Rohingya, profughi senza patria

 

pubblicato il 16 Settembre 2018, 08:58
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I Rohingya sono una minoranza etnica che da secoli vive in Myanmar. Più di un milione vivevano nello stato costiero occidentale di Rakhine, sono quasi un milione di religione musulmana che da anni cercano una patria. Il Myanmar buddista rifiuta di riconoscerli come cittadini, sostenendo che sono originari del Bangladesh o del Bengala indiano. Molti Rohingya, tuttavia, sostengono di essere discendenti di commercianti musulmani le cui origini risalgono al IX secolo.
Quando il Myanmar ottenne l’indipendenza nel 1948, ai Rohingya fu permesso di richiedere dei documenti d’identità e l’accesso ad alcuni diritti e seggi in Parlamento. Ma dopo un colpo di stato militare nel 1962, i Rohingya persero questo status e furono considerati stranieri.
Nel 1982 gli fu concesso nuovamente di richiedere la cittadinanza birmana a patto che parlassero la lingua birmana. Alla maggior parte dei Rohingya non sono mai stati concessi documenti per dimostrare le proprie radici rendendoli di fatto apolidi. Quando nel 2001 il governo birmano da militare è tornato ad essere civile, i Rohingya subiscono repressioni e violenze. La giunta militare che ha governato la Birmania applica un mix di nazionalismo birmano e buddismo discriminando la minoranza. Attualmente non hanno accesso alle stesse risorse e servizi, ai cittadini non è permesso di lasciare i loro insediamenti nella regione del Rakhine senza approvazione del governo e molti vivono in condizioni di povertà estrema.
I Rohingya vivono da sfollati e scappano dalle violenze perpretrate dalle forze di sicurezza del paese, ma anche da altri gruppi etnici della regione, in particolar modo i buddisti. L’Onu e diverse Ong hanno accusato a lungo il governo birmano di pulizia etnica attraverso politiche repressive. Delle comunità di rifugiati Rohingya vivono anche in Bangladesh e in Malesia, dove lavorano illegalmente. Nell’estate del 2017 la violenza è tornata a divampare nella regione.
Dopo attacchi a stazioni di polizia effettuati dall’Arakan Rohingya Salvation Army l’esercito birmano ha reagìto con violenti rastrellamenti che hanno spinto circa 300mila Rohingya a cercare rifugio in Bangladesh.Sono almeno 214 i villaggi bruciati in Birmania da fine agosto.
Propongo nell’occasione una mia intervista sulla professione di reporter, dove nelle parte finale cito il dramma della popolazione dei Rohingya negli anni ’90.

testo, foto e videoreportage di Franco Guarino

 

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