Ex Ilva, ricorso Codacons: “Stop atti di vendita”

 

pubblicato il 03 dicembre 2018, 20:33
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Il Codacons e 40 cittadini che si ritengono vittime dell’inquinamento ambientale prodotto dall’ex Ilva di Taranto hanno presentato un ricorso straordinario al Consiglio di Stato chiedendo di sospendere tutti gli atti amministrativi relativi alla vendita dell’azienda ad ArcelorMittal. Lo rende noto l’associazione dei consumatori, che si è rivolta ai giudici amministrativi contestando la gestione del dossier da parte del ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio.

Alla base del ricorso del Codacons e dei residenti c’è «la violazione – è detto in una nota – delle norme sulla concorrenza e l’assenza sia di interventi migliorativi sul piano ambientale legati all’operazione di vendita, sia di indennizzi a favore dei cittadini e delle vittime dell’inquinamento. L’originario termine per l’attuazione degli interventi di risanamento, fissato a fine 2016, ha scoraggiato molte imprese a partecipare alla gara; il legislatore ha così deciso di procrastinare gli interventi ambientali di 6 anni rispetto all’originario termine». Secondo il Codacons, tale proroga «avrebbe imposto all’amministrazione di riaprire i termini per la presentazione delle offerte, per consentire l’ingresso di nuove imprese, e ciò in virtù dei principi di matrice europea di concorrenza, trasparenza e par conditio, anche richiamati dalla normativa nazionale di riferimento». Inoltre, «sia l’Anac sia l’Avvocatura dello stato – conclude l’associazione – nei propri pareri sottolineano come l’offerta in rilancio dell’altro concorrente, Acciaitalia, ad una lettura complessiva del disciplinare di gara, era ammissibile e, quindi, incombeva l’obbligo per i commissari straordinari Ilva di valutarla e che tale mancata valutazione sia rilevabile sotto il profilo dell’eccesso di potere ed avrebbe potuto giustificare un provvedimento di annullamento d’ufficio». Il Codacons chiede «al Consiglio di Stato di sospendere i provvedimenti impugnati ordinando il riesame dello stesso alla luce dei motivi di ricorso e in contraddittorio con i ricorrenti, e di condannare il Mise a risarcire i ricorrenti del danno ingiusto causato dal suo illegittimo comportamento». (ANSA)

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