Cis Taranto, cosa vuole farne il Governo?

 

A 6 mesi dall'ultima convocazione del Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto non è ancora chiara la volontà del Governo
pubblicato il 07 Ottobre 2018, 18:12
18 mins

Era il 9 aprile 2018 allorquando si riunì, per l’ultima volta, il tavolo inter-istituzionale del Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto (Cis) nella sede della prefettura di Taranto alla presenza dell’allora ministro per la Coesione Territoriale e per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti. Da allora molte cose sono cambiate, in primis l’attuale esecutivo nazionale a trazione giallo-verde, che ha giurato fedeltà alla Repubblica Italiana lo scorso 1º giugno.  

In occasione dell’ultima riunione in prefettura l’ex ministro De Vincenti ufficializzò l’implementazione delle risorse, che raggiunsero complessivamente ben 1,1miliardi di euro dalle iniziali 863milioni di euro.  A distanza di sei mesi dall’ultima riunione del Tavolo inter-istituzionale, fermo restando i ritardi ascrivibili al cambio di governo ed all’insediamento dei nuovi ministri preposti ma, dall’altro canto, considerando che ciò è avvenuto da tempo, una domanda sorge spontanea: che intenzioni ha questo esecutivo nazionale in merito alla prosecuzione del lavoro e dei finanziamenti già incardinati nell’alveo del Cis di Taranto?

Tale domanda risulta legittimata dal fatto che diversi progetti sono in fase di ultimazione; altri saranno invece completati nei prossimi anni e, essendo opere sottoposte a vincolo, il Governo in carica dovrà inevitabilmente monitorare tale stato di avanzamento dei lavori. In proposito vi è uno specifico ministero, quello per il Sud, presieduto da Barbara Lezzi (M5S), che dovrebbe proseguire nel solco di quanto già predisposto dall’ex ministro De Vincenti.

A fronte di ciò e considerando la valenza del Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto come cabina di regia di questi imponenti finanziamenti (tavolo inter-istituzionale peraltro legittimato istituzionalmente da una legge dello Stato, la n. 20/2015) non comprendiamo le ragioni per le quali quest’esecutivo ignora o non riconosce volutamente la sua valenza.

In verità qualche indizio in merito al modus operandi che questo esecutivo vorrà avere sulla vicenda l’ha lasciato intendere il vicepremier, nonché capo politico del M5S, Luigi Di Maio, che, all’indomani dell’accordo sindacale raggiunto con ArcelorMittal in merito alla cessione degli impianti siderurgici dell’Ilva, ha dichiarato di voler, a breve, fare visita a Taranto, promettendo una “legge speciale” per la città dei Due Mari. Le sue affermazioni, ponderate e meditate, evidentemente, per sedare le polemiche che sono sorte in città fra gli attivisti del Movimento dopo il raggiungimento dell’accordo su Ilva, hanno destato in noi ulteriori perplessità.

Perplessità correlate al fatto che un’ulteriore legge per Taranto, oltre ad avere l’effetto implicito di non riconoscere come base di partenza la precedente legge (n. 20/2015) che ha istituito il Cis e poste le basi dei finanziamenti ad oggi sbloccati, finirebbe, di fatto, per screditare quanto già realizzato dal precedente esecutivo. Governo a trazione Pd al quale si possono addebitare diverse lacune ma non di certo l’assenza di sensibilità e di impegno finanziario per porre rimedio alle innumerevoli problematiche che attanagliano Taranto.

