Depuratore Sava-Manduria, Aqp rifarà progetto scarico acque

 

pubblicato il 26 novembre 2018, 18:44
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Ennesimo colpo di scena nella vicenda riguardante il depuratore consortile Sava-Manduria. Giovedì si è svolta la Conferenza dei Servizi, durante la quale è stato comunicato il ritiro del progetto sullo scarico finale a Urmo-Specchiarica da parte dei tecnici e rappresentanti dell’Acquedotto Pugliese: una decisione che impegna adesso l’Acquedotto Pugliese impegnato nella stesura di un nuovo progetto. Il ritiro del progetto è dovuto al parere negativo della sezione Risorse idriche della Regione che ha bocciato la parte finale del progetto per il depuratore di Sava-Manduria e mette fine alla disputa sul famoso “scarico zero” sul recapito finale delle acquee.

Un progetto, quello del depuratore consortile, che si trascina da anni tra proteste dei cittadini, errori porgettuali, cambi di destinazioni, lungaggini burcratiche. A far discutere, da sempre, la località sulla quale far sorgere il depuratore e l’eventuale scarico a mare. Attraverso una delibera di modifica del PTA, la fampsa “condotta sottomarina” era stata sostituira con uno “scarico di soccorso in mare” che vi arriva “mediante un solco naturale sfociante in battigia”. Durante la Conferenza dei Servizi però, la Sezione Risorse Idriche ha bocciato tale variante anche dal punto di vista legislativo. Il progetto, sostiene l’Ufficio, non è conforme D.Lgs 152/06, al vigente PTA e al R.R. 13/2017″. 

Al termine della Conferenza dei Servizi, l’Acquedotto Pugliese attraverso una nota stampa ha annunciato l‘impegno “a fornire nel minor tempo possibile una ulteriore soluzione progettuale per il recapito finale del nuovo depuratore a servizio dei Comuni di Sava e Manduria. Sono recepite, così, le indicazioni emerse nel corso della Conferenza dei Servizi che si è tenuta oggi presso la Sezione Autorizzazioni Ambientali del Dipartimento Opere Pubbliche della Regione Puglia“. Per questo l’Acquedotto Pugliese, ha ritirato l’istanza di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) relativa al recapito finale dell’impianto di depurazione nell’attesa di individuare una soluzione che possa soddisfare le esigenze territoriali nel rispetto della normativa vigente. 

Quest’ulteriore intoppo però, non interromperà l’iter di costruzione dell’impianto di depurazione di Sava-Manduria (che sorgerà nella zona Urmo-Specchiarica), che ha già precedentemente ottenuto la VIA e con le due Amministrazioni, che anche nel corso della riunione di giovedì scorso, hanno ribadito l’assoluta urgenza dell’avvio dei lavori già autorizzati, tenuto conto della grave situazione igienico sanitaria in cui versano i due Comuni. Ad oggi, è bene ricordarlo, Sava non è ancora dotata di fogna dinamica: ovvero i liquami vengono smaltiti attraverso vasche imhoff o soluzioni affini e il depuratore a servizio di Manduria non è adeguato agli attuali carichi. 

Aqp ha confermato “gli investimenti per il potenziamento della rete di depurazione. Tutti gli impegni assunti saranno rispettati ed è confermata la realizzazione del nuovo depuratore a servizio di Sava e Manduria nel sito già individuato“. Il progetto del depuratore, infatti, è già dotato di tutte le autorizzazioni previste, compresa la VIA, come del resto confermato dagli organi della giustizia amministrativa. 

L’indomani la riunione della Conferenza dei Servizi, tenutasi ieri presso la Sezione Autorizzazioni Ambientali del Dipartimento Opere Pubbliche della Regione Puglia, l’Acquedotto Pugliese ha ribadito attraverso un comunicato stampa “che l’oggetto dell’incontro ha riguardato esclusivamente alcuni aspetti del recapito finale delle acque trattate. Per esso, Acquedotto Pugliese si è impegnato a fornire nel più breve tempo possibile una ulteriore soluzione progettuale che soddisfi le esigenze del territorio, nel rispetto della normativa vigente. Rimane esclusa, tuttavia, l’ipotesi di una condotta sottomarina“. “La necessità di procedere nella realizzazione del nuovo depuratore è dettata, inoltre, dal rischio di sanzioni da parte dell’Unione Europea, nonché da responsabilità per violazioni di legge in capo ai Sindaci dei Comuni interessati, a causa del protrarsi del danno ambientale“.

Un avvertimento che non è piaciuto ai cittadini e ai movimenti impegnati nella battaglia del depuratore, così come al sindaco di Avetrana, che continuano a sostenere “che un’opera simile distruggerebbe l’economia dell’intera marina manduriana non solo di Specchiarica ma anche di Torre Colimena, San Pietro in Bevagna, aree protette comprese“. Per questo motivo il prossimo 16 dicembre è stata organizzata una nuova manifestazione di protesta a Manduria, dopo quella del 7 marzo scorso che portò in piazza diecimila persone.

E’ bene precisare, come avvenuto d’altronde durante la Cds di gioverì, che in discussione non è l’intero progetto, ma solo le autorizzazioni ambientali allo scarico, con il depuratore che sarà ubicato sulla costa. Nonostante la netta contrarietà del comune di Avetrana che anche giovedì ha ripresentato la proposta di delocalizzazione in contrada Serpenti (a 5 chilometri dalla costa). Il depuratore si farà. E sorgerà vicino al mare. Al momento lo scarico finale resta l’unica, grande incognita.

(leggi tutte le notizie sul depuratore https://www.corriereditaranto.it/?s=depuratore&submit=Go)

 

Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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