Trivelle, la rabbia di associazioni e cittadini

 

pubblicato il 07 Gennaio 2019, 17:47
11 mins

I comitati di cittadini contro le trivelle hanno respinto l’invito del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa (M5S), a un confronto sul tema, dopo l’ok del Ministero dello Sviluppo economico a tre permessi di ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio. “Abbiamo molto apprezzato il Suo invito per discutere della questione delle ‘trivelle’ in Italia e, nonostante i pochi giorni a disposizione, eravamo pronti al confronto su problemi che seguiamo ogni giorno da diversi anni“, hanno scritto in una lettera aperta al ministro Costa il Coordinamento nazionale No Triv, Ambiente e Salute nel Piceno, Stazione Ornitologica Abruzzese onlus, Trivelle Zero Molise, Trivelle Zero Marche, Mediterraneo No Triv, Coordinamento No Triv Taranto, Italia Nostra Salerno, Nuovo Senso Civico Onlus, Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l’Autotutela. Ma dopo la diffusione della notizia dei tre permessi di esplorazione, le associazioni “hanno concordato di non partecipare, per ora, a questo confronto, anche per dare la possibilità di una verifica preliminare anche con il MISE e con le relative strutture tecniche dei due ministeri, su una serie di questioni non secondarie. Un chiarimento – come quello, ad esempio, sulle revisioni delle VIA già rilasciate, sull’ineluttabilità, a nostro avviso infondata, della conclusione di alcuni procedimenti e anche sui provvedimenti annunciati in queste ore (diniego di istanze; emendamento nel DL semplificazioni) – che sgombrerebbe intanto il campo da equivoci che non aiuterebbero un confronto in questo momento“. 

“Di Maio ha giurato da ministro il primo giugno. Fino ad oggi non ha prodotto nessun atto regolatorio che desse un impulso più rigoroso alle ricerche petrolifere nel nostro paese”. Lo ha detto l’esponente dei Verdi Angelo Bonelli nel corso di una conferenza stampa davanti a Montecitorio sulla questione delle trivelle nel mar Ionio. Per Bonelli, Di Maio «poteva introdurre il divieto di un metodo di ricerca devastante come l’air gun. Poteva abrogare l’articolo 38 della legge Sblocca Italia (che unifica l’autorizzazione di ricerca con la concessione ad estrarre idrocarburi, n.d.r.). Poteva introdurre per decreto la moratoria su alcune zone importanti dal punto di vista ambientale e sismico. Non l’ha fatto». «Oggi i ministri Costa e Di Maio si svegliano dopo che i Verdi denunciano – ha concluso Bonelli -. È una presa di posizione tardiva e preoccupante. Ne deduciamo che c’è stata una volontà politica di arrivare alla situazione attuale. La conseguenza è che oggi abbiamo tre permessi di ricerca su 2.200 km quadrati davanti alle spiagge più belle d’Italia e d’Europa, quelle del Salento».  Al sottosegretario al Mise Davide Crippa (M5S), che ieri ha detto di aver avviato l’iter di rigetto per 7 permessi di ricerca in Adriatico e nel canale di Sicilia, Bonelli risponde: «quello a cui fa riferimento Crippa dovrebbe dircelo. Per aiutare a capire dovrebbe fare il nome delle zone. Ma una cosa è certa: da quando c’è questo governo, non c’è stato nessun rigetto a nessun permesso di ricerca. Vedremo nei prossimi giorni cosa accadrà». «Il 9 novembre la commissione Via del Ministero dell’Ambiente ha dato parere positivo per le trivellazioni della Shell in una zona molto delicata come il Parco del Lagonegrese – ha dichiarato Bonelli -. Il 10 di dicembre il Ministero dell’Ambiente ha rilasciato 18 pareri positivi alle ricerche petrolifere in Adriatico. Da quando sono andati al governo, non hanno affrontato questo problema come avevano promesso di affrontarlo». «Ieri Di Maio ha detto che quello firmato dal suo ministero sul mar Ionio era un atto tecnico dovuto, perché se no il suo dirigente avrebbe commesso un reato -, ha detto ancora l’esponente Verde -. Il ministro Costa ha invece affermato il contrario, che i pareri positivi non comportano l’automatica autorizzazione. Autorizzazioni che invece il Mise di Luigi Di Maio ha rilasciato. Per Di Maio è sempre colpa del passato. Lo abbiamo visto con Ilva a Taranto e con la Tap: i pareri del passato sono scelte politiche, quelle di oggi, ovvero di Di Maio, sono tecniche. Veramente bizzarro». 