Ad essere maggiormente puntigliosi, si potrebbe inoltre aggiungere che una “legge speciale per Taranto” in realtà esiste già. Parliamo della legge regionale speciale per Taranto la quale, dopo un lungo lavoro coordinato dal consigliere regionale Gianni Liviano, incaricato su delega della Giunta regionale per la predisposizione del suddetto disegno di legge, è stata approvata dal Consiglio regionale nel gennaio di quest’anno. Una legge realizzata a più mani, in quanto lavoro di sintesi al quale hanno collaborato diversi esponenti ed eccellenze della società civile, delle associazioni di categoria nonché del mondo universitario e produttivo ionico che, evidentemente, hanno una contezza maggiore delle problematiche cittadine. La stessa legge prevede una serie di dispositivi per favorire la valorizzazione delle aziende “green”, oltre ad incentivi per la diversificazione produttiva nell’area ionica e sgravi fiscali per le imprese che vorranno investire su Taranto. La lacuna insita nella predetta legge è la mancanza di adeguate coperture finanziarie non predisposte dalla Giunta regionale. Al riguardo sarebbe più opportuno, anziché redigere una nuova legge speciale per Taranto, riuscire a mettere a sistema la vision di futuro incardinata nella legge regionale speciale con i finanziamenti già stanziati dallo Stato.  Partendo, per l’appunto, dal Piano strategico per Taranto il quale, previsto all’interno della legge regionale speciale per Taranto, la cui cabina di regia è stata affidata all’Agenzia regionale Asset ed è in fase di progettazione (leggi qui) .

Ciò potrebbe realizzarsi attraverso un lavoro sinergico di concertazione fra le istituzioni; da quelle locali: Amministrazione comunale di Taranto, Provincia di Taranto, Regione Puglia, al Governo nazionale. Da qui, a nostro giudizio, l’importanza nevralgica del tavolo inter-istituzionale del Cis, in quanto già incardinato ed operativo e comprensivo, al suo interno, delle rappresentanze delle singole istituzioni, da quelle nazionali a quelle locali, oltre che delle associazioni, delle università territoriali e delle parti sociali.

Non andrebbe quindi disperso, a nostro giudizio, la notevole mole di finanziamenti e di progetti in itinere predisposti dal Cis. È da considerarsi quindi l’ipotesi meno auspicabile quella di una nuova legge speciale per Taranto, la quale non farebbe altro che ritardare l’iter procedurale di diversi progetti in cantiere. Un’ipotesi, nata a margine di dichiarazioni estemporanee dettate dagli umori e da animi e strascichi polemici troppo accesi in conseguenza della conclusione della vertenza Ilva, che certo non sarebbe lungimirante e che verterebbe, a nostro giudizio, su di una lacunosa conoscenza di quanto già predisposto dal precedente Esecutivo poiché bollato, in modo frettoloso da questo Governo, come non adeguato.

Come più volte da noi specificato, l’annosa vicenda Ilva, ancora non del tutto conclusa, ha finito non solo con ledere l’immagine di Taranto ma anche e soprattutto con il distorcere la realtà locale e la percezione del reale avvertita dall’opinione pubblica. Spesso troppo attenda, anche in modo morboso e spesso perverso, alle vicende correlate all’Ilva ignorando quanto si smuoveva a Taranto, seppur lentamente e su diversi piani istituzionali, per il rilancio di questa città. In ciò anche noi, come mass media, dovremmo recitare il nostro mea culpa per aver privilegiato spesso, nell’ “agenda setting”  delle priorità e degli spazi forniti alle singole informazioni giornaliere, a quelle inerenti all’Ilva di Taranto a danno delle informazioni culturali, sociali, politiche, economiche, poste spesso in secondo piano. E la svolta per Taranto potrebbe arrivare proprio dal mare magnum di finanziamenti contenuti nel Cis, quella primavera tanto attesa per la Città dei Due Mari i cui frutti iniziano a concretizzarsi. Basti pensare all’ormai prossima inaugurazione del Teatro Fusco, ai circa 90milioni di euro che a breve saranno resi operativi per Città Vecchia, all’inizio di riqualificazione del Lungomare di Taranto (realizzata quest’ultima con i finanziamenti stanziati dall’Amministrazione comunale), all’annuncio dell’avvio dei lavori di riqualificazione di Palazzo degli Uffici (i cui progetti, precedentemente inseriti nel Piano strategico provinciale, sono poi convogliati nel Cis), all’importanza posta per la riqualificazione delle strutture sportive ed alle azioni di bonifica intraprese già da anni al rione Tamburi che si concretizzeranno con la realizzazione della foresta urbana in via Lisippo, senza dimenticare le innumerevoli iniziative culturali o ludiche quali la “Spartan Race”, il concerto del Primo Maggio e, in ultimo, le registrazioni del film “Six Underground” che hanno dato lustro e visibilità alla città.

