Tensione su Mar Nero e Azov

 

Scaramucce preelettorali che allarmano il mondo...
pubblicato il 28 novembre 2018, 10:42
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La crisi in atto nel mare d’Azov ha origini lontane, fin dal tempo della prima guerra mondiale quando nella conferenza di Versailles in vincitori si spartirono il mondo. La Crimea si trovò al centro di questi accordi, ma rimase un punto provvisorio insoluto e quindi si è trascinato fino ai giorni nostri. Uno scenario che vede impegnati da una parte l’Europa, la Nato degli Stati Uniti, dall’altra la regione russa della CSI comunità di Stati indipendenti; completa lo scenario il giornalismo di parte, un soggetto a cui dobbiamo rassegnarsi.
Oggetti delle controversie sono sempre i soliti: il diritto del mare, i commerci navali e stradali e le riserve energetiche, gas e petrolio e le tubazioni per l’esportazione; il resto sono motivazioni che fungono per specchietto per le allodole.
Ricordo i viaggi in quelle zone sulle navi petroliere italiane che andavano a caricare il petrolio in Russia nel porto di Novorossijsk, presso lo stretto di Kerch, ricco di gas e petrolio, due miei viaggi per realizzare un reportage sul delta del fiume Don, in un’atmosfera distesa e cordiale. Questa zona è profondamente cambiata sotto l’aspetto geopolitico, nelle popolazioni rivali ucraine e russe inserite nel loro ordine mondiale del 21º secolo.

L’incidente dei giorni scorsi, con il sequestro di navi e marinai ucraini arrestati, era nell’aria, la tensione è andata aumentando per diversi motivi: le prossime elezioni presidenziali ucraine, il termine dei lavori del ponte che unisce la penisola di Crimea alla terra ferma russa e l’imminente summit dei prossimi giorni a Buenos Aires dove sarà presente i presidenti Putin e Trump. A Buenos Aires si parlerà di trattati nucleari, delle crisi regionali, in particolare della Siria e del Mar Nero. Quest’ultima era già stata programmata dagli occidentali e ha il sapore di una provocazione a tempo. Al centro del contenzioso c’è il controllo del passaggio nello stretto di Kerch largo 20 km, strategico per il traffico e per l’approvvigionamento della Crimea, dove la Russia ha costruito un ponte investendo milioni di rubli. Il mar d’Azov è di fatto un bacino del mar Nero in cui da sempre transitano le navi commerciali russe, ucraine e con bandiere di vari paesi.
Sul mare di Azov si affacciano almeno quattro porti importanti: quelli ucraini di Mariupol’ e Berdjans’k e quelli di russi di Rostov sul Don e Taganrog. Kiev e Mosca si accusano a vicenda di bloccare alcune navi commerciali in transito: dallo scorso ottobre la situazione è andata degenerando. L’escalation è iniziata quando l’Ucraina, aveva chiesto un miliardo di dollari alla Russia per le limitazioni alla sua attività commerciale, richiesta spalleggiata dal parlamento della Ue che il 26 ottobre con una approvava una risoluzione in cui si minaccia «di rafforzare le sanzioni contro la Russia». Il Parlamento europeo si rammarica che il mar d’Azov sia diventato una nuova dimensione marittima delle bellicose azioni russe contro l’Ucraina.
Il 5 novembre la Difesa russa ha annunciato la costruzione di un aeroporto militare a Marine Chulek, a metà strada tra i porti di Rostov sul Don e Taganrog. Il 6 novembre, le navi russe della guardia di confine di Kizljar e Syktyvkar con sede a Murmansk, sono giunte a Novorossijsk.
E lo scorso ottobre le navi ‘Impeccabile’ e ‘Kerch’ si sono mosse verso il Mar Nero e ora hanno raggiunto il mar d’Azov. Il 27 settembre gli Stati Uniti hanno consegnato a Kiev le due motovedette Drummond e Cushing. la flotta del Mar Nero ucraina ha anche spostato in zona le navi ‘Lubny’ e ‘Nikopol’. Oltre all’artiglieria e alla mitragliatrice, queste imbarcazioni blindate trasportano lanciagranate automatiche e sistemi missilistici Barrier-VK, gli ucraini che mirano alla militarizzazione del Mar d’Azov con la creazione di una base navale a Berdjans’k e il blocco sistematico di alcune zone del mar d’Azov con la propria artiglieria. Questa e la ricostruzione dei fatti.
Per farla breve si tratta di scaramucce preelettorali e scuse per aumentare sanzioni commerciali alla Russia e bloccare questo importante crocevia di gas verso l’Europa. Penso che presto la situazione si calmerà e prevarrà il buon senso, anche se ancora una volta i media internazionali stanno allarmando l’opinione pubblica mondiale raccontando in modo diverso la crisi, situazione mediatica a cui purtroppo dovremo abituarci, che provocano il tifo da stadio dei contendenti. Intanto a complicare le cose in Ucraina è in vigore la legge marziale voluta dal presidente, aumentando la tensione nel Dompas a nord della Crimea. La prossima puntata dopo il vertice di Buenos Aires in Argentina tra i grandi della terra.

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