L’alunno che si fa male a scuola: come comportarsi?

 

L'Istituto chiamato a risarcire i danni? La procedura non è così automatica
pubblicato il 04 Novembre 2018, 12:42
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Questa settimana trattiamo di un argomento che, credo, con l’avvo del nuovo anno scolastico, certamente potrà interessare i genitori: il caso in cui lo studente (a prescindere da quale anno frequenti) si faccia male a scuola. Sia bene inteso, i figli sono preziosi e mi auguro che questo articolo resti solo una lettura, senza dover mai trovare applicazione…
Tuttavia capita, magari raramente, che l’alunno si faccia male a scuola e che quest’ultima sia chiamata a risarcire i danni alla famiglia. Ma la procedura non è così automatica.
I nostri figli sono affidati tutte le mattine all’istituto scolastico di appartenenza. Questa circostanza, del tutto normale ed ordinaria per noi, fa scattare in capo alla scuola degli obblighi ben precisi in termini di custodia e vigilanza. È necessario pertanto, che il personale scolastico vigili sugli alunni o gli studenti, affinché non accadano incidenti, che possano danneggiare l’incolumità fisica di ragazzi.
Purtroppo, sappiamo bene che spesso ciò non accade: sono frequenti, infatti, gli episodi in cui l’alunno cade, lo studente si ferisce, il ragazzo sbatte la testa, ecc. Ebbene, in questi casi, il genitore arrabbiato pretende il giusto risarcimento. Ci domandiamo quali siano gli elementi che devono sussistere per evidenziare la responsabilità della scuola e per essere risarciti.
Si badi che è necessaria la coincidenza di vari elementi, dimostrando obbligatoriamente alcune circostanze decisive. In primo luogo il “fatto storico”. Occorre cioè dimostrare l’accadimento, ad esempio la caduta dell’alunno e la conseguente lesione subita dalla sua integrità fisica (un taglio, una slogatura, una frattura, ecc.). Il cosiddetto fatto storico può essere provato anche con le dichiarazioni dello stesso istituto scolastico il quale conferma l’evento e la relativa dinamica. E’ importante ricordare che, in questi casi, l’insegnante presente deve relazionare, sul fatto e per iscritto, al dirigente scolastico (il preside) e che, per legge, avete diritto di chiedere una copia della detta relazione.
Inoltre, il fatto storico deve essere avvenuto all’interno dell’istituto scolastico durante l’orario in cui l’alunno era affidato alla custodia e alla vigilanza della scuola. In presenza di questa circostanza, la legge presume che l’evento lesivo sia avvenuto per causa e colpa dell’istituto affidatario. In altri termini, la scuola ha causato l’evento lesivo in questione, poiché non lo ha impedito, nonostante il ragazzo fosse sotto la sua vigilanza. La legge, quindi, presume che la scuola potesse e dovesse impedire la caduta di vostro figlio, poiché era affidato alla medesima e doveva fare in modo che non accadesse nulla. Tecnicamente questa circostanza è definita come nesso causale: c’è evidentemente un rapporto causa/effetto tra l’evento lesivo verificatosi e la condotta del responsabile dell’omessa custodia del ragazzo.
Ad esempio, la Cassazione ha ritenuto legittimo negare il risarcimento ai genitori dell’alunno perché:
• ….ha ritenuto l’infortunio dovuto a cause rimaste oscure, e dunque per difetto di prova d’un valido nesso causale tra la condotta della scuola ed il danno…
• ….la scuola aveva provato di avere tenuto una condotta diligente e di non aver potuto
impedire il fatto “le insegnanti erano presenti al fatto, e (…) non vi sono elementi (…) dai quali potersi desumere il difetto (…) degli obblighi di sorveglianza”…. Pertanto, è importante dimostrare il nesso causale.
Non va dimenticato che l’istituto scolastico coinvolto ha ovviamente facoltà di superare la descritta presunzione di responsabilità. In altri termini, la legge non dice che in questi casi la scuola è sempre responsabile, ma consente alla stessa di dimostrare il contrario: questa circostanza è tecnicamente definita “prova liberatoria”. Ed infatti, l’istituto potrebbe dimostrare che l’evento lesivo è avvenuto indipendentemente dalla vigilanza dovuta ed operata, oppure in circostanze tali da essere assolutamente imprevedibile ed inevitabile:
