Ddl Sicurezza, Liviano presenta mozione: “La Regione esprima la sua contrarietà”

 

Nel testo della mozione presentata dal consigliere regionale Liviano si chiede alla Regione Puglia di impegnarsi "ad  esprimere al Governo nazionale l'assoluta contrarietà rispetto alle decisioni assunte"
pubblicato il 08 novembre 2018, 14:55
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“La Regione Puglia deve esprimere al Governo nazionale l’assoluta contrarietà rispetto alle decisioni assunte con l’approvazione del decreto sicurezza”. È quanto chiede il consigliere regionale del Gruppo Misto, Gianni Liviano, nella mozione presentata al presidente del Consiglio regionale, Mario Loizzo, e al presidente della Giunta regionale, Michele Emiliano.

Secondo Liviano, infatti,  con l’approvazione del Ddl sicurezza “viene gravemente compromesso l’immane lavoro svolto finora, anche a livello locale, con l’impegno  della Regione e soprattutto dei   Comuni e del privato sociale. Con il risultato – aggiunge il consigliere regionale tarantino – di indebolire le sedi e gli strumenti di concertazione attivati per un’equa distribuzione sostenibile su tutto il territorio della nostra regione. Non solo – prosegue Liviano – il rischio che si corre è che aumentino le persone presenti nei Centri di permanenza per rimpatri, le difficoltà di mettere in atto rimpatri, viste anche le scarse risorse stanziate per i rimpatri volontari e l’assenza di ulteriori accordi con i Paesi di origine, e che, al termine dei 180 giorni, potranno aumentare le presenze di stranieri irregolari favorendo, così, marginalità estreme, occupazioni e illegalità”.

Per questo, ritiene Liviano, la Regione deve far sentire la sua voce tanto più che “la nostra terra è crocevia dei flussi migratori oltre che essere, da sempre,  terra solidale e accogliente per quanti fuggono da situazioni insostenibili nei propri paesi di origine, ruolo che è stato svolto in maniera efficace anche dalla Chiesa pugliese, dalle associazioni di volontariato e dai Comun. Quest’ultimi, secondo quanto previsto dal provvedimento, dovranno chiudere i loro sportelli grazie ai quali fornivano attività informative , di supporto e di assistenza agli stranieri che intendono accedere ai programmi di rimpatrio volontario assistito. Inoltre, il Ddl priva i sindaci di poter intervenire in merito a collocazione, tipologia di beneficiari, selezione degli enti deputati alla gestione dei centri, dovendo però far fronte alle ricadute territoriali negative che questo modello inevitabilmente comporta sui servizi sociali e sulla sicurezza dei territori”.

Per cui, conclude il consigliere Liviano che esprime tutta la sua vicinanza ai sindaci fino ad oggi impegnati in questa importante opera di accoglienza e di inclusione sociale, “è importante che la Regione Puglia faccia sentire forte la propria voce a livello nazionale”.

Di seguito il testo della mozione

Alla c.a.

presidente del Consiglio regionale

dott. Mario Loizzo

e p.c.

presidente della Giunta regionale

dott. Michele Emiliano

 

MOZIONE

Oggetto: Legge Sicurezza e immigrazione

«PREMESSO che

– il dato relativo ai migranti sbarcati è stato nel 2016 di 144.574, nel 2017 di 108.538 e nel 2018 (al 12  ottobre) di 21.426, confermando un trend in calo che dunque non evidenzia la necessità di misure straordinarie;

-nella Relazione sul funzionamento del Sistema di Accoglienza presentata alla Camera dei Deputati lo scorso 14 agosto, il Ministro degli Interni definiva il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar) “un ponte necessario all’inclusione”;

– la legge  su immigrazione e sicurezza, approvata ieri (7/11 u.s.)  al Senato, ha posto il Paese di fronte alla preoccupante prospettiva di un forte ridimensionamento dello Sprar – Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati – destinandolo ai soli titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati;

