Ilva, Mittal cambia la grande fabbrica

 

Resta la dignità e la solidarietà tra i lavoratori. Smentiti gli esuberi 'politici'. Tante le situazioni critiche: serve confronto con sindacato
pubblicato il 03 novembre 2018, 09:06
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L’ingresso di Mittal in Ilva avvenuto il 1 novembre, attraverso la new.co AM InvestCO Italy srl, ha delineato un nuovo modo di fare impresa. Che risponde ai criteri più freddi e severi delle grandi multinazionali presenti nel mondo in ogni settore economico. Lo avevamo preannunciato, ma come al solito siamo stati ‘nemo propheta in patria‘. In molti forse hanno sottovalutato la portata storica della vendita del gruppo Ilva ad ArcerloMittal. Altri invece hanno preferito attendere in silenzio. Ma la scossa sismica, tra lavoratori e organizzazioni sindacali si è avvertita eccome.

Come abbiamo riportato più volte nei giorni scorsi, che più di qualcosa non fosse andato per il verso giusto lo si era intuito una decina di giorni fa. Quando i sindacati capirono, dopo una serie di incontri con i vertici di AM InvestCo Italy srl, che ‘l’operazione trasparenza’ che avrebbe dovuto portare a conoscere in anticipo di qualche giorno rispetto al 29 ottobre, i numeri e i nomi e cognomi ufficiali dei lavoratori che avrebbero trovato collocazione nelle due macroaree all’interno delle quali si trovano tutti i reparti del siderurgico tarantino, non era una strada accessibile e praticabile (area a caldo e a freddo (nella nuova indicazione, area “primary” e “finishing”). In particolare è stata la Fiom Cgil a sottolineare come la nuova società avesse scelto infatti di intraprendere un percorso “poco trasparente”. Non si riuscì nemmeno a sapere, in giorni di continue riunioni, il nome della società di consulenza esterna, alla quale ArcelorMittal aveva affidato il compito di redigere le graduatorie con gli elenchi dei lavoratori, attraverso la media ponderata che avrebbe poi assegnato ad ogni singolo lavoratore il punteggio che avrebbe segnato il suo destino lavorativo.

Per questo, decidere di non condividere con i sindacati un percorso di questo tipo, all’interno di un sito industriale come quello tarantino che impiega oltre 10mila lavoratori, era scontato avrebbe portato al primo scontro con la nuova proprietà. Il che ha comportato che quando il 29 ottobre pomeriggio sono arrivate le comunicazioni spedite ed inviate entrambe da Ilva in amministrazione straordinaria firmate dal responsabile del personale Claudio Picucci, in molti non si sono ritrovati con le scelte della nuova società.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/10/30/2mittal-sceglie-gli-operai-e-il-privato-bellezza/)

Secondo quanto previsto dall’accordo sindacale dello scorso 6 settembre infatti, i criteri di scelta dei lavoratori avrebbero dovuto seguire il seguente schema. Innanzitutto, al primo posto è stata posta la linea tecnologica: ovvero, si è guardato prima di tutto ai singoli reparti, se e come resteranno in attività: questo significa che qualora, per ipotesi, un reparto verrà chiuso o ridimensionato, inevitabilmente tutti o quasi i lavoratori di quest’ultimo risulteranno in esubero e quindi in cig. Dopo di che, secondo un calcolo di media ponderata che i sindacati si attendevano di conoscere già nei giorni scorsi, si sono andati a valutare gli anni di anzianità, la competenza e i carichi famliari.

Il problema però, è che Mittal non ha voluto condividere con i sindacati nemmeno le informazioni su i reparti da ridimensionare o addirittura da chiudere. Il che significa che molti lavoratori hanno appreso soltanto il 29 pomeriggio che il loro reparto non esisteva più, o che era stata dimezzata la forza lavoro dello stesso, e per questo si ritrovavano nella platea dei 2586 esuberi.

E’ quello che ad esempio è accaduto ai lavoratori del reparto Area 12 – squadra canali, condense e filtropressa – sono state soppresse e assegnati a terzi, diversamente da quanto sostenuto durante l’incontro del 10 ottobre scorso. Per questo Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto un immediato confronto “per ripristinare attività fondamentali per la tutela ambientale rispetto anche alle prescrizioni previste dal DPCM del29 settembre 2017“.

Ad altri lavoratori è invece accaduto che pur avendo un inquadramento professionale di categoria superiore, si sono ritrovati inseriti in postazioni tecnologiche di categorie inferiore e con la riduzione dell’organico in turnazione.

In particolare viene evidenziato il caso della BAT 7/12, dove vengono impiegati lavoratori senza formazione e informazione degli impianti, con rischio per la sicurezza sugli impianti e per la salvaguardia ambientale, in particolar modo per quanto attiene alle emissioni in atmosfera.

