Ex Ilva, ‘ombre’ e ‘magheggi’ sulle assunzioni?

 

Alcune modalità sono quelle di sempre: amicizie sindacali, conoscenze che 'contano', pressioni nella terra di mezzo di capi e capetti
pubblicato il 30 Dicembre 2018, 20:11
13 mins

Come oramai accade da innumerevoli anni, questa città preferisce perdersi in mille inutili e sterili rivoli di scimmiottamenti e pettegolezzi, piuttosto che interessarsi agli eventi e alle situazioni più serie che la riguradano. Il gioco funziona perfettamente da anni: si ignorano o si fanno finta di ignorare realtà che in molti conoscono, vuoi per quieto vivere o per interessi personali (a cui fa da contraltare un disinteresse cronico per questioni che non riguardano direttamente la vita di ogni singolo individuo), per poi gridare allo scandalo quando oramai la frittata è fatta e consuamata.

La vicenda Ilva, o ex Ilva se volete, in questo caso funge da esempio eclatante. Nelle ultime settimane moltissime sono state le polemiche (sempre e soltanto negli ambienti interessati o, peggio ancora, sui social e nei bar dove la notizia viene riportata in mille varianti diverse rispetto alla realtà), sull’applicazione dell’accordo sindacale raggiunto lo scorso 6 settembre a Roma, che di fatto sancì il passaggio del primo gruppo industriale italiano dell’acciaio alla multinazionale ArcelorMittal.

Della vicenda ce ne siamo occupati a lungo negli ultimi tre mesi su queste pagine. Ricapitolando brevemente i fatti, l’accordo sindacale dello scorso 6 settembre prevedeva, a partire dal 1 novembre scorso, la riassunzione con distacco di 8.200 lavoratori a tempo indeterminato in AmInvestCo Italya, nello stabilimento di Taranto. Tutti gli altri, lavoratori, continueranno a beneficiare della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria la cui durata, per effetto del disposto dell’art. 7. comma 10-ter. del D.L. 148/1993, è equiparata al termine previsto per l’attività dei Commissari Straordinaria. Sino almeno sino al 2023 e comunque sino a quando resterà in piedi Ilva in AS. 

I primi mugugni sono iniziati con l’arrivo delle lettere agli oltre 10mila lavoratori di Taranto a fine ottobre, in cui ogni singolo dipendente Ilva scoprì il suo destino. In molti sostennero la tesi che la scelta effettuata dall’azienda altro non era che un’operazione studiata a tavolino, per ‘eliminare’ temporaneamente dall’azienda i lavoratori più scomodi e sindacalizzati. Temporaneamente perchè, lo ricordiamo, l’accordo sindacale prevede che a quanti, non prima del 23 agosto 2023, risultassero infatti ancora alle dipendenze della vecchia Ilva, sarà formulata una proposta di assunzione da parte della multinazionale dell’acciaio.

In realtà, la realtà è leggeremente diversa. Come già avvenuto negli articoli pubblicati nelle scors settimane, riportiamo per esteso la parte del testo dell’accordo sindacale in cui vengono stabiliti i criteri di scelta per le riassunzioni dei lavoratori.

“I lavoratori cui proporre l‘assunzione, saranno individuati da AM InvestCo Italy srl e/o le Affiliate sulla base delle attività ritenute necessarie da AM lnvestCo al funzionamento del ciclo di produzione e di lavorazione dell’acciaio in coerenza con il Piano Industriale. All’interno di tale perimetro – tenuto in ogni caso conto prioritariamente. delle esigenze del Piano Industriale, dei nuovi assetti organizzativi delineati da AM InvestCo e delle competenze professionali ritenute necessarie. L’individuazione dei lavoratori avverrà come segue: saranno individuati i lavoratori che. alla data del presente accordo, siano collocati nei reparti e nelle funzioni aziendali rientranti nel perimetro di attività ritenute necessarie da AM InvestCo al funzionamento del cìclo di produzione e lavorazione dell’ acciaio in coerenza con il Piano Industriale; qualora, iil numero di personale fungibile individuato in relazione a specifiche funzioni risulti superare le esigenze tecnico-orgenizzetive produttive di AM InvestCo e/o delle Affiliate, fermo il prioritario criterio delle competenze professionali, verranno individuati quei lavoratori che avranno conseguito il punteggio maggiore in base alla media ponderata della somma dei punti derivanti dall’ applicazione in concorso tra loro, dei criteri dell’anzianità complessivamente maturata in una o più Società del Gruppo ILVA e dei carichi di famiglia, quest’ultimi determinati secondo le detrazioni fiscali in essere alla data del presente Accordo”.

