‘Uomini d’onore’: la ragnatela di Cosa Nostra

 

pubblicato il 03 dicembre 2018, 09:01
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È un affresco noir quello che propone la compagnia teatrale Anna De Bartolomeo raccontando in scena gli ‘Uomini d’onore’: la storia di mafia che affonda le sue radici in tempi remotissimi. Ne nasce un lavoro da cronaca giornalistica  piuttosto serrata per dipingere una serie di personaggi che hanno tirato le fila di Cosa Nostra, burattinai inquietanti che, con patti di sangue hanno compiuto e compiono, con le loro regole ed i loro affiliati, efferatezze ormai fuori dal vecchio codice d’onore. A rompere i vecchi schemi fu Lucky Luciano e gli affari non si limitarono più al contrabbando o alla protezione, ma si estesero, tra gli altri, agli stupefacenti, alla prostituzione e le vendette non risparmiarono donne e bambini. 

La storia racconta che è pur vero ciò che sono stati in grado di fare nefandezze senza pari con estrema freddezza e precisione chirurgica, ma a dirla con la serie tv di Antonio Albanese, i boss sono rimasti ‘i topi’. Latitanti nascosti (ma a volte in modo disarmante vivevano una vita normale a pochi metri da dove venivano cercati dalle forze di polizia) ma pur presenti a dirigere il loro territorio ed il giro di affari regolato da una gerarchia senza sgarri, non in paradisi esotici, ma in cantine, cunicoli, prigioni private. Oppure anche dall’Ucciardone, dove la corruzione di polizia e magistratura permetteva di vivere da pasha. 

Nomi e cognomi, stralci di cronaca, pezzi di interrogatorio, sul palco troviamo traditori e traditi, eterni innocenti e rozzi manovali del crimine, vittime sacrificate in vendette trasversali, menti raffinate e il coraggio dell’onesta gridata, come quella di Peppino Impastato e fedele allo Stato, come quella di Giovanni Falcone.

Ambizioso il progetto di riportare sul palcoscenico pezzi di storia giudiziaria che hanno, con il maxi processo, sgretolate le colonne che reggevano la Cupola; ma l’intento non può essere solo di raccontare, ma di non essere distratti, perché la mafia non è rimasta con le mani in mano, gli affari si fanno quasi alla luce del sole con holding in tutto il mondo, continuando a ficcare il naso nella politica e in ogni appalto pubblico. Inoltre la mano armata e nera gestisce e coltiva i suoi giardini, cercando giovani affiliati, osservandoli per attingere nuove leve motivate delle attività illecite e facili di questo stato nello Stato. 

Scabra, come deve essere la scenografia che regge un tale lavoro, mentre è il suono di una batteria elettrica a separare le varie storie e i vari personaggi. Un lavoro molto pensato, difficile da montare, vista la ragnatela che è la mafia. Necessario ma un po’ forzato l’uso del dialetto siciliano, alternato alla lingua. Gli sceneggiatori hanno anche saputo individuare uno spunto umoristico riportando le battute di un Riina al maxiprocesso che anticipa i nomi dei suoi sodali, affermando di non conoscerli;  tutto il resto ha poco di comico.

La prima di ‘Uomini d’onore’ si è tenuta al teatro Padre Turoldo. In scena: Alessandra Campo, Anna De Bartolomeo, Carmine D’Ippolito, Fabio Fornaro, Angelo Fucito, Vincenzo Guarino, Giuseppe Nardone, Giuseppe Venturi e Valter Zaccaria. Hanno firmato la regia Anna De Bartolomeo e Fabio Fornaro.

Foto: Martino Marzella

 

Laureata in Lettere Moderne. Giornalista. Ha partecipato al Corso di Giornalismo dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia. 2 figli. Ha lavorato per alcune emittenti televisive locali: Videolevante, Studio 100, Telerama, Jotv, Tele.5 (in qualità di direttore). Ha collaborato con Taranto Sera, Voce del Popolo, Paese Nuovo (allegato de L'Unità), Pigreco, Tarantoggi, Primaveraradio (circuito Popolare Network), Magazine (in qualità di direttore), Edili, Radiocittadella. Ha curato numerosi uffici stampa, tra cui il Comune di Lizzano e l'Associazione Musicale della Magna Grecia, Magna Grecia... il Premio (Provincia di Taranto), Crest, VIALIBERA. Ha condotti programmi televisivi e radiofonici.

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