Gas radon ai Tamburi: il ‘caso’ che non c’è

 

Ecco la relazione di luglio di Arpa Puglia. Tavolo tecnico oggi in Comune
pubblicato il 12 Settembre 2018, 20:25
13 mins

Il caso montato ad arte sul gas radon rilevato dalla campagne di monitoraggio effettuate da ARPA Puglia in tre plessi scolastici del quartiere Tamburi (G. Deledda, G. B. Vico e Ugo De Carolis), ha scatenato ieri l’ennesimo delirio tragico-comico a cui oramai siamo da anni abituati. Sinceramente, se da un lato comprendiamo appieno l’allarme di genitori e cittadini del rione a due passi dal siderurgico, fatichiamo non poco a capire il perché si cerchi costantemente di raccontare ai cittadini eventi in maniera artefatta, in modo da creare soltanto confusione, agitazione, disinformazione, che si vanno ad aggiungere a rabbia, ansie e paure. E’ chiaro che dietro il caso di ieri, ci sia una regia, nemmeno poi tanto occulta. L’emittente televisiva barese Telenorba è da tempo in contrasto con il primo cittadino di Taranto, Rinaldo Melucci, su questioni sulle quali è inutile addentrarsi. Ed è altrettanto chiaro come quella relazione, tutt’altro che allarmistica, sia arrivata all’emittente televisiva da ambienti ‘baresi’, o da personaggi, politici, tecnici baresi che hanno avuto o hanno a che fare con Palazzo di Città.

Sia come sia, siamo per l’ennesima volta costretti a scrivere per contrastate la disinformazione imperante e fornire a lettore e cittadini un’informazione corretta e documentata. La relazione su cui è stata montata tutta la polemica di ieri, datata 13 luglio scorso ed arrivata al Comune e alla scuola De Carolis lo scorso 27 luglio, porta la firma del Responsabile U.O.S. Polo di Specializzazione Radiazioni Ionizzanti, dott. Luigi Vitucci e del direttore del Dipartimento di Bari la dott.ssa Francesca Ferrieri. E fu inviata al Dirigente Scolastico prof.ssa Elisabetta Scalera dell’Istituto Comprensivo Statale “VICO – DE CAROLIS”, al responsabile della UOS Agenti Fisici Direzione Scientifica di ARPA Puglia la dott.ssa Anna Guarnieri e al Direttoredel DAP/TA di ARPA Pugliadott.ssa Maria Spartera 

(leggi anche l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/06/04/wind-days-studio-arpa-su-polveri-scuola-gabelli-smonta-psicosi-di-gennaio-ma-la-verita-non-fa-notizia/)

Cosa dice la relazione dello scorso 13 luglio

Nella relazione viene evidenziato come “in alcuni dei locali monitorati dei tre plessi sono stati misurati valori medi annui di concentrazione di gas radon superiori al livello limite di riferimento di 300 Bq/m3 fissato dalla Legge Regionale n.30/2016 e s.m.i.“. In questi casi, gli adempimenti previsti dalla Legge Regionale n.30/2016 e s.m.i. (Art. 4 – comma 3, 4, 5, 6, 7, 8) ove sia superato il citato livello limite di riferimento di 300 Bq/m3 sono i seguenti: l’Art. 4 – Comma 3 prevede che “Qualora all’esito delle misurazioni previste dal comma 2, il livello di concentrazione dovesse risultare superiore al limite fissato dal comma 1, il proprietario dell’immobile presenta al comune interessato, entro e non oltre sessanta giorni, un piano di risanamento al quale siano allegati tutti i contenuti formali e sostanziali per la realizzazione delle opere previste, con relativa proposta di crono-programma di realizzazione delle opere le cui previsioni non potranno superare un anno. Il piano di risanamento è approvato dal comune entro e non oltre sessanta giorni dalla sua presentazione, previa richiesta di esame e parere alla ASL competente”.L’Art. 4 – Comma 6 prevede invece quanto segue: “Terminati i lavori previsti dal piano di risanamento, il proprietario dell’immobile effettua le nuove misurazioni di concentrazione di attività di gas radon su base annuale suddiviso in due distinti semestri (primavera-estate e autunno-inverno) e dichiara al comune, sotto la responsabilità di un tecnico abilitato alle misurazioni di attività radon, il rispetto dei limiti previsti dalla presente legge”.

