Riconversione: ecco Taranto TRI.0

 

Il progetto, commissionato dall'on.D'Amato (M5S), presentato in città
pubblicato il 01 Dicembre 2018, 18:44
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Ambizioso, coraggioso, affascinante, difficoltoso. Per certi versi visionario. E, forse, perciò nient’affatto un libro dei sogni. Perchè parte da un presupposto: si può fare, a partire da subito, si può condividere se soltanto si uscisse dalla morsa ferrea che incatena: “A Taranto c’è l’Ilva e non si può far nulla”. Come dire: fintanto che il mostro d’acciaio sopravviverà, la nostra condanna non si esaurirà.
Taranto Terza Rivoluzione Industriale.0‘ – sinteticamente TRI.0 – vuol guardare oltre, oltre le ciminiere, oltre il disastro ambientale. Che c’è, esiste, ma che non può essere l’alibi per restare al palo ed evitare lo sviluppo di quelle benedette alternative economiche che tutti invocano affinchè si spezzi prima o poi definitivamente la catena che vuole la città asservita alla monocultura industriale.
Il progetto è pronto. Lo ha commissionato l’on.Rosa D’Amato, europarlamentare del M5S, che crede fermamente in TRI.0 e pensa al famoso ‘Piano Taranto’, quello di cui si parla da tempo e che avrebbe forse bisogno di contenuti sostanziali e risorse, specie alla luce di quanto lo stesso suo collega di movimento Luigi Di Maio, ministro allo Sviluppo economico, affermò all’indomani della cessione di Ilva ad ArcelorMittal (“una legge speciale per Taranto”).


In attesa che dalle parole si passi ai fatti, la D’Amato a suo tempo ha lavorato dietro le quinte, prim’ancora che ArcelorMittal s’impossessasse di Ilva. Lo studio è stato elaborato dall’istituto CETRI-TIRES, ed è basato su una comparazione – seppur su diversi criteri territoriali – fatta su quel che è stato pensato per la regione francese di Nord-Pas de Calais, dove proprio il presidente di CETRI, Angelo Consoli, ha collaborato con Jeremy Rifkin – economista, sociologo, attivista e saggista statunitense (in passato, Rifkin ha collaborato con Romano Prodi in Europa e con Pecoraro Scanio quand’era ministro dell’Ambiente) nella sfida lanciata, alcuni anni fa, dall’allora presidente francese François Hollande. Una sfida, quella francese, partita con circa 3,5 miliardi di euro per dare il via alla Terza Rivoluzione Industriale. Il principio? La riconversione industriale dall’industria poggiata su nucleare e fossile a quella fondata sulle energie rinnovabili.
E qui si può? Se si considera che l’Italia – e la Puglia è tra le prime – produce già parecchia energia rinnovabile, allora pensare a decarbonizzare il Paese, e in questo caso Taranto, non è un’utopia. A presentare il progetto per Taranto, al Nautilus, come accennato, l’on.D’Amato e Antonio Parisi del CETRI-TIRES, istituto nel cui Comitato scientifico sono presenti anche l’ambientalista tarantino Alessandro Marescotti.
“Io non mi fermo. La denuncia sulla situazione ambientale della città resterà sempre un’arma che non abbandono. Ma non posso fermarmi qui, bisogna guardare oltre e programmare un futuro differente per la città, un futuro lungimirante e che possa rappresentare una vera alternativa economica all’industria”, è il cuore del pensiero di Rosa D’Amato.
Parisi nel suo intervento ha sviscerato numeri e obiettivi, tra l’altro visionabili on-line (noi vi proponiamo lo studio completo ma anche il suo estratto, oltre che il video di presentazione), spiegando come il progetto sia partito e sia stato modellato sul nostro territorio. Parlando di occupazione, energie rinnovabili, risorse non aleatorie ma reali, insomma di una struttura economica e sociale che, da qui al 2050, trasformi e riconverta completamente Taranto. In estrema sintesi, si parla di 5,5 miliardi di euro del PIL diluiti da qui al 2050, di circa 138mila occupati da qui al 2050.

Certo, molto dipende dalla condivisione. “Siamo partiti, c’è già l’Osservatorio e abbiamo incontrato coloro i quali possono concorrere alla realizzazione del progetto. E parlo di ordini professionali, ma anche di ASSET (l’Agenzia Regionale Strategica per lo Sviluppo Ecosostenibile del Territorio – ndr) per esempio. I Ministeri italiani ne sono informati, aspettiamo il Piano Taranto anche per questo”, aggiunge la D’Amato. Qualcuno osserva: e l’Ilva? “Non smetteremo mai di stare addosso alla proprietà e denunciarne gli eventuali passi falsi – la risposta, in sostanza, della D’Amato -. Ma ciò non significa che va pensata un’altra Taranto. La riconversione è la filosofia che ci preme concretizzare”.
I pilastri? Economia circolare, sharing economy, energia rinnovabile distribuita, trasporti-logistica-servizi, economia digitale, agricoltura-economia del mare, turismo e cultura, istruzione e formazione, salute. “Taranto – dicono al CETRI – può ospitare centri di eccellenza mondiali di sperimentazione e ricerca”. Quindi, è facile intuire come Enti scientifici e sanitari, oltre che universitari, diventano fondamentali per aumentare le potenzialità della riconversione.

TARANTO TRI.0 completo

TARANTO TRI.0 estratto

Dunque, il progetto c’è, è giustamente perfettibile ed è lungimirante. Le risorse pure – per esempio, i finanziamenti già disponibili per Taranto – e potrebbero aggiungersene altre. Si può essere ottimisti?

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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