I buoni propositi per Taranto

 

Melucci, dalla fase di programmazione alla concretezza: è l'auspicio di tutti
pubblicato il 29 Dicembre 2018, 20:09
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Buoni propositi. Da trasformare in atti concreti. Rinaldo Melucci, assieme alla sua squadra, guarda al 2019 come l’anno della svolta. Lo speriamo tutti, in verità. Nonostante le tante critiche piovutegli addosso durante i suoi 18 mesi di governo della città, il primo cittadino è apparso fiducioso: buon per lui, perchè se per davvero il nuovo anno costituirà la base per il futuro di Taranto, i primi a esser contenti saranno proprio i tarantini.
Ma bastano le parole? Certo no. Perchè i tanti progetti messi in cantiere (“Abbiamo lavorato tanto per porre le basi”, le sue parole) devono trovare riscontro: altrimenti, la gente non capirà, non potrà capire. Parlare di PUG, PUMS e acronimi simili, è artificio complicato da trasmettere: in quanti possono entrare nei dettagli di programmazioni a medio-lungo termine che potrebbero trasformare il volto della città nei prossimi decenni? Questo è il cruccio di qualunque politico abbia a cuore le sorti del popolo: non basta cambiare una lampada o rattoppare i marciapiedi per cullarsi dei consensi. Magari serve ad annebbiare, ma non certo a creare i presupposti per una città più vivibile, che sappia staccarsi dal fondo delle feroci classifiche nazionali.
Ecco ciò che abbiamo letto nelle parole di Melucci, oltre le slide che riassumono l’operato suo e quello dei suoi compagni di viaggio. In parole povere, “noi abbiamo seminato, tra un po’ attendiamo la raccolta”. Sarà davvero così, ci chiediamo? Beh, se stiamo alla semina, oseremmo dar credito: in fin dei conti, aver messo mani, per esempio, al Piano regolatore dopo oltre 40 anni, significa parecchio. Perchè il PUG è la ‘madre’ di tutte le progettazioni sulle città.
Melucci ha forse peccato, nel corso del tempo, nel farsi vedere poco in giro: “per lavoro”, la sua risposta. Un dribbling fatto bene? Può darsi: anche in questo caso, restiamo in stand by. Però, ci piace sottolinare un aspetto che nè a lui nè ai suoi più stretti collaboratori può sfuggire. E cioè che dopo la semina, dopo gli annunci, sarebbe il caso di concretizzare visivamente quel che si è pensato. Insomma, egli stesso ha affermato sorridendo “prima o poi vederemo le gru a Palazzo degli Uffici”, ovvio più come speranza vista la complessità della vicenda. Giusto, anche perchè in questo 2018 troppi scossoni hanno caratterizzato il suo operato: dalle polemiche con il Governo allo strappo con Emiliano per passare a quello con parte della sua maggioranza fino alle dimissioni poi ritirate. Un anno travagliato, non c’è dubbio, che non ha agevolato e che potrebbe – parliamo della sua maggioranza risicata in Consiglio comunale – ripetersi nuovamente anche nel 2019.
Indubbiamente, per una città straripante di problemi da risolvere, e a prescindere da chi occupa lo scranno più alto di Palazzo di città, occorrerebbe continuità amministrativa. Ci sono state e ci sono iniziative che non piacciono (anche a noi, a dir la verità), scelte non proprio condivisibili, idee che andrebbero migliorate: lo stesso Melucci riconosce che “tutto è perfettibile”. Guai non fosse così. Ma è anche vero che Taranto non può più permettersi il lusso di sbagliare. Soprattutto perchè se insegue alternative al suo nefasto passato più recente, dev’essere in grado di costruirle. Partendo da una riflessione che proprio il sindaco ha compiuto e che più o meno è questa: “Taranto è più vivace oggi, grazie anche ai tanti volontari, alle tante associazioni che operano per il bene della città”. Ecco, la città cova positivo sotto sotto: grave sarebbe non ascoltarla.

Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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