Inoltre, è accaduto che l’azienda non abbia soppresso alcune attività di lavoro, che continuano ad essere svolte con criteri diversi però rispesso all’accordo del 6 settembre scorso. E’ quanto accaduto nel reparto Acciaieria 2, dove l’attività di approvvigionamento trattamenti permane a cospetto di quanto avviene invece in Acciaieria 1 per la stessa attività, soppressa soltanto sulla carta ma che invece è assegnata ad operatori sociali con altre mansioni. Lo stesso similmente avviene in area GRF. Con i sindacati che denunciano come le attività di marcia stiano proseguendo con un’attività più alta rispetto a quanto previsto in sede di accordo sindacale.

Nel reparto Officine si è verificato un taglio del personale pari al 34%, mentre nelle Manutenzioni Acciaierie il taglio è stato pari al 25%. Situazione simile ma differente per quanto attiene i reparti Tubificio 1, Tubificio 2, e tubifico ERW: qui l’intero personale è stato collegato in Cig a zero ore, anche se è prevedibile che i lavoratori saranno richiamati in reparto quando vi sarà una ripresa produttiva legata a queste lavorazioni. Nel settore delle pulizie civili c’è stato un azzeramento totale del personale, perchè saranno totalmente terziarizzate.

Sicuramente, dunque, qualcosa non ha funzionato: lo dimostra anche il fatto che diversi lavoratori che hanno ottenuto la riassunzione da Mittal si sono prenotati per ottenere l’incentivo all’esodo. Il che significa che ci saranno da parte della società integrazioni rispetto al piano di assunzioni previsto. Ma è chiaro che la società dovrà sedersi al confronto e dare diverse spiegazioni sulle scelte operate. E nulla di più certo che alla fine degli incontri che inizieranno dalla prossima settimana, ci saranno dei cambiamenti.

Di tutto questo si parlerà l’8 novembre a Roma presso il ministero dello Sviluppo economico, che vedrà intorno ad un tavolo i dirigenti di Am InvestCo Italy srl, i commissari straordinari di Ilva in AS e i rappresentanti sindacali di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm, Usb, Ugl e FedermanagerIncontro durante il quale, secondo fonti aziendali, AM InvestCO Italy spiegherà e motiverà le sue scelte, che assicurano le stesse fonti avrebbero rispettato i criteri stabiliti in sede di accordo sindacale.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/10/29/ilva-il-dado-e-tratto-al-via-lera-mittal2/)

Certo è che il modo di stare in fabbrica cambierà. Così il modo di viverla, di intenderla. Si seguirà la strada dell’efficienza, che per una multinazionale significa accorpamenti di personale, di mansioni, di reparti; significa produttività massima con la riduzione al minmo di spese e impiego del personale.

Ma al di là di tutto questo, è stata smentita da più parti la tesi secondo la quale l’azienda abbia operato dei tagli ad hoc per liberarsi per i prossimi 5 anni degli operai più scomodi: ovvero quelli più politicizzati e sindacalizzati. Come avevamo riportato nei giorni scorsi infatti, è stato confermato che la società ha riassunto molti lavoratori del 5° livello, mandando in Cig a zero ore in Ilva in AS dal 4° livello in giù. Il che da un punto di vista aziendale un suo senso lo ha. Quando il quadro sarà più chiaro e definito, sicuramente sarà più semplice trattare anche questo argomento sul quale in molti nelle ultime ore hanno iniziato a speculare e a straparlare.

Infine, ma non certo per importanza, vogliamo sottolineare un aspetto che in questi giorni è passato in secondo piano. Ovvero la grande dignità di moltisismi lavoratori che si sono ritrovati in Cig, dispiaciuti di dover lasciare la grande fabbrica, i compagni di reparto, gli amici di una vita. In questi giorni in molti hanno assistito a scene di grande solidarietà, fatte di abbracci, pacche sulle spalle, lacrime, arrivederci dopo anni passati insieme giorno e notte. Una dimostrazione lampante di come troppo spesso la classe operaia dell’Ilva di Taranto sia stata descritta e raccontata in modo sbagliato e distorto, in particolar modo da chi, solo per mera fortuna e puro caso, si è trovato a vivere un’altra vita e non immagina nemmeno lontanamente cosa significhi essere un operaio e lavorare in una fabbrica. Perchè come abbiamo avuto modo di scrivere già in passato, al di là di tutte le storture, gli errori, i drammi sanitari e ambientali che ciò ha comportato, fare acciaio resta pur sempre un mestiere nobile.

Ora però, tutto è cambiato. E dopo gli errori drammatici dell’industria di Stato e del ventennio Riva, nulla potrà essere più lasciato al caso. Non dovrà più essere accettato nulla che comprometta anche per un solo giorno la salute di lavoratori e cittadini. Anche se forse questa resta soltanto una bellissima utopia. Nella consapevolezza che quella fabbrica non potrà mai essere compatibile con la vita di un intero quartiere e di un’intera città. Con la quale dovremo convivere ancora per molti anni.

Ma questa è un’altra storia.

(leggi tutti gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

 

Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Ilva, Mittal cambia la grande fabbrica

  1. Michele conte

    novembre 3rd, 2018

    Bellissimo articolo che dimostra correttezza , competenza , capacità di analisi e grande rispetto per la “nobile classe operaia”. È tutto ciò non è poco in una città che perde colpi in cultura e dignità.

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