Ilva: affare risolto. La città? Accantonata

 

Di Maio promette una legge speciale per Taranto: non sia solo un annuncio
pubblicato il 07 Settembre 2018, 11:05
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Ora che l’affare di Stato (alias: Ilva) si è concluso positivamente – secondo molti, non certo secondo altri – è arrivato il momento di pensare anche e soprattutto ad altro. Pensare alla città, a Taranto e al suo territorio. Perchè, parliamoci chiaro e senza ipocrisie, il ‘nemico numero uno’ è l’aver depennato quasi completamente dall’agenda politica il soggetto principale: la città di Taranto. E questo anche perchè in troppi hanno concentrato, pur comprensibilmente, le proprie attenzioni solo ed esclusivamente su ‘Ilva sì, Ilva no‘, dimenticando che questa città ha problemi enormi correlati. Come la disoccupazione, le fragilità sociali, la ricostruzione di un tessuto urbano che non poteva e non può assolutamente dipendere esclusivamente dall’Ilva. Da troppi anni, inascoltati noi e altri, si è sostenuto che per ‘colpire’ la grande industria non sarebbe bastato perseguirla ma andava pure percorsa la via delle alternative economiche. Un percorso lungo, lunghissimo, farraginoso, ma l’unico per offrire uno sviluppo differente. Oggi, ancora oggi, il legame con Ilva è troppo sbilanciato a suo favore, e scegliere tra lavoro e salute resta, permetteteci, un falso problema: proprio questa catena ha costretto e costringe i più a non poter fare a meno di Ilva. I numeri, insomma, sono enormi: parliamo di almeno 20mila persone coinvolte tra diretti e indiretti, oltre a un’economia complessiva territoriale troppo legata allo stipendificio industriale.
Ecco perchè vi mostriamo alcune foto di un tesoro ancora inesplorato, l’ennesimo, presente nel sottosuolo della nostra Città vecchia: l’ipogeo di Palazzo Spartera (un grazie all’associazione Nobilissima Taranto). Uno scrigno che potrebbe conservare un’antica chiesa, un impianto davvero imponente nei cui meandri esiste, a quanto appare, un putridarium (operazione differente dall’imbalsamazione dei cadaveri).