In tutto ciò non bisogna però dimenticare tutte le vicissitudini e le problematiche che Taranto ha dovuto patire e che, seppur con innumerevoli rinunce, passate e future, ci apprestiamo ad archiviare nel nostro più cupo passato: basti pensare alla proclamazione del dissesto finanziario del 2006, al successivo anno in cui l’Amministrazione comunale non aveva nemmeno le risorse per garantire i servizi essenziali garantiti dalle due società partecipate Amiu ed Amat nonché l’illuminazione stradale fino all’esplosione, nel 2012, dell’inchiesta giudiziaria “Ambiente Svenduto” con tutto il suo conseguente clamore mediatico. Ogni primavera della vita, però, non sboccia dal nulla e ciascun fiore manifesta i suoi germogli nel corso della stagione più fredda. La metafora è in riferimento al 2012, allorquando la situazione a Taranto sembrava volgere al peggio a causa della vicenda giudiziaria ed all’inasprirsi dei toni e dello scontro fra chi sosteneva il diritto alla salute e coloro i quali ponevano in primo piano il diritto al lavoro. In questo contesto di instabilità, evidentemente poco propenso alla riflessione razionale ed asettica che dovrebbe essere doverosa al fine di vagliare le decisioni più opportune, l’allora Sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, ebbe la lungimirante idea di porre le basi per la nascita di un tavolo istituzionale per Taranto a Roma, esteso a tutti i ministeri coinvolti per le problematiche che riguardavano la città Bimare. Nacque proprio nel 2012 quel Tavolo per Taranto, antesignano dell’attuale Cis, con l’allora Governo Monti. All’ex primo cittadino di Taranto chi vi scrive, spesso critico con la precedente Amministrazione comunale, riconosce questo impegno, concretizzatosi successivamente nel Cis,

Da allora la mole di investimenti è salita, nonostante gli anni della crisi finanziaria e con lo Stato che, in altri ambiti, disinvestiva i finanziamenti, in maniera esponenziale ed in modo quasi inversamente proporzionale con la conoscenza che l’opinione pubblica aveva dello sforzo economico che lo Stato ha voluto predisporre per Taranto. Ciò in parte è dovuto alle ragioni esposte in precedenza, in parte è una conseguenza della congenita predisposizione della comunità ionica a mostrare diffidenza nei confronti delle istituzioni e a prediligere crogiolarsi nelle sue problematiche, enfatizzandole all’ennesima potenza.

Tornando all’ultima riunione del tavolo inter-istituzionale dell’aprile scorso, in quell’occasione “è stato fatto il punto sullo stato di avanzamento degli interventi del Contratto istituzionale di sviluppo: lavori conclusi per 92 milioni di euro e cantieri aperti per ulteriori 398, in totale 490 milioni pari al 57% della dotazione iniziale di 863,8 milioni di euro; ulteriori 357 milioni di opere in progettazione. Inoltre, la dotazione iniziale è aumentata a 1 miliardo e 100 milioni grazie all’assegnazione di ulteriori risorse disposta dal Governo nell’ultimo anno e mezzo“ (leggi qui ).