Nel caso delle concessioni petrolifere “la politica deve dimostrare coerenza con gli impegni assunti in campagna elettorale e considerare la questione nel suo complesso a cominciare dalla riforma del quadro normativo“. Così il Wwf in una nota ricordando precedenti, anche recenti, come lo stop nel 2016 del progetto Ombrina Mare di fronte alla Costa Teatina in Abruzzo, che “dimostrano che quando c’è la volontà politica si può fare molto e che si può intervenire anche sul singolo caso“. “Se il governo vuole davvero perseguire la via dell’uscita dai combustibili fossili indicata nel programma di governo e richiesta dall’Accordo di Parigi sul clima – continua il Wwf – deve disinnescare l’articolo 38 del cosiddetto decreto Sblocca Italia, che ha facilitato gli iter autorizzativi per le trivellazioni di idrocarburi a mare“. L’associazione chiede che il governo adotti subito un provvedimento di moratoria generalizzato e intervenga con una modifica normativa urgente e coerente con una strategia di decarbonizzazione che preveda anche un piano di progressive dismissioni delle piattaforme già autorizzate e di stop a quelle nuove. Inoltre, senza un piano delle aree (previsto nel 2014 poi cancellato a fine 2015) “ci troveremo sempre a discutere di singole concessioni senza affrontare il problema sul piano strategico“. Così come è necessario lavorare per introdurre il divieto di utilizzo per le ricerche in mare di una pratica pericolosa come l’air gun. 

Mentre siamo tutti impegnati a difendere il mare dalla plastica con una fortissima mobilitazione anche istituzionale è un paradosso che non si riesca a mettere uno stop al pericolo che, proprio per il mare e la sua biodiversità, rappresentano le trivellazioni. Chiediamo al governo di mettere fine a questo gioco perverso che, tra l’altro rappresenta un ulteriore pugno nello stomaco per gli oltre 13 milioni di cittadini che si sono chiaramente espressi all’ultimo referendum sulle trivelle“. Così la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi. “Sono ben 44 su 94 gli impianti offshore (piattaforme o teste di pozzo) autorizzati prima del 1986 e quindi mai sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale (entrata in vigore proprio quell’anno)“. Lo denuncia il Wwf. L’associazione punta il dito contro il “48% di impianti offshore entro le 12 miglia dalla costa, oggi fascia off limits per le nuove trivellazioni: semplicemente insostenibili“.

Ci opponiamo ancora una volta ai permessi di trivellazione nel mar Ionio. Chiediamo che non vengano più rilasciate concessioni e che si attui da subito un procedimento per revocare quelle già esistenti“. Lo dice Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, che fa presente come “le associazioni ambientaliste debbano partecipare ai procedimenti in itinere e a quelli che saranno avviati riguardanti le autorizzazioni alle attività di ricerca e prospezione di idrocarburi e altre fonti energetiche nei mari italiani”.

Per Marevivo “occorre un cambiamento delle leggi inserendo divieti di trivellazione anche in via d’urgenza. Le prospezioni non sono qualcosa di innocuo e violano la direttiva marina dell’Unione europea che richiede che non vengano emessi rumori che possano compromettere la biodiversità e gli ecosistemi – continua Giugni – la ricerca di combustibili fossili nei fondali dei nostri mari contrasta con la politica di decarbonizzazione tesa a combattere il cambiamento climatico“. “Sono ormai ben noti i rischi per il mare – spiega Ferdinando Boero, vicepresidente di Marevivo – le prospezioni implicano l’utilizzo di tecnologie ad altissimo impatto sull’ambiente; le tecniche utilizzate potrebbero avere ripercussioni negative sulla fauna e sulla flora marina presenti» come ‘l’air-gun’.

Inoltre, Marevivo osserva nella zona geografica dove sono stati rilasciati i permessi, nel mar Ionio e in particolare nel Golfo di Taranto, “si riversano le acque del motore freddo del Nord Adriatico che portano ossigeno nel mare profondo, permettendo lo sviluppo di una ricchissima fauna, inclusi i banchi di coralli profondi a Santa Maria di Leuca ed è qui che ha luogo il Bimodal oscillating system, un enorme vortice che determina il funzionamento degli ecosistemi adriatici e ionici”. Per l’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio il governo dovrebbe smantellare “le norme dello Sblocca Italia di Renzi, condizione essenziale per bloccare le trivellazioni petrolifere. Il Golfo di Taranto deve diventare area marina protetta“.

Sul caso delle trivellazioni nel Mar Ionio il Codacons ha presentato una istanza d’accesso al Ministero dell’Ambiente e al Mise per ottenere copia di tutte le autorizzazioni rilasciate sulla vicenda. Si tratta, spiega l’associazione dei consumatori, “del primo passo per giungere al blocco di qualsiasi permesso rilasciato in favore delle trivellazioni nel Mar Ionio. Con la nostra istanza chiediamo ai sensi della legge 241/90 di visionare tutti gli atti amministrativi, i quali saranno sottoposti al vaglio del nostro staff di legali ed esperti e, in caso di irregolarità o mancanza di presupposti, impugnati nelle competenti sedi con annessa denuncia per disastro ambientale“.

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