In questa città non si fa mai nulla!

 

Troppa disinformazione, spesso di chi non conosce e sentenzia sui social
pubblicato il 07 ottobre 2018, 18:33
8 mins

Che città è mai questa? Prendiamoci un attimo di riflessione e cerchiamo di capire cosa succede, perché quello che avviene intorno a noi, a volte, ha un riverbero mediatico distorto, altre, invece, porta a un disconoscimento di ciò che viene realizzato con grande sforzo. Ma soprattutto c’è una gigantesca disinformazione, che spesso scade in  giudizi da parte di chi non è presente e/o non conosce i fatti ed esprime anche sui social una serie di sentenze, solo per il gusto di lanciare l’amo della polemica a cui è facile abboccare.

No, non li conosciamo tutti i fatti, non abbiamo questa presunzione, ma proviamo a guardarci intorno, registriamo, forse parzialmente, l’intento di molti e la voglia di demolire di troppi, provando a fare una valutazione su ciò che è accaduto soltanto a settembre, magari volutamente evitando di andare a guardare i mesi estivi, dove ci sono stati soltanto pochi eventi degni di nota, ma per il resto tutto piuttosto sottotono. 

Si è verificato in questo mese di mezzo, tra l’estate è l’autunno, un florilegio veramente senza pari, per cui a Taranto si sono inanellati eventi straordinari e di un rilievo strepitoso, alcuni dei quali, spesso, sono passati quasi inosservati e ci si chiede il perché, visto che il lavoro è stato tanto e le aspettative altrettanto, ma il pensiero generale e scusate ‘popolare’ è quello che in questa città non succede mai niente. 

Partiamo dal grande evento della produzione di Netflix, solo perché è stato quello più visibile, ma non sempre altrettanto accettato, con vari atteggiamenti di pensiero. C’è chi ha sottolineato, con aria snob, l’atteggiamento provinciale con cui ci si è affacciati ad ammirare uno yacht strepitoso, senza comprendere come una visione così fuori dall’ordinario abbia creato una serie di atteggiamenti, ognuno dei quali andrebbe analizzato. Ad esempio la folla di cittadini di tutti i ceti e di tutte le età che, a tutte le ore, si è affacciata sul lungomare, attonita, in attesa e in religioso silenzio, a seguire ogni mossa dello staff che lavorava per il film. E non è una cosa da poco, significa rispetto, significa dare valore ad una azione eccezionale, per adesso unica su questo mare. Poi ci sono una serie di riverberi che non si possono sottacere, come le persone che hanno lavorato visibilmente o invisibilmente: si può pensare ai blocker, alle comparse, a chi preparava i cestini del pranzo, a chi ha trovato gente straniera al banco di un bar o chi ha visto riempire di colpo un hotel intero (ed anche più di uno) e chissà quante altre cose sfuggono, perché è vero che siamo provinciali, non sappiamo cosa sia una produzione di tale portata che è andata quasi porta a porta tra le case e le persone e le attività commerciali. Per non parlare poi di tutti coloro che per dovere hanno amplificato il loro impegno, ma che si sono trovati, comunque, partecipi di un progetto nuovo, senza paragoni da queste parti, un ambaradan che ha scombussolato per diversi giorni chiunque. Magari qualcuno ha anche “smadonnato”, ma ha partecipato, anche suo malgrado. Il circo di Netflix è stato un ospite che ha avuto un grande regista che in pochi minuti ha capito che le potenzialità di questa città sono superiori a tante altre per le inquadrature che richiedeva il suo film. Lo si dice da tempo e qualcuno lo ha capito al primo sguardo che non si trovano facilmente una serie di scorci così unici e vari e che nel mondo non ci sono eguali. Ma tanto non è che vogliamo cantarcela e suonarcela. Ce l’hanno già dimostrato e continuano a farlo. Quindi questo pensiero non è solo nostro e non è soltanto frutto di orgoglio, il discorso è molto più alto, perché questo settembre oltre a questi 500 ospiti americani e forestieri, ha illuminato gente nostra con grande talento. 

Contemporaneamente la cosa più fastidiosa e insopportabile è stato che il clamore nazionale è andato soltanto per quattro facinorosi, senza infamia e senza lode, o forse solo senza lode, che hanno portato al limite della cronaca nazionale solo una sfumatura, rispetto a un’armatura meravigliosa e luccicante che non era soltanto il film. C’è da chiedersi perché non abbiano dato valore a tutto ciò che tanti tarantini, oltre alla produzione americana hanno fatto vedere in questi giorni in questa città, soprattutto valorizzando la parte antica. 

Ma a settembre Ryan Reynolds non è stata l’unica star presente tra le strade, gli esempi sono diversi e duole il cuore che manifestazione come il Giovanni Paisiello Festival abbia sortito un effetto quasi nullo sulle pagine nazionali, rispetto due cassonetti rovesciati. Purtroppo questa città subisce ancora un’ombra nefasta, becera, da quattro soldi o solo legata ai fasti di un tempo, quando lavora e dà meglio di sé con persone che ci credono e faticano nel settore culturale, rendendola vivace, ma misconosciuta.

Sarà poi per addetti ai lavori, ma sono quasi sessant’anni che Taranto ospita un evento culturale di spessore come il Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia, che fa veicolare approfondimenti stranieri e indotto con uno sforzo che però rimane nella cerchia ristretta di chi sa, ma che invece dovrebbe far tremare per la sua potenza e urlare per nuove ricadute possibili. 

Una ovvietà il MArTA con quotidiane (e senza che badi al calendario) iniziative per tutti e proprio a settembre ha aderito alla ‘Notte Europea dei Ricercatori’.  

E la carrellata può continuare con le visite gratuite a Palazzo Pantaleo e al Museo Majorano; sempre in Città Vecchia gli eventi di Heroes sono stati arte a 360°; ‘Public Scape Taranto’ che ha permesso a di incrementare la bellezza di vari luoghi storici con allestimenti di arti visive donate dagli artisti; la chiusura della rassegna estiva del Comune con la spassosa tournèe “Risollevante Cabaret” e aggiungiamo la musica dal vivo in ogni dove, rappresentazioni teatrali, presentazioni di libri, mostre fotografiche, ma chissà quante altre iniziative sono sfuggite.

Già, in questa città non si fa proprio nulla!

Foto del set di ‘Sixunderground’: Dino Spinelli

Laureata in Lettere Moderne. Giornalista. Ha partecipato al Corso di Giornalismo dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia. 2 figli. Ha lavorato per alcune emittenti televisive locali: Videolevante, Studio 100, Telerama, Jotv, Tele.5 (in qualità di direttore). Ha collaborato con Taranto Sera, Voce del Popolo, Paese Nuovo (allegato de L'Unità), Pigreco, Tarantoggi, Primaveraradio (circuito Popolare Network), Magazine (in qualità di direttore), Edili, Radiocittadella. Ha curato numerosi uffici stampa, tra cui il Comune di Lizzano e l'Associazione Musicale della Magna Grecia, Magna Grecia... il Premio (Provincia di Taranto), Crest, VIALIBERA. Ha condotti programmi televisivi e radiofonici.

3 Commenti a: In questa città non si fa mai nulla!

  1. Alessandra

    ottobre 7th, 2018

    Concordo ogni parola.
    Ottimo articolo, sarebbe bello se lo leggesse ogni tarantino.

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    • rocco dimauro dimauro

      ottobre 8th, 2018

      infatti……nn sappiamo apprezzare..

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    • ferruccio Laterza

      ottobre 9th, 2018

      Forse non “sappiamo” farci una buona pubblicità?

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