Melucci sì o no. Questo è il problema?

 

Taranto paga decenni di ritardo in tutti i campi. A prescindere dal sindaco in carica
pubblicato il 11 novembre 2018, 11:44
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Non importa se il sindaco Melucci confermerà le proprie dimissioni o, al contrario, farà un passo indietro. No, perchè ancora una volta questa città, la sua parte politica, marchia a fuoco l’incapacità di scegliere un percorso e andare fino in fondo. E’, invece, molto più capace nel fermarsi davanti agli ostacoli, per certi versi aggrapparsi ad essi in una sorta di alibi di ferro pur di evitare il dialogo, il confronto magari serrato, la volontà di sintesi. E non è questione di valore degli attori, per carità: la storia degli ultimi decenni passa attraverso la litigiosità e la smania di protagonismo. Chiamasi beghe di cortile. A danno di una comunità che già non può chiamarsi tale se accettiamo il dato che ci vuole divisi, nemici, gattopardi. Magari non tutti, ma buona parte sì, eccome.
Taranto continua a privilegiare la disgregazione, ed è un fatto acclarato. Certo, ha radici profonde perchè probabilmente risale alle scelte industriali dello Stato nel post-conflitto mondiale: c’era un popolo da sfamare, e quale decisione migliore se non quella di sventrare terra e mare dando il via alla gioiosa macchina della grande industria? Con tutti i benefici diffusi: stipendi garantiti per la classe operaia che va in paradiso, economia che gira per gli imprenditori e i palazzinari, città apparentemente con pochi veri problemi. L’illusionismo che cattura e oscura. Con la complicità, talvolta inconsapevole ma più e spesso colpevole, degli stessi tarantini.
Nessuno, oggi, può affermare non sia reale, per quanto sintetica e fors’anche parziale, quest’immagine: perchè oggi ne stiamo pagando le conseguenze. Gravissime. A partire da una manifesta inadeguatezza nel capire, intuire, progettare e gestire le dinamiche sociali d’oltre confine: non andiamo oltre le Cheradi, semmai indossiamo corazze e imbracciamo armi per combattere il ‘nemico’. E, in parte, è comprensibile se rivolto a chi continua a decidere del nostro destino, come i firmatari degli innumerevoli decreti ‘salva Ilva’ oppure i gaudenti ‘strozza sanità’ residenti in Puglia, tanto per fare degli esempi.
Ma noi continuiamo a farci del male, ci mettiamo del nostro insomma. A prescindere dalla sponda che occupiamo. E offriamo il benestare a quanti piombano nel nostro territorio e depredano famelici. Si dimentica, ancora una volta, delle fragilità, della cultura deteriorata, delle potenzialità accantonate e, quindi, di una serie di vertenze sociali (passateci il termine sindacale) che andrebbero affrontate pazientemente e dal basso attraverso il dialogo e lo scambio di idee, privilegiando il confronto politico e non lo scontro, sotterrando i veleni e gli intrighi di cortile. Certo, occorrerebbe una sana pulizia di quella classe dirigente che tuttora impera e decide, quella che un giorno l’ex governatore di Puglia, Nichi Vendola, in una delle rare riflessioni da condividere per Taranto definì “la cupola che opprime” la nostra città: il famoso ricambio generazionale. Ma come si fa se i nostri giovani emigrano pur di trovare occupazione?
E allora? Qui possiamo riflettere fin che vogliamo: basta una passeggiata per Taranto e ascolti le analisi più disparate ma tutte convergenti. Cioè: impera la ‘politica dell’orticello’, sia essa riferita alle Istituzioni quanto al posto di lavoro così come nel condominio e altrove. Non siamo comunità, certo per una serie di ragioni storiche: ma ci sarà un giorno che questa che è una realtà indiscutibile possa finalmente invertirsi?
Non sappiamo come andrà a finire con Melucci. Però è facile immaginare che il prossimo futuro sarà fatto di ostacoli ancora più duri. Resti lui alla guida del Comune oppure no. Qui si perde ancora tempo, e di decenni di ritardo siamo campioni assoluti. Non possiamo esserne fieri.

Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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