(leggi anche l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/03/20/nuova-relazione-di-arpa-puglia-nei-wind-days-di-luglio-e-aprile-ai-tamburi-pm10-piu-tossico/)

La protesta, la tensione e il tavolo tecnico odierno

La questione pare abbastanza chiara. E dalla relazione non traspare alcun allarme né alcun collegamento con le attività della grande industria presente a ridosso del rione Tamburi. Eppure, la notizia data in un certo modo, il solito lavoro dietro le quinte dei tanti ‘cattivi maestri’ di cui è piena questa città, portano nuovamente Taranto alla ribalta di siti e giornali nazionali, ancora una volta per questioni ambientali raccontati tanto per guadagnare qualche clik e vendere qualche copia in più. Il clima di agitazione si diffonde subito tra i genitori e alcuni abitanti del quartiere, a cui si affiancano alcune associazioni del territorio ed esponenti del mondo ambientalista tarantino. Si organizza una protesta all’esterno dell’istituto scolastico De Carolis, per poi trasferirsi al Comune dove il Sindaco viene fatto oggetto di alcuni improperi dettati dalla disperazione dei cittadini. Che vogliono garanzie sullo stato in cui versano le scuole dove a breve manderanno i loro figli per l’oramai imminente anno scolastico alle porte.

Il piano anti-radon

Per chiarire la vicenda, quest’oggi si è svolto un tavolo tecnico convocato dal primo cittadino, al quale hanno preso parte rappresentati di ARPA Puglia, della Asl di Taranto, delle scuole interessate e di alcuni rappresentanti dei genitori. Nel corso della riunione è stato spiegato ai cittadini che non c’è alcuna situazione di emergenza e che il piano stabilito nella riunione odierna si va ad aggiungere al progetto, già approvato da Asl e Arpa, presentato dal Commissario per la bonifiche Vera Corberlli, di aerazione forzata delle scuole per evitare l’intrusione di contaminanti ambientali in occasione dei Wind days. Per risolvere invece il problema del gas radon, è stato deciso che sarà presentato un piano, da parte del Comune, che dovrà essere validato da Asl e Arpa e realizzato entro un anno che prevede la chiusura di eventuali crepe e l’areazione degli ambienti dei plessi scolastici Vico-De Carolis e Deledda. Il Comune avrà adesso ha a disposizione 60 giorni per la presentazione del piano, altri 60 per la sua approvazione e circa un anno per la realizzazione degli interventi necessari. In attesa del piano, il Comune provvederà ad installare nelle stanze in cui è stato rilevato il radon alcuni estrattori d’aria, mentre saranno chiuse le prese di correnti inutili e le crepe presenti. 

(leggi anche l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/03/14/ilva-tamburi-wind-days-rapporto-arpa-puglia-sul-pm10-nelle-scuole-settembre-ottobre/)

Cos’è il radon

Il radon è un gas radioattivo di origine naturale, inodore, incolore e insapore; tutte caratteristiche che non lo rendono percepibile dai nostri sensi e perciò difficile da individuare e da quantificarne la presenza. Si trova principalmente nei locali, specie quelli a diretto contatto con il suolo, come cantine, scantinati, taverne, garage, perché il terreno è la fonte principale in cui questo gas abita, con possibilità tuttavia di arrivare ad irradiarsi anche negli ambienti dei piani più alti. Oltre al suolo e alle rocce in cui sono presenti i suoi precursori (uranio e radio), ci sono anche altre vie di trasmissione del radon: pavimentazioni e pareti a contatto con il suolo e non adeguatamente isolate da fratture e fessure, tubature e canalizzazioni non ben sigillate (che andrebbero quindi sempre ben controllate se si vive in una zona più a rischio).

