Consiglio comunale, ok Piano regolatore del porto

 

La massima assise cittadina ha approvato, in seconda convocazione, il nuovo Piano regolatore del Porto
pubblicato il 28 Dicembre 2018, 15:50
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Approvato dal Consiglio comunale il nuovo Piano regolatore del Porto di Taranto in adeguamento alle modifiche alle precedenti delibere del Consiglio comunale apportate dalle prescrizioni e dalle condizioni contenute dalla Delibera di Giunta regionale n. 863 del 25 gennaio 2018. Anche per il predetto provvedimento, così come per l’approvazione da parte del Consiglio comunale, ieri, del Piano urbano della mobilità sostenibile, si tratta di un atto atteso da tempo in riva allo Ionio.  La massima assise cittadina, riunita quest’oggi in seconda convocazione, ha approvato all’unanimità dei presenti (21 consiglieri comunali, dei quali 5 dell’opposizione che sono rimasti in Aula per mantenere il numero legale; il solo consigliere Battista ha abbandonato prima della votazione) in provvedimento la cui prima stesura risale all’Amministrazione Stefàno.

Come ricorderete, la variante urbanistica di modifica del piano regolatore portuale giunse in Consiglio comunale nel 2016, dopo una primo approdo nel 2014, e conteneva le prescrizioni indicate nel progetto “Tempa Rossa”. Quest’ultimo  prevedeva la realizzazione di due serbatoi lungo la strada statale 106 nonché l’ampliamento del pontile Petroli dell’Eni per consentire l’approdo delle navi petroliere che dovevano trasportare il greggio dalla rada del Mar Grande alla raffineria di Taranto.  Nella delibera del Consiglio comunale del novembre 2014 la massima assise cittadina approvò la variante al piano regolatore che recepiva il piano regolatore del porto, escludendo le opere previste dal progetto Tempa Rossa. Da allora l’Eni e le tre società petrolifere facenti parte della joint venture titolare del progetto (Total, Shell e Mitsui) presentarono ricorso al Tar di Lecce che fu vinto successivamente. La massima assise cittadina si trovò quindi obbligata ad approvare la variante urbanistica, che  fu successivamente approvata nel gennaio 2016 senza l’esclusione del prolungamento del pontile Petroli. Ciò avvenne senza però che l’assise cittadina procedesse con l’approvazione del nuovo Piano regolatore del Porto di Taranto. Seguirono ulteriori ricorsi da parte delle associazioni di categoria come ad esempio Confindustria. Ricorsi nei quali il Comune di Taranto risultò essere per l’ennesima volta soccombente.

Senza soffermarci troppo su questioni già affrontare e chiarite, va comunque specificato che in merito al progetto Tempa Rossa vi è stata, a più riprese, l’intervento dell’esecutivo nazionale, a partire dal cosiddetto decreto “Sblocca Italia” e passando per i successivi decreti ministeriali del Governo Gentiloni, che ha di fatto annullato le competenze decisionali degli Enti locali sulle tematiche energetiche. In riferimento al Piano regolatore del Porto di Taranto approvato quest’oggi va quindi specificato che si tratta di un atto prettamente tecnico, nel quale sono però contenuti, come da noi specificato ieri, interventi infrastrutturali in corso e resi possibili in virtù dei finanziamenti stanziati nell’alveo del Cis. “Sulla questione Tempa Rossa è intervenuto il precedente Governo – ha precisato il sindaco Melucci – con una conferenza dei Ministri che ha di fatto esautorato le capacità decisionali del Comune di Taranto. Non si tratta più di discutere nel merito dell’intervento, bensì si tratta unicamente di un provvedimento squisitamente tecnico del quale ne discutiamo solo la forma”, ha specificato Melucci.

Vi è inoltre una componente afferente alla riqualificazione dei due waterfront di Taranto, sul versante Mar Piccolo e sul Mar Grande (leggi qui). In merito a ciò ha relazionato l’assessore all’Urbanistica, Ubaldo Occhinegro, specificando che nel nuovo Piano regolatore del porto è previsto l’interfaccia città – porto che sarà reso possibile grazie all’arretramento del punto di ingresso del punto di imbarco del porto al secondo sporgente, consentendo così la fruibilità del Molo San Cataldo. È prevista inoltre la riqualificazione della zona Porta Napoli come raccordo dei due waterfront cittadini. “L’approvazione di questo piano consentirà, sin da subito, di recepire – ha precisato l’assessore Occhinegro – i finanziamenti per l’Autorità portuale e per la valorizzazione turistica del porto di Taranto”.

