Parte il Circus della politica

 

La campagna elettorale è scattata. Ma Taranto resta ferita
pubblicato il 25 novembre 2018, 11:08
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Beh, tenetevi pronti. Perchè la campagna elettorale è già partita. Ah, non ve ne siete accorti? Eppure, i segnali sono forti e chiari. Perchè il Circus della politica ha già cominciato a sguinzagliare le truppe cammellate. Che quatte quatte s’insinuano nella nostra vita quotidiana dapprima gironzolando intorno a noi, e successivamente passando all’attacco.
No, non stiamo vergando corbellerie. Allora, a fine maggio del 2019 ci si recherà alle urne per le elezioni europee: dunque, c’è già un appuntamento ufficiale. Nel frattempo, molte cose potrebbero cambiare. Nel senso che, per restare dalle nostre parti, non è detto che non vengano imbastite le elezioni comunali: l’attuale giunta Melucci si regge per una manciata di voti, soprattutto per una tregua con il governatore Emiliano (che intanto ha incassato dal suo partito la ricandidatura alle regionali del 2020). Ma quanto durerà? Molti sono gli interessi in gioco ed è per questo che non è poi così assurdo pensare a possibili elezioni comunali.
I segnali, si diceva, sono forti e chiari. Taranto, ve ne sarete accorti, in questi giorni ha assistito alla celebrazione di tonfi del suo recente passato politico. A cui molto volentieri non abbiamo nè assistito nè soprattutto partecipato, in ciò negando – e ci perdonino – ai nostri lettori informazioni che, a monte e confermate… a valle, ci sono parse molto ipocrite. Quindi per noi i nemici aumenteranno: non importa, preferiamo dire la nostra che non far da cassa di risonanza a tesi aggrappate sui vetri. E, badate bene, portiamo in ogni caso rispetto per coloro i quali hanno voluto officiare la storia a modo loro.
Noi semplicemente affermiamo che, ad esempio, il dissesto comunale è stato da qualcuno generato, da qualcuno sottovalutato, da qualcuno mascherato e poi nascosto, da qualcuno cavalcato. E dai tarantini subìto. Tutto il resto è la confutazione di una stagione le cui conseguenze nefaste si continuano a pagare.
Noi semplicemente affermiamo che presentarsi ancora con medaglie al petto per battaglie contro qualcuno con cui poi si è andati a braccetto per mera convenienza politica è poco tollerabile, soprattutto se sullo sfondo c’è il dolore dei tarantini.

Noi affermiamo che questa città non può cancellare il suo passato come spesso ha colpevolmente fatto. La storia recente di Taranto parla di personaggi ambigui, serpenti a sonagli, forse semplicemente gattopardi. Ecco ciò che sanno celebrare meglio: l’idolatria del falso perbenismo.
Taranto è ferita gravemente: questo è sotto gli occhi di tutti. Come sotto gli occhi di tutti circolano protagonisti e comparse dello scempio passato e presente, se non proprio quello del futuro. Taranto alle ultime elezioni politiche aveva riposto grandissima fiducia in un movimento così fuori dagli schemi tanto da agevolarne la scorpacciata di voti. E oggi da quel movimento si sente tradita. Fateci caso: seppur per motivi differenti, è la stessa fiducia riposta nel passato per Cito, la Di Bello e poi Stefàno. La storia di queste ere fastose e di sabbia scrivetela e leggetela voi, e poi replicatela adesso cambiando solo gli attori: non cambiano i finali.
Adesso capite perchè la campagna elettorale è partita? Taranto resta una piazza appetibile per famelici personaggi a caccia di business, elettorale e in soldoni. Perchè Taranto ha bisogno di speranza: perciò va illusa e poi depredata. Ma la verità sta nei simboli del degrado tutto nostro: palazzi storici che cadono, città vecchia senza lo straccio di un cantiere, ma soprattutto la visione d’insieme e quindi di sistema che stenta a programmarsi e successivamente a venir fuori. Certe volte, pensi davvero esista una strategia che ci vuole sempre in coda. Certe volte credi a un dna che non può modificarsi.
Qui non pretendiamo d’esser migliori di altri: qui commettiamo anche noi errori e per questo siamo pure colpevoli. Perchè forse dovremmo fare di più per la nostra terra, o forse perchè non ne siamo in grado. Ma di un dato siamo fieri: non sappiamo accettare profeti, sacerdoti e ancelle che diffondono false religioni per un falso benessere comune. E, forse, perciò siamo dei reietti. Proprio come ai tempi dell’impero dei Riva.

Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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