– l’Anci nazionale ha stimato in 280 milioni di euro i costi amministrativi che ricadranno su servizi sociali e sanitari territoriali e dei Comuni, per l’assistenza ai soggetti vulnerabili , oggi a carico del Sistema Nazionale;

– i minori stranieri non accompagnati rischiano, al compimento del 18mo anno di età, di uscire dai percorsi di accoglienza e di finire in strada o, alternativamente, di richiedere il prosieguo amministrativo con rette a totale carico delle città, fino al compimento del 21mo anno di età;

– la Regione Puglia , i Comuni che ad essa appartengono, la Chiesa pugliese e le associaizoni di volontariato,  hanno finora  svolto un egregio ruolo di accoglienza e di solidarietà verso gli immigrati

 CONSIDERATO

che la Legge in oggetto:

– introducendo una tipizzazione delle tipologie di tutela complementare e abrogando, di fatto, l’istituto del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, elimina la possibilità per le commissioni territoriali e per il Questore di valutare la sussistenza dei gravi e seri motivi di carattere umanitario e di quelli risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato Italiano;

– mira a prolungare il periodo massimo di trattenimento dello straniero nei centri di permanenza per i rimpatri da 90 a 180 giorni;

– elimina gli sportelli comunali che forniscono attività informative, di supporto e di assistenza agli stranieri che intendano accedere ai programmi di rimpatrio volontario assistito;

– riserva l’accoglienza nel sistema Sprar ai soli titolari di protezione e Msna escludendo di fatto i richiedenti asilo e i soggetti vulnerabili, indirizzando in tali modo il sistema di accoglienza a favore del CAS, centri gestiti da privati, spesso di dimensioni ampie che rappresentano la maggior fonte di insicurezza sul territorio, di malcontento della popolazione residente;

– abroga il riferimento alla ripartizione territoriale all’interno delle Regioni, abrogando altresì il passaggio in cui si prevedeva che i tavoli regionali di coordinamento individuassero “i criteri di ripartizione, all’interno della Regione, dei posti da destinare alle finalità di accoglienza (…)”

– privilegia il sistema di accoglienza delle Prefetture e indebolisce sedi e strumenti di concertazione territoriale, sopprimendo tra le altre cose il supporto giuridico alla c.d. “clausola di salvaguardia” e quindi il potere dei Sindaci, che perdono voce in capitolo in merito a collocazione, tipologia di beneficiari, selezione degli enti deputati alla gestione dei centri, dovendo però far fronte alle ricadute territoriali negative che questo modello inevitabilmente comporta sui servizi sociali e sulla sicurezza dei territori;

– esclude la possibilità ai detentori di permessi di soggiorno per richiesta di asilo di avere l’iscrizione all’anagrafe dei residenti;

                            TUTTO CIO’ CONSIDERATO

– si ritiene che venga gravemente compromesso l’immane lavoro svolto finora anche a livello locale con l’impegno  della Regione e soprattutto dei Comuni e del privato sociale, indebolendo nei fatti le sedi e gli strumenti di concertazione attivati per un’equa distribuzione sostenibile su tutto il territorio della nostra Regione;

– si rischi l’aumento delle persone presenti nei Centri di Permanenza per rimpatri, le difficoltà di mettere in atto rimpatri, viste anche le scarse risorse stanziate per i rimpatri volontari e l’assenza di ulteriori accordi con i Paesi di origine, al termine dei 180 giorni, potranno aumentare la presenza di stranieri irregolari favorendo marginalità estreme, occupazioni e illegalità.

IMPEGNA

la Regione Puglia ad  esprimere al Governo nazionale l’assoluta contrarietà rispetto alle decisioni assunte e sopraindicate e a chiedere altresi di considerare nei regolamenti attuativi che faranno seguito alle disposizioni normative tutte le criticità operate indicate all’interno di questa mozione».

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