Ilva, i sindacati alla città: “Remare assieme”

 

I sindacati di categoria dell'Ilva chiedono alla città maggiore unità affinché si possa remare nella medesima direzione: "Basta cultura del sospetto"
pubblicato il 14 settembre 2018, 16:28
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I rappresentanti sindacali dei metalmeccanici in terra ionica non nascondono la loro soddisfazione all’indomani dell’ufficializzazione del referendum che si è svolto nei giorni scorsi negli stabilimenti Ilva con il quale i lavoratori si sono espressi sull’accordo raggiunto, lo scorso 6 settembre, tra Governo ed ArcelorMittal. Un risultato che, come è noto, è stato plebiscitario in favore dell’accordo per tutti gli stabilimenti Ilva (a Taranto il sì ha raggiunto il 94% dei votanti). Nella conferenza stampa odierna, convocata in mattinata nella sala Resta della Cittadella delle imprese, ha prevalso, da parte dei segretari confederali dei metalmeccanici, un messaggio distensivo nei confronti della cittadinanza, oltre ad un appello ad una maggiore unità in riferimento a tematiche, quali la tutela dell’ambiente e della salute, che riguardano tutta la comunità ionica, lavoratori dell’Ilva in primis essendo i più colpiti da questo genere di problematiche.

Abbiamo ritenuto giusto convocare questa conferenza stampa fuori dalle mura dell’Ilva per aprirci alla  cittadinanza. Riteniamo l’accordo raggiunto tra governo e proprietà un punto di partenza. Pensiamo che sia giunto il momento, per chiunque abbia responsabilità politiche, sindacali e di competenza in questa vicenda, di iniziare una partita nuova, una pagina nuova in cui tutti dobbiamo cercare di remare nella stessa direzione”.

Ha esordito così in conferenza stampa Antonio Talò, segretario provinciale del sindacato più suffragato in Ilva, la Uilm. In riferimento a quanto previsto dall’accordo, Talò ha aggiunto che non è da considerarsi “la panacea di tutti i mali”. Ha infatti sottolineato quanto bisogna impegnarsi affinché vengano tutelati i diritti dei lavoratori delle imprese dell’indotto Ilva. “Dobbiamo portare certezze di lavoro a quelle 4mila famiglie – ha aggiunto Talò in riferimento ai lavoratori dell’indotto – che in questi anni di incertezze hanno sofferto più dei lavoratori Ilva”.

Il segretario provinciale della Uilm si auspica successivamente che si attenuino le polemiche a Taranto, soprattutto nei confronti dei sindacalisti dell’Ilva, e che si ponga fine alla “cultura del sospetto” nei loro confronti. “Siamo sempre disponibili al confronto, alle critiche ed al dialogo – ha aggiunto poi Talò – . Vorremmo che ciò avvenisse anche nei nostri confronti”.

Talò non nasconde le sue perplessità in riferimento al Piano ambientale dell’Ilva. “Anche l’addendum al precedente piano presentato da ArcelorMittal presenta delle criticità. Spetta a noi pretendere che quelle scadenze vengano rispettate”. Da qui l’invito all’unità, rendendosi promotore di un “ponte verso la città” affinché “fra qualche anno potremo dire che quella fabbrica e questa città hanno cambiato pagina”. Relativamente agli eventuali esuberi ha precisato che “2.600 persone ad oggi rimarranno nella gestione in amministrazione straordinaria salvo non decidessero volontariamente di rinunciare a siglare il contratto”. Con coloro che rimarranno al termine dell’iter di bonifica “avremo l’obbligo di garantire loro – ha precisato Talò – un ritorno in Ilva”, secondo quanto precisato dal testo dell’accordo raggiunto con ArcelorMittal.

Una chiosa finale all’operato del Governo gialloverde ed alla promessa di licenziare, a breve, un decreto per Taranto. L’auspicio che in esso vi siano misure per contrastare l’elevata presenza di amianto nell’area industriale dell’Ilva di Taranto. «Da questo “Governo del cambiamento” dobbiamo pretendere di più. Nella legge speciale per Taranto pretendiamo tutte quelle risposte e misure non solo sul piano della sicurezza ma anche sulla tutela dall’esposizione all’amianto ed a tutte le sostanze cancerogene».