L’ulteriore integrazione delle risorse poc’anzi menzionata riguardò circa 52milioni di euro stanziati dal Cipe per le bonifiche (40 milioni per il rione Tamburi e 12 milioni per i restanti 4 comuni dell’Area Vasta: Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte); i circa 70 milioni di euro per il progetto di “Ammodernamento tecnologico delle apparecchiature e dei dispositivi medico diagnostici delle strutture sanitarie dei comuni dell’Area di Taranto”, reso possibile a seguito delle risorse sbloccate nell’incontro del Cis del giugno 2018 e precedentemente stanziate nella manovra finanziaria del dicembre del 2017. A ciò si assommano i 90 milioni di euro sbloccati dal Cipe per Città vecchia a seguito della conclusione  della fase istruttoria dei progetti esecutivi previsti dal Contratto istituzionale di sviluppo per il centro storico. Per quanto riguarda quest’ultimo finanziamento, come è noto, da Delibera Cipe è stata pubblicata recentemente con l’assegnazione di 90milioni di euro, provenienti dai fondi comunitari FSC di Sviluppo e Coesione, al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la riqualificazione di Città vecchia. A giudizio dell’Amministrazione comunale tali risorse possono essere «utilizzate immediatamente per attivare gli interventi relativi alle cosiddette “invarianti strutturali”, come la messa in sicurezza, la riqualificazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria e il restauro dei palazzi storici di proprietà comunale, oppure per la riapertura della viabilità interclusa a causa di immobili non più recuperabili» (leggi qui).

La mole di finanziamenti inseriti nell’alveo del Cis interessa, come è noto, una complessità di interventi che non riguardano solo l’ambito delle bonifiche nonché l’ammodernamento delle strutture portuali, comprensive di banchine e di fondali, bensì anche settori strategici per il rilancio dell’economia ionica nonché il ripristino e la riqualificazione e valorizzazione di diverse aree di interesse storiche ed architettonico, basti pensare a Città vecchia ed al Piano degli interventi redatto dal Comune di Taranto (che ha inglobato parte dei progetti emersi a margine della procedura concorsuale del Concorso internazionale di idee per la valorizzazione di Città Vecchia “#OpenTaranto”) e recepito dal Cis, ma anche gli interventi di riqualificazione dell’Arsenale della Marina Militare (dei quali si fa menzione nella legge ordinaria n. 20 del 4 marzo 2015, la cosiddetta legge per Taranto, che ha posto le basi per la nascita del Cis di Taranto). Da non dimenticare, infine, i circa 200milioni di euro, anch’essi sbloccati con apposite delibere Cipe, inseriti nel Cis per la realizzazione del nuovo ospedale S. Cataldo di Taranto.

Risorse già destinate a Taranto per le quali la città ionica deve battersi affinché non vada disperso nemmeno un centesimo. Una battaglia nella quale i colori politici non dovranno prevalere sugli interessi della comunità ionica. Per tali ragioni è bene che i parlamentari ionici si offrano da intermediari fra le istituzioni locali ed il Governo affinché venga ripreso e, perché no, implementato, il lavoro già predisposto dal Cis. Ed è in quest’ottica che si innesta la richiesta dell’attuale Sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, datata giugno 2018 , al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti, di riprendere i lavori del tavolo inter-istituzionale.  Nella missiva Melucci sottolineava l’importanza insita nella riattivazione del Cis in quanto “le risorse, i progetti strategici e persino le semplificazioni normative sul tavolo del CIS costituiscono un volano imprescindibile”.

A fronte di quanto dichiarato dal Ministro dello Sviluppo Economico in merito al suo prossimo approdo in riva allo Ionio, l’auspicio è che i parlamentari ionici eletti nelle liste del M5S, piuttosto che proporsi come accompagnatori e guide per la visita istituzionale del vicepremier Di Maio o assecondarlo nella sua volontà di redigere l’ennesimo decreto per Taranto, gli chiedano di attivare ed implementare quanto già previsto dal Cis. Sarebbe quindi auspicabile uno sforzo comune e sinergico, da parte di tutti i rappresentanti istituzionali di Taranto; Amministrazione comunale, consiglieri comunali, Provincia di Taranto, consiglieri regionali, parlamentari, passando per il neo-nominato assessore regionale Borraccino, affinché si rivendichi la convocazione del tavolo.

Condividi:
Share
"Nothing is real and nothing to get hung"...

Commenta

  • (non verrà pubblicata)