La massima assise cittadina ha successivamente approvato le ratifiche alle variazioni di bilancio triennale 2018-2020, approvati in precedenza dalla massima assise cittadina con i vari assestamenti di bilancio realizzati nelle sedute consiliari del 9 , 28 e 30 novembre scorsi. Anche in questo caso parte dei componenti  dell’opposizione sono rimasti in Aula votando contro i provvedimenti ma consentendo alla maggioranza, per senso di responsabilità di raggiungere il numero legale che, altrimenti, non si sarebbe  concretizzato (erano presenti quest’oggi 16 consiglieri di maggioranza; assente giustificato il consigliere Salvatore Brisci).

Il Consiglio comunale è poi passato alla discussione del punto n. 8 iscritto all’ordine del giorno, avente ad oggetto la “Revisione periodica delle partecipazioni pubbliche ex art. 20 D. lgs. 175/2016”. Si tratta di un adempimento obbligatorio, previsto dalla Riforma Madia (175/2016) in materia di razionalizzazione della spesa pubblica per le società partecipate degli enti locali. Nel provvedimento in discussione in Consiglio comunale rientra inoltre la dismissione delle quote azionarie di Ctp facenti capo al Comune di Taranto (pari al 5,94% dell’intero pacchetto azionario). Melucci ha voluto precisare che non si tratta di un “regolamento di conti” in seno alle amministrazioni degli enti locali. “Non si adotta un provvedimento di questo genere – ha poi dichiarato – con l’intromissione di questioni prettamente politiche”.

Al riguardo il capogruppo del Pd, Gianni Azzaro, ha chiesto la sospensione del Consiglio comunale per provare a far quadrato sul provvedimento fra i componenti della maggioranza. Al termine della sospensione i capigruppo della maggioranza hanno presentato al tavolo della presidenza del Consiglio comunale un emendamento nel quale veniva proposto di “congelare” la delibera fino al 31 marzo. Nell’emendamento veniva proposto di verificare “la possibilità di fusione tra le società partecipate del comune che svolgono analogo servizio di trasporto pubblico, Amat e Ctp, – si legge nel testo dell’emendamento – in modo da garantire economie di scala e migliori performance nei servizi a favore dei cittadini, integrando la relazione con una valutazione complessiva sulla utilità sociale del complessivo piano industriale di Ctp, e se non soddisfacente attivando specifica proposta consiliare per la dismissione della partecipazione di Ctp Spa, con cessione delle quote a titolo oneroso, entro e non oltre il prossimo 31 marzo 2019”.

L’emendamento è stato approvato con 16 voti a favore ma la proposta di delibera non è però passata visto che l’opposizione ha deciso di abbandonare l’Aula. A quel punto la maggioranza, limitata nel numero a soli 16 consiglieri comunali, non ha potuto approvare un provvedimento che richiedeva la presenza della maggioranza assoluta dei consiglieri comunali. La mancata approvazione del provvedimento potrebbe comportare una sanzione amministrativa per l’Ente civico che ammonterebbe da un minimo di 5mila euro ad un massimo di 500mila euro.

La massima assise cittadina ha poi approvato, in virtù del successivo rientro in Aula del consigliere comunale Cataldo Fuggetti, il seguente punto all’ordine del giorno relativo alla riscossione coattiva dei tributi per mezzo della delega all’Agenzia delle Entrate del servizio di riscossione. Il provvedimento è passato con 17 voti a favore. “Si è deciso di delegare l’Agenzia delle Entrate per questo servizio di riscossione coattiva dei tributi – ha precisato il consigliere comunale Dante Capriulo – in attesa che il Comune di Taranto possa garantire da solo tale servizio”. Nella delibera non è posto un termine massimo in ragione del fatto, a giudizio di Capriulo, che la normativa nazionale consente ciò.

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