Il segretario provinciale della Fim Cisl, Valerio D’Alò, è successivamente intervenuto in relazione alle polemiche sollevatesi per quanto concerne le modalità di voto durante il referendum in Ilva. Il riferimento implicito è a chi ha mosso queste accuse, ovvero il comitato cittadino dei “Liberi e pensanti”, i quali hanno aspramente criticato il modus operandi dell’intera fase referendaria (leggi qui ). “A chi avanza queste accuse diciamo che se avessero preso parte alle assemblee di fabbrica avrebbero notato che il parere favorevole dei lavoratori era già evidente sin da allora”, ha precisato D’Alò.  Per quest’ultimo le priorità dell’accordo devono essere due: “Tenere come faro il testo dell’accordo stesso e far sì, tutti insieme, che gli impegni presi, sia dal punto di vista occupazionale che dal punto di vista ambientale, diventino realtà. Mettere una firma su un accordo non è un arrivo; è solamente un punto di partenza e il vero arrivo sarà la fine di quel piano dove in sindacato potrà vedere realizzato tutto quello che ha previsto insieme ad ArcelorMittal”. Come sottolineato da D’Alò non mancherà l’impegno del sindacato affinché tutto quanto previsto dall’accordo si realizzi. “Abbiamo solamente 81 Rsu che possono controllare tutto. Con l’impegno e il sacrificio di tutti però saremo anche in grado di controllare l’avanzamento delle opere che sarà l’impegno prioritario del sindacato”. Al riguardo, D’Alò ha evidenziato in conferenza stampa i dati inerenti alle denunce presentate dai sindacati nei primi sei mesi del 2018 in Ilva. Esse ammontano a circa 21 da parte delle varie segreterie provinciali, a 157 per quanto concerne i rappresentanti Rsu e 127 da parte dei rappresentanti Rls.

Sulla questione dei presunti brogli è intervenuto anche il segretario provinciale dell’Usb, Francesco Rizzo, che ha considerato “sterili” le polemiche dei giorni scorsi, precisando che ad ogni votante è stato chiesto di presentarsi con un valido documento di riconoscimento. Rizzo ha poi sottolineato i tempi esigui in cui è stato realizzato il referendum. “Dobbiamo ricordare che in 4 giorni abbiamo organizzato più di 30 assemblee – ha precisato – ed abbiamo dovuto organizzare un referendum per il quale ci è stato chiesto dal ministero di fornire i risultati entro il 13 settembre. Sostenere che ci sono stati dei brogli è qualcosa di vergognoso, in quanto in quella fabbrica ci conosciamo tutti e tutti sono a conoscenza delle modalità di voto, le medesime al voto politico”.

Da Rizzo l’attacco agli ambientalisti. “Agli ambientalisti domando: come mai non si sono aperti ad un dialogo costruttivo con il sindacato?”. Rizzo offre poi, implicitamente, una risposta alla sua domanda retorica. “Bisogna avere l’umiltà di comprendere che nessuno è depositario della verità assoluta”. Successivamente l’affondo contro chi contesta, spesso con luoghi comuni ed in modo demagogico, l’operato del sindacato, rinfacciando ai delegati sindacali responsabilità o insuccessi che non riguardano i loro compiti. “Il sindacato deve fare il sindacato – ha sottolineato Rizzo -. Penso che ci sia una frustrazione generale in città da parte di chi, avendo votato i 5 stelle, pensava che chiudessero l’Ilva e, non avendolo fatto, hanno cercato risposte da noi”.

Rizzo ha poi ricordato, a margine della conferenza stampa, le perplessità dell’Usb su ArcelorMittal. “Non riteniamo che Mittal sia il soggetto adatto”, ricordando la posizione portata avanti dall’Unione sindacale di base che, sin da subito, si è espressa per la nazionalizzazione dell’Ilva. “Abbiamo comunicato al ministro che al primo errore da parte di Mittal, pretenderemo che il Governo si faccia carico di quella fabbrica e che ci sia veramente un cambio di passo”.  Rizzo, nel reputarsi soddisfatto dell’accordo, perché “abbiamo messo in sicurezza i lavoratori”, chiede al Governo, e soprattutto alla sua componente del M5S, “che si ricominci a lavorare per una Taranto diversa, che nei prossimi anni possa dare la possibilità ai nostri figli di poter scegliere in favore di altre attività lavorative, visto che oggi siamo costretti a scegliere fra l’Ilva di Taranto e la disoccupazione”.

Il segretario provinciale della Fiom Cgil, Giuseppe Romano, ha poi precisato che ora arriverà “la parte più difficile” di questa vertenza. Ovvero “mettere in pratica quell’accordo, che non sarà una cosa facile – ha precisato Romano -. Quell’accordo prevede una situazione di working progress che durerà diversi anni e, per tali ragioni, dovrà vederci più impegnati e coesi”. Ha poi ricordato, relativamente al Piano ambientale, l’impegno della Fiom affinché si ponga risalto e si utilizzi, come strumento di valutazione dell’impatto ambientale, la VIIAS, ovvero la valutazione integrale di impatto ambientale e sanitario.

Dalla platea si sono registrate alcune contestazioni da parte di alcuni lavoratori del comitato “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti”, i quali contestavano il cambio del verbale dell’accordo da sottoporre ai lavoratori in prossimità del voto, senza che gli stessi lavoratori avessero vagliato prima le ultime modifiche. Al riguardo Giuseppe Romano ha precisato che “il testo del verbale sarà notificato non appena sarà certificato dal Ministero dello Sviluppo Economico e, presumibilmente, ciò avverrà tra oggi e domani”. Ciò precisato, Romano ha voluto concludere affermando che “le politiche industriali le fanno i governi. Il sindacato può solo dire la sua intervenendo in questi processi decisionali”.

"Nothing is real and nothing to get hung"...

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