Capodanno dei tarantini, via ai preparativi

 

Tra cenoni, concerto in piazza e fuochi d'artificio (quelli legali...)
pubblicato il 30 Dicembre 2018, 20:00
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Sporte colme di ogni bendidio, bottiglie di spumante da mettere in frigo, cucine in attività già dal mattino, completi eleganti da ritirare alla lavanderia: sono in corso i preparativi per notte più lunga dell’anno. Ma i tarantini non hanno, in verità, molta voglia di scialarsela. Questo, per il portafogli sempre più smagrito, dopo la corsa al regalo natalizio, cui la tredicesima ben poco ha potuto soccorrere, e anche perché è tornata la voglia di trascorrere la notte più lunga dell’anno attorno al desco familiare, allargato anche agli amici. E dopo il brindisi, magari, tutti in piazza Immacolata per il conto alla rovescia assieme a “Elio e le storie tese”. E mi raccomando, non portate… spray al peperoncino!
In calo, per i medesimi motivi, il numero di quanti ritengono più “chic” trascorrere il Capodanno altrove, per lo sfizio, al ritorno, di raccontarlo agli amici e di mostrarne le foto.
Si mantengono allo stesso livello degli anni scorsi le prenotazioni ai ristoranti. Nell’approntamento dei menu gli chef si sono sfiziati in mille modi per invogliare la clientela, contenendo al massimo i prezzi. In altri casi, invece, prevedendo magri incassi, i proprietari si sono accontentati di affittare la sala alle comitive.
Per il cenone a casa, non c’è alcuna tradizione da rispettare nella scelta delle portate. Difficilmente si rinuncerà a ”ostreche e nuce” e altri frutti di mare rigorosamente “made in Taranto”. E poi, volete mettere una bella linguina con cozze e gamberetti e una frittura mista? E se lo stomaco ce la fa, anche una bella orata (o spigola) al forno. “Amenele e cazzarole” e soprattutto “castagne d’u prevete” non manchino. Per il dolce, nessuno rinuncerebbe, ovviamente, al panettone, magari accostandolo a “pettele, sanacchiutele e carteddate”.
Che sia delle nostre parti anche lo spumante, diffidando delle marche più “sdreuse” il cui tappo, a mezzanotte, potrebbe fare…”plop”. Si servano pure cotechino e lenticchie per un timido assaggio, più che altro perché porterebbe bene per le finanze familiari. Meglio affidare le proprie speranze al Padreterno, nel Te Deum serale di ringraziamento: ce n’è da ringraziare, nonostante tutto. E non c’è Capodanno senza fuochi. All’approssimarsi della mezzanotte se ne accendano pure, evitando i botti disastrosi, per illuminare di mille colori la a città, con la certezza di un futuro migliore per ognuno e per la collettività. A portata di mano, se ce la metteremo davvero tutta. Auguri!

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