Ilva, ‘Ambiente Svenduto’: denunce, polemiche e litigi nelle udienze delle parti civili

 

pubblicato il 08 Gennaio 2019, 19:03
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L’ecosistema della città di Taranto è stato alterato in modo probabilmente irreversibile e, per poter tornare alla normalità, servirebbe modificare un miliardo di metri cubi di territorio attraverso una seria bonifica“. E’ quanto hanno affermato i professori Matteo Vitali e Agostino Messineo, consulenti del Codacons, nell’udienza di oggi del processo ‘Ambiente Svenduto‘ per il presunto disastro ambientale causato dallo stabilimento siderurgico di Taranto, che si sta svolgendo in Corte d’Assise.

Nessuna città d’Europa – hanno aggiunto – ha il problema di Taranto dove i bambini non possono andare a scuola nelle giornate di vento e dove la diossina presente nelle polveri sottili, impossibile da eliminare, può modificare il feto nel ventre materno provocando modificazioni irreversibili al Dna“. Nel corso dell’udienza c’è stata “la toccante testimonianza – osserva in una nota l’associazione dei consumatori, parte civile nel processo – di un dipendente del cimitero ubicato in prossimità del sito Ilva, costretto a lavorare con la mascherina e a rimuovere dalle lapidi la polvere nera prodotta dall’acciaieria e che periodicamente si accumulava sulle tombe dei defunti. Teste che ha raccontato come l’Ilva abbia contribuito alla pulizia del cimitero ma forse anche – commenta il Codacons – ad incrementare il numero dei loculi occupati dai tarantini deceduti a causa dell’inquinamento“. Si è registrato, infine, un duro scontro verbale tra un legale della famiglia Riva e il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, che si è tolto la toga e ha abbandonato l’aula. 

Tra ieri e questa mattina, secondo i numeri forniti dallo Slai cobas, sono stati oltre 50 tra operai ilva, lavoratori e operatori fioristi e marmisti del cimitero, lavoratori del quartiere tamburi e zona industriale, familiari di vittime sul lavoro e di tumori, cittadini dei quartieri inquinati, a presenziare all’udienza processo ‘Ambiente Svenduto’ nelle vesti di parti civili – oltre 100 coordinati dallo Slai cobas e assistiti dagli avvocati del foro di Torino Bonetto, Vitale, Pellegrin e del foro di Taranto Silvestre e Lamanna. Sono stati indicati 18 testimonianze, tra cui quelle del prof. Marescotti, del dott. Cassetta e della dott.ssa Parisi operanti come medici nelle realtà dei lavoratori e quartieri popolari, l’ex operaio ILVA e delegato sindacale Francesco Maresca, il presidente del Comitato 12 giugno Cosimo Semeraro, il rappresentante nazionale di Medicina Democratica Frangione,il signor Rebuzzi padre del piccolo Alessandro, la coordinatrice nazionale delle parti civili e dello slai cobas per il sindacato di classe Margherita Calderazzi a ed altri.

Lungaggini e ostruzionismi della difesa degli imputati, protagonismi come quelli di Di Rienzo Codacons, calato da Roma, hanno raggiunto il clamoroso risultato che a tutt’oggi nessuno dei testimoni di queste parti civili sia stato sentito, provocando gravi disagi agli avvocati Bonetto e Pellegrin del foro di Torino che in tutta la giornata hanno inutilmente richiesto considerazione, non ottenendola – denunciano dallo Slai cobas -. Siamo quindi stati costretti ad alzare la voce non certo per disturbare il processo, ma per difenderlo e valorizzarlo e perchè in esso si sentisse finalmente forte e chiara la voce dei lavoratori, delle vere vittime del disastro ambientale e delle morti sul lavoro e da lavoro“. “Si è arrivati ad espellere dall’aula Ernesto Palatrasio che ha dato voce alla protesta – fortunatamente questo episodio è stato chiarito e il rappresentante dello slai cobas per il sindacato di classe e della rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e del territorio è potuto rientrare e solo allore la presidente ha fatto un nuovo calendario che possa permettere a queste parti civili di essere ascoltate. Avvocati e parti civili hanno fino all’ultimo richiesto di essere sentiti come da programma stilato dallo stesso giudice” prosegue la nota.

Ad una parte di queste testimonianze “si è dovuti rinunciare, perchè per lavoratori e operatori non c’era la possibilità di assentarsi dal lavoro e occupazione per due giorni. Denunceremo ai lavoratori e cittadini questa situazione a livello locale e nazionale e a metà marzo un convegno nazionale si terrà a Taranto. Per tornare a far sentire l’importanza nazionale e internazionale di questo processo, ma anche le carenze di ogni tipo che lo stanno portando nel porto delle nebbie e nella prescrizione“.

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