Il problema, ancora oggi, è che l’azienda non ha mai reso nota la tabella contenente i punti assegnati ad ogni singolo lavoratore che hanno poi portato alla media ponderata dalla quale è venuta fuori la lista dei lavoratori da riassumere o da mandare in Cgis. Tra l’altro, come riportammo tempo addietro, l’azienda non ha mai reso noto nemmeno il nome della società di consulenza a cui è stato affidato il compito di formulare quest’operazione.

Così come smentiamo nuovamente la tesi secondo la quale sia stato operato in toto dall’azienda un taglio netto ad personam: la società ha infatti riassunto molti lavoratori del 5° livello, mandando in Cig a zero ore in Ilva in AS dal 4° livello in giù. E’ infatti giusto dire che anche diverse RSU, di 4° livello, sono state mandate in Cigs: questo a conferma del fatto che nella nuova era Mittal nemmeno la tessera sindacale ed un ruolo attivo ha potuto fungere da salvacondotto per restare in azienda.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/11/09/lilva-secondo-mittal-al-mise-dati-ufficiali3/)

Tutto bene, quindi? Assolutamente no. 

Perchè se è vero tutto quello riportato sin qui, è altrettanto vero che più di qualcosa non ha funzionato e continua a non funzionare nell’attuazione dell’accordo sindacale.

Il perchè è presto detto. In diverse circostanze si è infatti notato che a parità di livello, o a fronte di situazioni familiari e di anzianità nettamente differenti, sono risultati riassunti diversi lavoratori che invece sarebbero dovuti restare in Ilva in AS in Cigs, calderone nel quale si sono invece ritrovati molti lavoratori che per i criteri suddetti sarebbero dovuti risultare riassunti in AmInvestCo.

Eppure, nella riunione dello scorso 8 novembre a Roma, durante il primo incontro di verifica dell’attuazione dell’accordo Ilva, l’azienda specificò di aver rispettato i criteri stabiliti in sede di accordo sindacale.

Secondo quanto illustrò la multinazionale dell’acciaio attraverso delle slide, per la Manutenzione, si è proceduto inizialmente a individuare la linea tecnologia di riferimento, per poi applicare una selezione basata prioritariamente sui livelli di inquadramento (competenze professionali) e, a parità di professionalità, attraverso l’impiego dei criteri dei carichi di famiglia e anzianità. Per i perimetri Esercizio (lavoro di produzione), qualora ci sia stato bisogno di rimodulare l’assetto organizzativo, in linea di principio ed a parità di professionalità sono stati applicati i criteri di carichi di famiglia e anzianità.

Sempre per quanto concerne il processo di selezione, AM InvestCO Italy chiarì che per l’87% il processo di selezione ha condotto alla conferma dell’intera forza lavoro dell’unità produttiva o ha operato, nel rispesso dell’accordo sindacale, in assenza di una modifica della posizione di lavoro; per il 10% il processo di selezione ha operato attraverso l’applicazione dei criteri di competenza, e a parità di competenza dei carichi di famiglia e anzianità; e solo per il restante 3%, il processo di selezione ha dovuto tener conto di nuove posizione di lavoro.

Infine, sugli 8.200 lavoratori Ilva riassunti in distacco in AM InvestCo Italy, il 36% pari a 2.950 unità sarà destinata all’attività di produzione; il 34% pari a 2.800 unità all’attività di manutenzione, mentre il 30% pari a 2.450 unità all’attività di servizi, staff e logistica. Ricordiamo che la nuova struttura dell’Ilva è stata divisa (area a caldo e a freddo) nella nuova indicazione, area “primary” e “finishing”.

 

Ed invece, stando alle nostre fonti interne alla fabbrica, questo discorso non sarebbe valso per tutti. 

