Senza casa, figlio disabile: l’appello

 

La lettera di una famiglia che non riesce a trovare ascolto
pubblicato il 11 novembre 2018, 11:47
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Riceviamo e pubblichiamo questo accorato appello. Che fa riflettere. “Mi chiamo Rocco De Pace e voglio denunciare la mia dolorosa vicenda abitativa, iniziata nel 2009 da quando risiedevo nell’edificio di via Duca degli Abruzzi, sgomberato dai vigili del fuoco per problemi di dissesto statico, ora in condizioni di recupero impossibile per il prolungato disinteresse dei proprietari. Il Comune allora ci procurò una sistemazione provvisoria presso un ristorante, poi con l’agevolazione del contributo abitativo per tre anni (assieme alla promessa di un’abitazione definitiva) ci destinò a Pulsano in Viale dei Micenei. Al termine di questo periodo, il Comune ci riferì che non essendoci case a disposizione e che avendo usufruito di tre contributi annuali, il massimo consentito dalla legge, dovevamo arrangiarci. Ci ritrovammo a dormire in macchina con un bambino di soli 2 anni. Quindi insieme ad altre famiglie cercammo di occupare la palazzina in via Guarino Guarini (a Talsano). Dopo estenuanti trattative e grazie alle nostre proteste, riuscimmo a far partire un nuovo bando per assegnazione di alloggi popolari. Uscii da quell’appartamento con la speranza di una casa, in possesso di tutti i requisiti previsti per l’assegnazione. Anche in quel caso ci fu qualcosa che non andò per il verso giusto. Infatti non mi vennero riconosciuti i punteggi per lo sgombero e per la malattia di mio figlio, facendomi così fuori dall’assegnazione. Feci ricorso ma senza ottenere nulla! Per fortuna cominciai a lavorare a Teleperfomance e con lo stipendio trovai un appartamento in fitto. Ma nel 2015 venni licenziato. Fino a qualche mese fa grazie a sporadici lavoretti sono riuscito a pagare il fitto e utenze, ma ora non ne ho più la possibilità e perciò ho ricevuto lo sfratto. Mi sono rivolto daccapo al Comune prima via telefono poi attraverso email, mi sono anche presentato di persona anche al Questore e Prefetto con varie istanze protocollate. Ma fino ad oggi chi di dovere, consapevole dei miei diritti, continua a non rispondere alle mie richieste di aiuto: non tanto per me ma per i miei figli piccoli di cui uno affetto da problemi di disabilità che lo costringono a seguire una cura che se interrotta potrebbe causare arresto neuro evolutivo del bambino. Eppure, ribadisco, le condizioni di reddito e la situazione familiare mi consentono pienamente l’accesso all’alloggio comunale; lo stesso Comune, come riferitomi dai suoi rappresentanti, ha acquisito a febbraio 40 appartamenti dal Demanio. Perché non destinarmene uno? Attualmente nessuno al Comune vuole più ricevermi, nonostante le richieste opportunamente protocollate. Per questo motivo, esasperato, mi sono rivolto a S.E. il Prefetto per chiedere un colloquio e relativo intervento al fine di risolvere la mia situazione, che peraltro è stata portata all’attenzione della magistratura e della questura. Sono veramente esasperato e questo silenzio potrebbe costringermi a clamorose azioni di protesta”.

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