega l’Oceano Atlantico del Nord con l’Oceano Pacifico. La rotta del Passaggio a Nord Ovest aperta da Amundsen nel 1906 fa concorrenza al Passaggio a Nord Est lungo le coste siberiane; si calcola che per le navi che partono dal nord Europa dirette nei mercati asiatici la rotta a Nord Est fa risparmiare una media di una decina di giorni rispetto al passaggio da Suez, una rivoluzione per i trasporti marittimi lungo le latitudini nord.

Ma cosa c’entra l’esploratore piemontese Giacomo Bove con tutto questo lo spieghiamo raccontando il suo viaggio realizzato nelle regioni polari con la spedizione internazionale nel 1878-79. La spedizione che aprì per la prima volta il passaggio a Nord Est era guidata dall’esploratore scandinavo Nordenkiold, sulla nave Vega era imbarcato, in rappresentanza della Regia Marina Italiana, l’Ufficiale esploratore Giacomo Bove. Attraverso dati raccolti nel museo di Maranzana, oggi sede del Municipio, ex casa natale dell’esploratore piemontese, documenti originali raccolti nella vicina biblioteca di Acqui Terme, città dove egli studiò, si trova oggi un suo monumento.

Altri dati li abbiamo raccolti a Stoccolma in Alaska e Siberia. Il compito principale dell’Ufficiale di rotta piemontese era quello di guidare la nave lungo le sconosciute coste siberiane per aprire per la prima volta il passaggio a Nord Est lungo lo stretto di Bering. Durante il viaggio, durato 13 mesi, Bove documentò tutto con disegni, mappe e dati meteo le zone sconosciute del Mare di Barents, il Mar di Kara, il Mare di Laptev, il Mare di Chukci e lo stretto di Bering. A causa del ghiaccio la Vega dovette sostare 10 mesi presso la foce del fiume Lena nella terra dei Chukci dove esplorò terre sconosciute raccogliendo dati su usi e costumi dei Chucki, nomadi che ancora oggi allevano renne. Di quelle esplorazioni restano anche alcune fotografie del popolo che 12000 anni fa attraversò lo stretto di Bering per popolare il continente americano. Nel settembre 1879 la nave Vega libera dai ghiacci passò lo Stretto di Bering entrando nell’Oceano Pacifico. Per la prima volta una nave percorreva la nuova rotta tra Atlantico e Pacifico. Il passaggio a Nord Ovest venne aperto per la prima volta alcuni anni dopo dall’esploratore norvegese Roald Amundsen, navigando lungo le coste canadesi e americane. Nella piazza dell’accademia delle scienze di Stoccolma un obelisco ricorda i partecipanti alla spedizione, è inciso anche quello dell’esploratore piemontese. In seguito egli si occupò di Antartide, di Cile, Argentina e Congo. Morì a soli 35 anni.

Vi propongo l mio reportage di quelle zone e del viaggio.

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