Giornalisti, dai: siamo un po’ ‘puttane’

 

Magari dovremmo adeguarci alla piattaforma Rousseau...
pubblicato il 18 novembre 2018, 12:04
4 mins

Dai ragazzi, forza. A bocce ferme. Non nascondiamoci dietro l’angolo. Diciamocela tutta: siamo tutti un po’ ‘puttane’ noi giornalisti. Siamo marchettari, gattopardi, faziosi, persino beceri: perchè non l’accettiamo? E’ vero, perchè pronti ad aprir le gambe laddove soffia il vento. Disposte a chiuderle immediatamente se la tariffa non ce la pagano come pattuito. Scriviamo quel che ci chiedono di scrivere, qualche volta indossiamo la corazza e facciamo finta d’esser guerrieri indomabili.
No? Non è vero? Dai, sì che è vero. E poi, lo dice Di Maio, signori: dobbiamo chiedere scusa, accettare l’etichetta che c’affibbia, siamo ‘pennivendoli’. Cioè: il vice presidente del Consiglio del governo del cambiamento. Mica uno qualsiasi! Dovremmo inchinarci davanti a cotanta lezione di comportamento, ringraziarlo pure per averci suggerito nel tempo come si usa il congiuntivo in Italiano, no? Ammettiamolo: siamo inferiori al cospetto di un personaggio che diffonde cultura e fiducia nel popolo, soprattutto uno che mantiene sempre la parola data. Mica come i suoi predecessori che ci prendevano tutti per i fondelli: no lui no.
Ragazzi, perchè raccontate fregnacce? Dite la verità: siete contro il suo ‘credo’ e allora vi vendicate? Non si fa così, proprio no. L’informazione è una cosa seria, mica le chiacchiere. Certo, dobbiamo farci perdonare diverse cosette: allora, approfittiamo di questo profeta, anzi discepolo fedele di un’industria della comunicazione che pare si chiami ‘piattaforma Rousseau’, un’invenzione di due guru un tantinello furbi come Grillo e soprattutto Casaleggio! Quella sì che è informazione libera, non certo quella che produciamo noi. Riflettete, cari amici ‘pennivendoli’: il vice presidente del Consiglio e tutti i suoi seguaci e i seguaci dell’intero movimento, si muovono e agiscono da anni seguendo precise indicazioni scelte democraticamente. Se qualcuno non è stato e non è d’accordo? E mica può obbiettare… pardòn restare nel movimento, non sia mai: vada altrove, cerchi casa laddove ci sono i poteri forti, le lobbies, oppure faccia qualcos’altro. Meglio un Minculpop che la penna libera…
Ah, e ringraziate pure l’altro discepolo Alessandro Di Battista. Lui gira il mondo e pontifica perchè è attento alle cose italiane: ammettiamolo, c’abbiamo un po’ d’invidia, vorremmo tutti il portafoglio pieno e andar per il pianeta con famiglia a carico.
Questa sì che è politica! Questa sì che è informazione vera! Mica noi che critichiamo i dietrofront su Ilva, Tap e magari mo’ ci scappa pure quello sulla Tav. Meditiamo, meditiamo tutti. E impariamo a fare giornalismo vero, magari frequentando corsi di formazione per i crediti organizzati dalla Rousseau. Che ne dite, riusciremmo a smettere di esercitare meretricio?
Però… sapete che vi dico? Non sono mica tanto convinto da questi alti cantori della libertà pentastellata. Certo, siamo una categoria un po’ particolare, fatta di uomini e donne tutti uniti e tutti divisi, diciamo fra noi talvolta falsi e cortesi: insomma, non tutti siamo proprio delle verginelle. Però, personalmente non sopporto le catene: per cui mi tengo pure gli insulti, resto ‘pennivendolo’ e anche un po’ ‘puttana’. E qui… ci scappa un bel vaffa! Di grillina memoria.

Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

Commenta

  • (non verrà pubblicata)