Taranto e la crisi del comparto Difesa

 

Quasi 15mila i dipendenti: i sindacati lanciano l'allarme
pubblicato il 10 Dicembre 2018, 19:23
7 mins

C’è una crisi strisciante, quasi invisibile, davvero poco percepita, di cui si parla a bassa voce. Nonostante sia invece tosta, che coinvolge 15mila persone circa e che è dunque segmento importante della città, del territorio. E’ la crisi del comparto Difesa, in particolare della Marina Militare e dei suoi uomini perciò: dipendenti civili, dell’indotto e militari. La crisi che sta mettendo a dura prova non già la presenza della Forza armata quanto invece il ciclo delle lavorazioni, il glorioso Arsenale e tutto ciò che ruota ad esso intorno, come la Base navale, le varie Direzioni. Insomma, il sistema Difesa presente in forze sul nostro territorio.

E non è una crisi figlia di un Dio minore: questo farebbero bene a capirlo specialmente i tarantini. Perchè qui non si vive (o si soffre) solo di Ilva. Anzi: se si considerano i numeri, non siamo certo lontanti dal ‘gigante d’acciaio’. E se si considera pure che la crisi viene da lontano, allora è difficile immaginare il futuro di un comparto che, storicamente ben più antico dell’acciaio, vede giorno dopo giorno svilire il proprio ruolo. Chissà, forse a favore di altre piazze…

L’allarme, l’ennesimo, è stato ancora una volta lanciato dalle organizzazioni sindacali che, in un salone di rappresentanza della Provincia gremito, ha chiamato a raccolta i propri vertici ma anche le Istituzioni, locali e regionali, nonchè i parlamentari ionici (erano presenti gli on.li De Giorgi ed Ermellino, il sen.Turco). Un allarme che non è la solita nenia talvolta imbarazzante di chi urla e protesta: sono i fatti che confermano quanto la crisi sia davvero molto sentita e grave.

Perchè i dipendenti civili della Difesa stanno pian pianino lasciando – per limiti d’età – il lavoro e non c’è ricambio. Perchè senza turn over non c’è trasferimento di capacità professionali. Perchè l’idiozia di travasare ex militari nell’impiego civile – senza per questo mancar di rispetto agli ex militari – ha ingigantito la spesa per gli stipendi, oltre che non risolvere affatto gli effetti di professionalità perdute: non sempre, o addirittura quasi mai, gli ex militari s’incasellano nei vuoti lasciati e quindi le scelte dei tanti governi si sono dimostrate assolutamente fallimentari, per non dire distruttive. Lo spiega molto bene, ad esempio, il segretario della Cisl FP, Massimo Ferri.

Certo esistono altre ragioni, che per esempio ha spiegato bene la RSU Mimmo Bellangino: “Tutto nasce nel 2000, quando l’Ispettorato del Lavoro chiuse tutta l’area dell’industria privata inibendone ogni attività lavorativa e successivamente anche alcune importanti officine dove svolgevano attività i lavoratori diretti”. Si rischiò la paralisi totale, scongiurata grazie alla mobilitazione sindacale e della città. Ma quella vertenza è rimasta tale anche oggi, e si può riassumere nel mantenimento del ruolo essenziale pubblico delle manutenzioni; nell’avvio immediato di un piano d’ammodernamento (il cosiddetto Piano Brin, cominciato ma mai veramente terminato); nel turn over (oggi il personale ha un’età media elevata), considerando che alcune attività strategiche (bacini, gruisti, palombari, motoristi elettronici, etc.) sono al lumicino nelle risorse umane; infine nel piano di formazione sulle nuove unità navali mediante la riattivazione della Scuola allievi operai. Punti essenziali allora, punti essenziali oggi per la sopravvivenza.

Come, del resto, non andrebbe dimenticato l’esperimento di accogliere unità navali civili per la manutenzione: in passato ha funzionato, perchè non ripeterlo? Certo, manutenere una nave civile significa ottenere in cambio compensazioni e non quattrini: ma vuoi mettere riuscire a barattare utilmente?

I sindacati, a giusta ragione, puntano sul cavallo di battaglia dei diversi governi che si sono succeduti: Taranto è strategica per il Paese. Già, strategica per l’acciaio, strategica per il petrolio, strategica per la Difesa. Peccato, però, che Taranto soffra maledettamente per la sua strategicità: come può, diciamo così, vantarsi della propria strategicità per il Paese se paga un tributo altissimo in termini di sofferenze economiche e sociali? Perchè questa grande contraddizione, è il senso dell’allarme lanciato dai sindacati, assolutamente condivisibile? Insomma, perchè questa città e questo territorio devono soffrire nonostante la strategicità tanto sbandierata dai governi?

E allora, è la sintesi, che il nuovo governo intervenga subito affinchè le professionalità non scompaiano, attraverso le assunzioni (si parla, inizialmente, di alcune decine nei ruoli strategici e a rischio scomparsa). Ed ecco che aleggia la ‘legge speciale per Taranto’ più volte accennata dall’attuale governo ma di cui si sa ben poco, se per davvero a Roma se ne parla.

L’esempio di quanto valgano le professionalità esistenti? Proprio l’ingresso della nave Cavour in Mar Piccolo. Lo conferma lo stesso comandante di Marina Sud, amm.Vitiello, che ha voluto testimoniare nel corso dell’assemblea: vi proponiamo il suo intervento, per certi versi appassionato. Ebbene, al di là dei 70 mln di euro che saranno spesi per risistemare il Cavour, non ci fossero i dipendenti civili chissà se il Ponte girevole si sarebbe aperto agevolmente, e chissà se lo stesso Cavour riuscirà a entrare in bacino (manovra difficilissima vista la stazza).

Ci sarebbe molto da parlare, lo sanno molto bene i sindacati ma anche i politici. Ma se i sindacati provano ancora una volta a sollevare il problema, negli anni sono state molto poche le risposte dei governi e spesso insufficienti se non proprio deleterie. I fatti dicono che il comparto della Difesa qui è un malato molto grave: le terapie esistono, sia chiaro. Basta volerle utilizzare.

Condividi:
Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

Commenta

  • (non verrà pubblicata)