Le “astensioni” placano la crisi

 

Si prefigura un "governo delle astensioni": la maggioranza si compatta e incassa le astensioni di Ciraci e, relativamente al solo punto n. 7, del consigliere comunale Stellato
pubblicato il 23 Novembre 2018, 17:36
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Il primo Consiglio comunale post revoca delle dimissioni rilasciate dal sindaco Rinaldo Melucci ci consegna un dato politico inconfutabile: la maggioranza nella massima assise cittadina è viva ed autosufficiente.  Resiste incolume alla prova muscolare delle opposizioni rispondendo compatta. Melucci incassa, quindi, quella fedeltà, da parte dei consiglieri di maggioranza, venuta meno in occasione del voto delle elezioni provinciali; allorquando almeno due, se non addirittura quattro consiglieri comunali di maggioranza, votarono a favore di Giovanni Gugliotti.

Ciò, a dire il vero, non ci stupisce visti i precedenti in Consiglio comunale, anche nella passata consiliatura, nella quale ci siamo abituati trasformismi, cambi di casacca politica e “franchi tiratori” poi riconvertitisi lungo il cammino di Palazzo di Città in cambia di una delega o, più semplicemente, timorosi di perdere lo scranno in Consiglio comunale in caso di nuove elezioni. Si potrebbe commentare, come sintesi della fase di consultazioni avviate dal sindaco prima di revocare le sue dimissioni, con  un’espressione “gattopardiana” di Tomasi di Lampedusa: tutto cambia perché nulla cambi.

Nonostante la minoranza abbia più volte abbandonato la seduta consiliare al momento della votazione di importanti provvedimenti di natura amministrativa la maggioranza è difatti riuscita a mantenere il numero legale con il supporto, soprattutto ad inizio seduta allorquando non era ancora presente il primo cittadino Rinaldo Melucci, del consigliere comunale ex Forza Italia Cosimo Ciraci.

Parliamo di ex in quanto la “separazione consensuale”, come dichiarato dallo stesso Ciraci, è maturata proprio ieri a seguito della nota stampa diramata dal coordinatore regionale del partito forzista, Mauro D’Attis, con la quale viene il coordinamento regionale ha escluso il consigliere comunale tarantino dal partito.

E qui vi sarebbe il secondo dato politico: la maggioranza può ora contare su un appoggio, seppur esterno, di un ulteriore consigliere comunale. Quanto detto, va precisato, non rappresenta una novità in quanto Ciraci ha più volte, negli ultimi Consigli comunali, mostrato un atteggiamento difforme rispetto al suo ex capogruppo di Forza Italia, Giampaolo Vietri, in occasione dei voti ai provvedimenti amministrativi o, più semplicemente, non abbandonando l’aula, a differenza di Vietri, consentendo così che non venisse meno il numero legale. Tale atteggiamento si è però trasformato in una più ufficiale apertura a seguito delle consultazioni, durante i giorni della crisi politica, fra il sindaco Melucci e lo stesso Ciraci (leggi qui ).

Un’apertura che oggi si è manifestata in modo palese ogni qualvolta l’opposizione ha abbandonato la seduta consiliare. Cirarci, rimasto in Aula, ha, come detto in premessa, consentito con la sua presenza l’avvio della seduta che, altrimenti, non avrebbe raggiunto il numero legale di 17 consiglieri comunali. Quanto alle modalità di voto, Ciraci si è ogni volta astenuto, salve che per la votazione del punto n. 7 iscritto all’ordine del giorno, avente ad oggetto: “Atto di indirizzo acquisizione aree Arca Jonica, occupate senza titolo dal Comune di Taranto e relativa ricognizione dei valori spettanti periziati”.

Lo scenario che sembrerebbe palesarsi in Consiglio comunale sembrerebbe ripercorrere le orme del  “Governo delle astensioni”, noto anche come “Governo della non sfiducia”. Ci riferiamo al Governo Andreotti III, in carica dal 30 luglio 1976 al 13 marzo 1978. Un governo, avente come unica matrice politica lo scudo crociato democristiano che, non potendo contare su di una maggioranza nei due rami del Parlamento, si avvalse delle astensioni offerte dal Partico Comunista dell’allora segretario Enrico Berlinguer per superare la crisi politica scaturita dall’assenza di una maggioranza in Parlamento.

In questo “governo delle astensioni” potrebbe rientrare, in caso di eventuali necessità, un altro componente già indiziato per farne parte. Ci riferiamo al consigliere comunale Massimiliano Stellato (ex Pd, passato all’opposizione nel Gruppo Misto). Lo stesso già oggi in occasione della votazione del predetto punto n. 7 dell’ordine del giorno, ha preferito non abbandonare la seduta consiliare, così come Ciraci ed a differenza dei restanti componenti dell’opposizione. Del resto Stellato ha recentemente, in occasione delle consultazioni con il sindaco, aperto ad un eventuale appoggio alla maggioranza sui temi e sulle questioni Stellato ha infatti proposto a Melucci la sottoscrizione di un ‘patto istituzionale per Taranto’ “alla presenza del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e del presidente della Provincia di Taranto Giovanni Gugliotti” (leggi qui).

Concludendo, si può affermare che la crisi politica sembrerebbe essere rientrata; ciò che resta è invece la crisi di valori dalla quale la città di Taranto, da ormai troppi decenni, non riesce a destarsi. Ci riferiamo non solo all’ambito politico bensì a tutti i contesti apicali della società civile ionica, la quale, ahinoi, non riesce più ad esprimere una classe dirigente competente, integerrima e capace di affrontare a schiena dritta le sfide del futuro. Consapevole del fatto che, in politica così come in ogni ambito che richiede pianificazione, il buon amministratore deve saper ragionare e programmare non in base agli umori del momento bensì traguardando alle occasioni che potrebbero concretizzarsi in un futuro, seppur remoto.

Potreste domandarvi quanto potrebbe durare un’Amministrazione comunale retta da una  maggioranza risicata o fondata sulle “astensioni”. L’esperienza politica delle Giunte comunali a guida dell’ex sindaco Stefàno dimostrano che potrebbero avere anche vita lunga. Certo è che con una maggioranza così fragile, come del resto si dimostra l’intera classe politica locale, difficilmente si potranno intraprendere scelte politiche coraggiose, anche impopolari, i cui frutti potrebbero concretizzarsi solo a lungo termine. La tentazione di voler “tirare a campare” senza inimicarsi nessuno sarebbe, in queste condizioni, il peggior rischio.  Il nostro auspicio, tuttavia, resta quello di essere piacevolmente smentiti dai fatti.

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