Il pericolo maggiore del gas radon è correlato all’inalazione: inspirato in quantitativi in eccesso e per periodi prolungati, può infatti provocare seri danni alla salute, in particolare ai polmoni, qualificandosi come seconda causa di rischio per l’insorgenza di un tumore, dopo il fumo (questo significa che i fumatori che vivono a contatto con il radon corrono un rischio in più di malattia). L’Istituto Superiore di Sanità ha infatti stimato che in Italia l’esposizione al radon è responsabile di circa 3200 casi di tumore polmonare all’anno. Si tratta, quindi, di un agente cancerogeno (l’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso l’Iarc, l’ha classificato nel Gruppo 1, come fumo e amianto). Per la maggior parte, il radon che viene inalato è espirato per la quasi totalità prima che decada (una piccola quantità va nei polmoni, nel sangue e negli altri organi), mentre i prodotti di decadimento inalati, per lo più attaccati al particolato, vanno a finire sulle pareti dell’apparato respiratorio e da qui alle cellule dei bronchi. Quindi il radon funziona un po’ come “trasportatore” dei suoi prodotti di decadimento, che sono i principali responsabili del danno biologico. 

Un aspetto ‘positivo’ però c’è: difendersi dal radon è relativamente semplice, grazie alla sua volatilità, vale a dire alla sua capacità di disperdersi rapidamente e facilmente nell’aria. Ragion per cui la prima prevenzione per combattere questo gas è la costante areazione dei locali nei quali è riconosciuta la sua presenza.

(leggi anche l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2017/08/17/bonifiche-tamburi-la-relazione-arpa-puglia-nessun-rischio-la-salute/)

Gli effetti più dannosi del radon non sono però dovuti al radon in sé, bensì dai suoi “prodotti di decadimento”, cioè ad altri elementi radioattivi non gassosi generati dal radon che, attaccandosi al particolato atmosferico presente in ogni ambiente, entrano facilmente in profondità nell’apparato respiratorio irraggiando in particolare le cellule dei bronchi. Stimare la presenza o la concentrazione di questo gas negli ambienti domestici o di uso quotidiano come le scuole o i luoghi di lavoro, soprattutto se interrati – dove di norma si trova maggiormente – non è semplice poiché le concentrazioni possono variare sia da spazio a spazio (anche tra edifici vicini) sia nel tempo, tra giorno e notte, estate e inverno e tra diverse condizioni meteorologiche.

A causa di queste fluttuazioni, per avere una valutazione attendibile del quantitativo medio di radon presente nell’aria di un ambiente, è necessario procedere a una misurazione per un periodo prolungato, di qualche mese almeno. L’ideale sarebbe procedere a una misurazione su base annuale, effettuandola con appositi strumenti (dosimetri passivi) in grado di registrare le tracce delle radiazioni emesse, proporzionali alla concentrazione del gas nell’ambiente. Una volta quantificata la presenza del radon, a seconda del risultato ottenuto, si potrà valutare l’opportunità di procedere a una bonifica. Una recente direttiva europea (Direttiva 2013/59/Euratom ) fissa come limite, sia per le abitazioni che per i luoghi di lavoro, un valore medio annuale di 300 Bq/m3 (Becquerel al metro cubo). Anche se non è possibile eliminare del tutto il radon dagli ambienti in cui si vive (tracce di questo gas sono comunque sempre presenti anche nell’atmosfera libera), è però possibile ridurne la concentrazione al di sotto dei limiti di legge attuando dei semplici interventi edilizi sulle abitazioni esistenti o adottando criteri anti-radon in stabili di nuova costruzione.

Da segnalare l’impegno intrapreso dall’Italia, dal 2002, con l’elaborazione di un Piano nazionale radon (Pnr) a cui partecipa un gruppo multidisciplinare di esperti che punta a realizzare nei prossimi anni tutte le azioni necessarie per affrontare e contenere il problema radon a salvaguardia della salute del cittadino.

(leggi anche l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/06/23/rapporto-arpa-su-qualita-aria-2017-dati-positivi-per-taranto-su-pm10-pm25-e-benzoapirene/)

Gianmario Leone

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Gas radon ai Tamburi: il ‘caso’ che non c’è

  1. Piero

    Settembre 12th, 2018

    Via tutti i baresi da Taranto, compreso i giornalisti

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