Insomma, l’ennesima dimostrazione di quanto ancora c’è da scoprire e valorizzare della millenaria storia della nostra città. E ve lo diciamo ad alta voce, perchè – ne siamo testimoni – anche l’altro ieri circolavano in Città vecchia decine di turisti entusiasti di quanto Taranto, nonostante tutti i suoi problemi, riesca ad offrire. Un cazzotto silenzioso ma efficace a quanti vogliono nascondere ancora queste possibilità di economia differente.
E allora? E’ giunto il momento di riprendersi Taranto e lanciarla nel firmamento delle città più belle e antiche da visitare. No, non è una visione riduttiva: sappiamo bene che non basta più il tam tam sui social per costruire uno sviluppo differente. E non basta neppure per alleviare le sofferenze dei tanti.
Vedete, non siamo tra coloro i quali mettono alla gogna questo ‘governo del cambiamento‘: le colpe sono antiche e non possono gravare interamente sugli occupanti pro tempore del potere politico, anche se certe urla e promesse elettorali ne amplificano gli errori. Ma certo una critica, e anche forte, ci sentiamo di lanciarla: Taranto – che non è solo ed esclusivamente Ilva – è stata nuovamente abbandonata. Da tutti.
Perchè, ci domandiamo, i difensori (o i detrattori, non cambia la sostanza) degli attuali governanti non premono sulla necessità, ad esempio, di sbloccare i fondi destinati a Taranto (a proposito: il CIS dov’è finito?)? E perchè non sentiamo più parlare, per esempio ancora, di social housing (20 mln di euro fermi in Regione…)? E perchè mai, altra chicca, i fondi destinati all’ex Baraccamenti Cattolica sono a rischio? Senza trascurare affatto una straordinaria industria eno-agroalimentare e la risorsa mare tuttora da sfruttare. Insomma, perchè questo cosiddetto ‘governo del cambiamento’ dietro l’ipocrita ‘tiraemolla‘ su Ilva ha – lo ribadiamo più forte – dimenticato Taranto e le sue grandi potenzialità?
Queste sono domande che, però, rivolgiamo anche ai tanti che inquadrano un solo nemico, e cioè l’Ilva. E’ ora che associazioni, comitati, e perchè no? sindacati e organizzazioni economiche e professionali stringano un patto, un vero patto di ferro per riappropriarsi della città. E lo facciano incalzando Giunta e Consiglio comunali che, ora più che mai, hanno l’opportunità di riannodare i contatti con la gente e soprattutto battere i pugni su questioni importantissime e strategiche per il futuro differente della città. Non è più possibile sopportare la disgregazione che regna: comitati, associazioni e tutte le parti socio-economiche, oltre che politiche, la smettano di bighellonare solo dietro manifesti e comunicati stampa e accuse reciproche sui social, e soprattutto nello sferrarsi colpi bassi. Perchè su alcuni temi non esistono bandiere e non possono esserci divisioni: la Città vecchia (ma non solo), l’emergenza abitativa, la tragica situazione sanitaria, l’elevato tasso di disoccupazione, la fuga dei tantissimi giovani, quindi la estrema fragilità sociale non possono diventare terreno di scontro per una città che, mai come in questo momento, ha necessità di compattarsi e fare fronte comune.
Paradossalmente, è il momento storico migliore per battersi su tematiche rimaste irrisolte. Perchè tolta l’incertezza del futuro di Ilva, dopo anni di ping pong, bisogna tuffarsi anima e corpo sul futuro di Taranto: un futuro alternativo e pulito. Quel famoso ‘piano B‘ che nessuno – ribadiamo: nessuno – ha mai veramente presentato e proposto, tranne che propalando parole e promesse fumose che hanno lasciato e lasciano il tempo che trovano. Partire al contrattacco del governo pro tempore, dell’ente regione pro tempore, quasi a testa bassa e senza risparmiarsi e senza mai fermarsi davanti agli ostacoli politici e alle pastoie burocratiche: insomma, Taranto deve passare all’offensiva e non più limitarsi alla difesa. Attenzione: sia chiaro senza mai abbassare la guardia sulla tutela dell’ambiente. Anzi: sì a sentinelle più feroci nel loro compito, sia chiaro. Perchè una ‘vertenza per Taranto‘ è possibile se tutti ma veramente tutti si unissero. A partire dai rappresentanti politici a tutti i livelli, chiedendo loro un autentico scatto d’orgoglio (e di dignità!) anche se ci fossero tavoli da sovvertire non rispettando gli ordini di scuderia: in ballo c’è Taranto, ci dev’essere Taranto.
Il ministro Di Maio ha promesso una ‘legge speciale per Taranto’: bene, è l’occasione per tutti (sì, proprio tutti), dai politici alle istituzioni, dai comitati alle associazioni, dalle parti sociali ai cittadini, di controllare e far pressing tutti i giorni affinchè l’annuncio del vice premier non resti… un annuncio. E i parlamentari ionici, di qualunque bandiera (ma specie quelli di maggioranza), si facciano portavoce in squadra di questa ‘legge speciale per Taranto’: sappiano anteporla a tutti gli interessi di partito, altrimenti il loro mandato elettorale conterà meno che zero.
Come vedete, in conclusione, hanno sancito per l’ennesima volta che Taranto dovrà cibarsi di solo acciaio, con tutte le conseguenze pregresse, attuali e future: le chiacchiere e le promesse sono state smascherate e non c’è alcun pudore dei protagonisti. Ma Taranto, non ci stanchiamo mai di ripeterlo da anni, ha risorse infinite per ribaltare il suo destino, specie se capirà una buona volta che le divisioni e i protagonismi vanno definitivamente messi da parte: i messia sono merce deteriorata, basta adesso. E’ il futuro che conta, è la nostra storia che può salvarci. Anzi, la nostra grande bellezza.

Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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