La denuncia è chiara: molti lavoratori avrebbero ottenuto una corsia preferenziale nella riassunzione in AmInvestCo, perché facenti parte del direttivo di una sigla sindacale o perché attivisti di una sigla sindacale o perché amici di qualcuno che conta nel sindacato. Ma com’è possibile che ad oltre 6 anni dalla fine della gestione Riva e dopo gli anni della gestione commissariale, tutto questo possa ancora accadere oggi con un nuovo proprietario del calibro di ArcelorMittal, prima multinazionale al mondo nella produzione dell’acciaio?

La risposta che ci è stata fornita, ahi noi, è molto semplice: perché i capi e i responsabili di molte aree dello stabilimento sono rimasti gli stessi. E quindi i rapporti di forza e di ‘amicizia’ continuano ad essere gli stessi. Così come il peso e l’influenza degli stessi anche con l’arrivo di una nuova proprietà. Può sembrare una tesi banale o superficiale, ma questa è al momento la realtà che ci è stata descritta. E’ chiaro che però siamo ancora all’inizio di questa nostra indagine, che speriamo possa portarci a conoscere la vera reltà dello stato delle cose.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/11/09/lilva-secondo-mittal-al-mise-dati-ufficiali3/)

Altro tasto dolente in questo momento, l’esternalizzazione di diverse attività lavorative. 

Infatti, a creare ulteriori ‘sconquassi‘ nel variegato mondo dell’Ilva è stata anche la decisione da parte dell’azienda, del tutto legittima e logica dal punto di vista del mercato, di esternalizzare diverse attività. Come ad esempio quella delle Pulizie Civili (in cui operavano tra i 150 e i 180 lavoratori) del tutto esternalizzate. Discorso simile per quanto concerne le aree Officine e Manutenzioni, nonchè quelle delle aree a Verde. Attività che prima dell’approdo di ArcelorMittal, vedevano i lavoratori ivi impiegati contrattualizzati secondo i criteri del contratto dei Metalmeccanici (con tutti gli oneri del caso a carico dell’azienda). E che invece adesso l’azienda ha inteso gestire attraverso il contratto Multiservizi, che opera nella giungla nella quale operano migliaia di aziende multiserivizi, che lavorano di fatto ‘a chiamata’.

 

Infine, un aggiornamento per quanto concerne i lavoratori che hanno accettato l’incentivo all’esodo. Sino ad oggi l’intesa per la transazione economica è stata firmata da 813 lavoratori. Ed altre ancora saranno firmate nei prossimi giorni, così come altre ne arriveranno. Dunque, l’ipotesi che avanzammo tra agosto e settembre, secondo la quale entro il 2019 avrebbero potuto lasciare l’Ilva oltre mille lavoratori, era tutt’altro che peregrina. Tra l’altro, è bene ricordare che nella platea dei lavoratori che hanno scelto l’incentivo all’esodo, almeno 250 hanno ricevuto la lettera di riassunzione da Mittal. Questo significa, come già annunciato tempo addietro dall’azienda, che in molti collocati in Cigs saranno riassunti nella nuova Ilva.

Che a chiamare ‘nuova’, almeno per il momento, ci vuole molta fantasia. Nel bene e nel male. 

(leggi tutti gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

3 Commenti a: Ex Ilva, ‘ombre’ e ‘magheggi’ sulle assunzioni?

  1. Gio 78

    Dicembre 31st, 2018

    Con 3 figli dalla quale uno grazie all Ilva visitiamo spesso il gemelli a Roma…una moglie che non può lavorare padre e madre disoccupati a mio carico.sbattuto fuori solo perché non facevo il lecchino…..

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  2. Gio 78

    Dicembre 31st, 2018

    Se conosci qualcuno a piazza Bettolo o a San Marzano di San Giuseppe allora stai a posto….

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  3. Ang79

    Gennaio 1st, 2019

    Io sono uno di quelli che ancora oggi si domanda il perche’ sono in cassa…….in 20 anni …..30 gg di malattia …..l ultima 6 anni fa…..cn 3 figli e moglie a carico …….mai un contrasto cn nessun capo….anzi…….cmq il tempo….e’ galantuomo…….

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