Ecco ‘Warm Sweaters For Susan’, disco d’esordio per una band tutta tarantina

 

Hanno pubblicato il loro Ep omonimo, con cinque tracce
pubblicato il 06 Ottobre 2018, 10:34
3 mins

È sempre una buona notizia, sapere che c’è voglia di fare musica, di pensare e suonare canzoni inedite senza attingere al lavoro altrui come è abitudine diffusa con le cover band. Già, il “fenomeno” delle cover band, che tristemente si prodigano anche nel clonare i gesti e i vestiti dei propri beniamini.
Non è il caso questo, assolutamente, per i tarantini Warm Sweaters For Susan, che pubblicano il loro Ep omonimo, con cinque tracce per la supervisione attenta e caparbia del dinamico Giovanni Orlando e della sua “polifunzionale” etichetta e mastering studio Joe Black Production. L’impianto classico dei WSFS, è quello della maggior parte dei gruppi wave con Mimmo Gemmano frontman alla voce e chitarra, Luca D’Andria alla chitarra elettrica, il basso affidato a Gianluca Maggio con Gabriele Caramagno alla batteria.
Dall’ascolto dell’album, emerge immediatamente la passione dei musicisti e di Giovanni Orlando per i suoni della “Golden Age” britannica e come quel periodo compreso tra la fine degli anni ’70 fino agli anni ’90, abbiano potuto influenzare le tracce dell’extended play d’esordio. Il lavoro dei WSFS, apre con That’s The Way My Passion Stirs con riferimenti dal vago sapore “Floydiano” però anche con quella simbiosi fra chitarra e voce che in certi momenti personalmente mi evocano i Primal Scream di Bobby Gillespie, ma anche quel pizzico di Sad Lovers and Giants. La seconda traccia Gravity è la più melodica e malinconica, supportata anche da un bel video visibile su canale You Tube (https://youtu.be/u2cM55lsJJ4). Anche in questa selezione si assaporano le movenze sinuose tipiche dell’ala più romantica della new wave, con un’accattivante assolo finale di chitarra. Teach Me To Walk ancora una volta si incanala nel solco della british wave lesson, con i connotati da tipica ballad nostalgica.
The Quick Brown Fox Jumps Over The Lazy Dog, è uno dei brani più orecchiabili dell’Ep, con fraseggi e giochi vocali fra le chitarre e il morbido tappeto percussivo in un crescendo davvero accattivante. In chiusura l’altro brano che strizza l’occhio al passato è Satellites, con quel nostalgico richiamo al felice periodo Mod dei Jam di Paul Weller, ma con quel tocco strumentale in più che impreziosisce il brano. In definitiva cinque tracce che scorrono veloci, con dei denominatori comuni: la freschezza, le idee, la confidenza con i suoni e la capacità di esprimersi in inglese nei testi, aspetto questo non trascurabile in periodi di magra in cui è più facile ricreare che creare. Lunga vita ai Warm Sweaters For Susan, chi ben inizia….

di Franzi Baroni

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