• esempio pratico di prevedibilità ed evitabilità: se un ragazzo cade perché era seduto sul parapetto e un compagno lo ha spinto, la scuola è sicuramente responsabile. È vero che era imprevedibile il gesto dello sconsiderato compagno, ma è altrettanto vero che, con adeguata vigilanza, l’insegnante non doveva consentire che il ragazzo sedesse sul parapetto;
• esempio pratico di imprevedibilità ed inevitabilità: se i ragazzi sono regolarmente seduti in classe, ascoltando la lezione, ed uno di essi, improvvisamente, colpisce alla testa un compagno lanciandogli un libro, non può certamente dirsi che l’insegnante non abbia vigilato: come poteva, infatti, prevedere ed impedire un gesto così inconsulto come quello appena descritto?
In conclusione, ove la scuola dovesse dimostrare l’imprevedibilità e l’inevitabilità del fatto, i genitori dell’alunno non otterrebbero alcun risarcimento.
E’ difficile prevedere, in questo caso, un risarcimento poiché si tratta di un soggetto capace d’intendere e di volere senza alcun limite, con piena capacità di discernimento e quindi in grado di badare a sé stesso e senza bisogno di alcuna vigilanza.
Sono, sostanzialmente, le conclusioni a cui arriva una recente sentenza della Corte di Cassazione secondo la quale ….l’età maggiorenne incide comunque sul contenuto dell’onere probatorio dell’insegnante, in quanto la dimostrazione da parte sua della maggiore età dell’allievo deve ritenersi sufficiente per provare che l’evento dannoso ha costituito un caso fortuito, essendo stato posto in essere da persona non necessitante di vigilanza alcuna in quanto giunta ad una propria completa capacità di discernimento, persona che pertanto – essendo ben consapevole delle sue conseguenze – non era prevedibile che effettuasse una siffatta condotta…. Gli Ermellini hanno, inoltre, precisato che tale ragionamento è estensibile anche agli studenti prossimi alla maggiore età.
Inizialmente, in una prima fase non è necessario rivolgersi ad un legale, anche se sarebbe opportuno farlo. Ad ogni modo inviate una richiesta formale di risarcimento (raccomandata a/r, p.e.c. o mezzi da cui emerga la prova certa del ricevimento, pensiamo anche al telegramma) all’istituto scolastico dello studente, indirizzata al dirigente dello stesso. Ricordatevi che, come già segnalato in precedenza, avete diritto di chiedere una copia della relazione sui fatti, redatta dall’insegnante di turno, quindi chiedetela. La scuola dovrebbe aver stipulato un’assicurazione che copre gli infortuni subiti e provocati dagli alunni, che si distingue da quella obbligatoria dell’INAIL, che invece copre gli studenti per gli infortuni patiti durante le attività di laboratorio o quelle di educazione fisica. L’assicurazione privata deve essere stata stipulata a seguito di una delibera del Consiglio di Istituto e consente allo studente di essere coperto da eventi accidentali avvenuti all’interno della scuola. In genere, con pochi euro all’anno, è possibile aderirvi. Ebbene, se c’è l’assicurazione e non ci sono dubbi o grosse contestazione sui fatti, l’assicurazione, coinvolta dalla scuola, dovrebbe pagare senza problemi.
Nel caso in cui, invece, le cose non si risolvessero bonariamente, allora sarà necessario ed inevitabile rivolgersi ad un avvocato. Questi preparerà ed avvierà la conseguente azione giudiziaria. Essa sarà rivolta al Ministero (Miur) nonché all’istituto scolastico responsabile, in persona del dirigente, mediante un atto di citazione a comparire dinanzi al giudice competente per territorio (quello cioè, che ha competenza sulla circoscrizione in cui è sita la scuola). Si tratta del Tribunale o del Giudice di Pace, a seconda del valore della causa. Ebbene, poiché la maggior parte dei danni subiti a scuola non è di grossa entità, cioè sì tratta di lesioni corrispondente ad un valore economico che non supera i 5000 euro, quasi sempre la competenza è del Giudice di Pace. In questo caso, il giudizio dovrebbe procedere più velocemente ed anche con meno resistenza pratica: infatti nei giudizi dinanzi al Giudice di Pace, l’Avvocatura di Stato (che rappresenterebbe il convenuto Ministero) delega sempre i dirigenti scolastici (privi di sostanziale competenza legale e procedurale) a partecipare alle udienze. In termini tecnico-difensivi, questa circostanza rappresenta un’indubbia agevolazione per chi procede al risarcimento.

avv. Massimiliano Madio
Per info: [email protected]
www.studiolegalemadio.it

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