I Tuareg, fieri maestri di vita

 

La rivoluzione invisibile di un popolo, impercettibile ai turisti ma evidente per gli esploratori
pubblicato il 07 ottobre 2018, 10:31
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I Tuareg sono il popolo nomade che ho conosciuto per primo. Già negli anni ’70 mi recavo nel deserto nelle loro tende e con loro seguivo le piste carovaniere. Ancora oggi ricordo i loro insegnamenti preziosi sulla sopravvivenza nel nulla e con poco. Adesso più che mai che sono costretto a vivere solo e con un grave handicap per sempre, una lezione di vita che altri non possono capire se non hanno avuto le stesse esperienze.
Il nomadismo, fenomeno tradizionale dalla notte dei tempi, subisce anche esso il cambiamento climatico, della modernità del danaro: il declino del nomadismo tradizionale sta provocando l’estinzione di culture e tradizioni. Uno dei popoli interessati vivono tra le sabbie del deserto oltre il Mar Mediterraneo: i Tuareg. Sono chiamati Uomini Blu per via del copricapo e le vesti di colore blu che spesso macchiano anche la pelle, le donne vestono tendenzialmente di nero. La società Tuareg tradizionale è molto gerarchizzata; si distinguono diverse classi, vere e proprie “caste”. In particolare, le principali sono: gli appartenenti alle tribù nobili quelli delle capre, tributari, gli appartenenti a tribù vassalle, gli schiavi domestici d’origine sub-sahariana, denominati anche Bellà.
I nobili, che costituiscono la casta più privilegiata, possiedono il monopolio delle armi e dei cammelli e sono riconosciuti come i tradizionali guerrieri; essi hanno ottenuto tale posizione attraverso la soggezione delle altre caste e la difesa delle proprietà, oltre ai tributi dei vassalli. Un aspetto tradizionale di questi nobili era la rigorosa endogamia praticata all’interno della medesima casta.
I Tuareg hanno anche ottenuto schiavi come tributi di guerra, soprattutto in Africa orientale, o ne hanno acquistati sul mercato: essi sono per lo più negroidi (il loro stesso nome, Ikelan, vuol dire “essere neri”). Anche tra gli schiavi esistono strati sociali regolati da leggi inerenti il patrimonio, i matrimoni e il territorio; successivamente gli stessi schiavi hanno costituito una casta e hanno assimilato lingua e costumi dei nobili. I colonizzatori francesi hanno eliminato la tradizionale forma di schiavismo mentre hanno conservato la figura dello schiavo domestico per quelli che erano stati acquisiti prima della nuova legislazione.
Ancora oggi, però, l’istituto della schiavitù continua ad esistere in alcuni dei territori sotto il controllo dei Tuareg. La schiavitù è stata abolita, ma di fatto ci sono i Bellà, una tribù ancora al servizio dei loro antichi padroni. Le principali tribù clan si trovano Algeria, Libia, Mali, Niger, Mauritania, Burkina Faso anche se i confini sahariani sono molto labili. Praticano la monogamia, anche se secondo l’Islam qualunque individuo potrebbe avere più mogli. Il futuro marito porterà una dote composta da dromedari alla famiglia della sposa. La tenda e il suo arredamento sono forniti alla coppia dalla famiglia della sposa, in caso di divorzio la proprietà resterà alla moglie Di norma, la coppia di sposi deve appartenere alla stessa casta, le donne non portano il velo per mostrare la loro femminilità, a differenza degli uomini. sia uomini che donne possono avere relazioni prima del matrimonio. Usano in abbondanza i cosmetici, anche a scopo medico contro le malattie dell’apparato visivo. i bambini si rasavano la testa, per riconoscere la tribù di appartenenza. I Tuareg mantengono molti aspetti linguistici e culturali originari delle popolazioni berbere. La cultura tradizionale dei Tuareg ha conservato numerosi miti antichi, in cui non è difficile scorgere un fondo preislamico, anche se in molti casi si osserva un’integrazione tra elementi antichi ed elementi più recenti, di origine arabo-islamica.

La cerimonia del tè nel deserto
I Tuareg condividono con i loro ospiti una delle loro usanze religiose per augurare ai viaggiatori che incontrano la cerimonia del tè, conosciuta anche il “tè nel (o del) deserto”. La cerimonia comincia di buona fortuna con la preparazione della bevanda; per queste popolazioni il tè è un modo per elevare lo spirito e meditare, esse ritengono che serva a calmare gli animi e rinfrescare la mente facendo sincronizzare il proprio battito cardiaco e quello della teiera. Il tè viene preparato tre volte, ogni volta seguendo una ricetta e una preparazione diverse: il tè amaro e forte è il te della vita, composto da tè più dolce ma dal retrogusto amaro. La variante è preparata con tè molto dolce, dal gusto intenso e inebriante, è il tè dell’amore. Con il tempo i Tuareg hanno adottato uno stile di vita più sedentario, ciò nonostante questo popolo è conosciuto anche per la particolarità delle loro abitazioni. Le loro tende vengono costruite durante la cerimonia nuziale e rappresentano metaforicamente l’estensione dell’unione tra i due individui; le tende appartengono alla donna.
La religione che praticano è l’Islam, anche se vi è chi ha visto in diverse loro pratiche e leggende dei residui di un anteriore animismo. Le donne hanno una libertà maggiore rispetto ad altre culture islamiche, possono infatti avere liberi rapporti sessuali prima o eventualmente dopo il matrimonio. Quando si verifica un divorzio, dal momento che le tende sono di proprietà della donna, l’ex-marito si ritrova senza un tetto e deve cercare ospitalità presso parenti di sesso femminile (madre, sorelle).
Essi adottarono l’Islam nel settimo secolo durante il califfato degli Omayyadi e da allora ebbero un ruolo centrale nell’espansione della religione islamica sunnita .Non per questo la loro islamizzazione fu totale, infatti conservano ancora elementi del loro passato pre-islamico sia per quanto riguarda le credenze che i riti. Per secoli i Tuareg sono vissuti come dominatori del deserto, esercitando l’allevamento, il commercio transahariano e la razzia, il che portava a frequenti scontri tra tribù.
Sottomesse dal colonialismo francese intorno agli inizi del Novecento, molte tribù i Tuareg poterono mantenere a lungo i propri capi e le proprie tradizioni. Ma con la decolonizzazione videro il loro paese diviso fra molte nazioni moderne: Niger, Malì, Algeria, Libia e Burkina Faso, con la conseguente creazione di frontiere e di barriere che rendevano estremamente difficile, quando non impossibile, il modo di vita tradizionale basato sul nomadismo anche come conseguenza delle restrizioni nella circolazione. L’attrito con i governi al potere si fece sempre più forte e sfociò, negli anni novanta  in aperti scontri tra Tuareg che richiedevano autonomia per la propria madrepatria. I negoziati di pace portarono al decentramento del potere politico degli stati interessati e all’integrazione dei Tuareg in essi e nei rispettivi eserciti.
L’ultimo reportage sahariano mi ha confermato la rivoluzione invisibile del popolo Tuareg, impercettibile ai turisti ma evidente per gli esploratori. Un misto di fattori culturali , cambi climatici e tecnologici. Ma questa e un altra storia.

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