La pace nel Corno d’Africa

 

pubblicato il 02 Settembre 2018, 09:33
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Dopo 20 anni finalmente è terminato il conflitto tra Eritrea e Etiopia, torna la pace in una regione tra le più povere del mondo. Il Corno d’Africa è una penisola di forma triangolare sul lato est del continente africano, che si protende, a forma di corno, nell’Oceano Indiano e nel golfo di Aden. Il territorio comprende Eritrea, Etiopia, Gibuti e Somalia.
I due paesi hanno combattuto una guerra violenta per una disputa di confine sul villaggio di Badme. Il conflitto con migliaia di morti è terminato con una mediazione delle Nazioni Unite, che prevedeva anche la creazione di una commissione indipendente che avrebbe dovuto decidere su una disputa territoriale. L’Onu ha deciso che la città di Badme doveva essere assegnata all’Eritrea, ma l’Etiopia non ha mai voluto accettare quel verdetto fino a quando il 15 giugno scorso: l’Etiopia ha accettato di ritirarsi dal villaggio di confine di Badme, chiudendo il conflitto. Oltre alla pace questa nuova situazione potrà forse frenare l’emigrazione per motivi di conflitto, ma per ora rimane difficile fermarla per motivi economici.
Parlerò dell’Eritrea perché è la nazione che conosco meglio del corno africano sul mar Rosso e dello scenario geopolitico che ha portato alla pace. Il termine del conflitto è dipeso dalla coincidenza di vari fattori che coinvolgono le grandi potenze. Il Mar Rosso è sempre stato strategico, per le rotte petrolifere da e verso Suez e il Mediterraneo, per l’entrata nel golfo di Aquaba israeliano e da e per l’Oceano Indiano attraverso dello stretto di Bab el Mandeb.
Il controllo degli stretti ha un’importanza strategica ed economica per tutti i paesi che necessitano un flusso continuo delle risorse necessarie alla loro sopravvivenza. Gli stretti strategicamente più sensibili sul mar Rosso,sono Suez e il Bab al Mandeb. Quest’ultimo ha subito, negli ultimi anni una crescente attenzione da parte di gruppi armati per il traffico mercantile internazionale. La Cina ha inserito questa area nel grande progetto commerciale della nuova Via della Seta, costruendo basi militari lungo le rotte per tutelare le sue navi, di conseguenza anche gli Stati Uniti stanno aumentando la loro presenza militare, così come l’Israele e l’Arabia Saudita, impegnata quest’ultima nella guerra allo Yemen. La Cina ha una base a Gibuti, mentre l’Eritrea ospita una base militare dagli Emirati Arabi Uniti nella città portuale di Assab. ll porto fa gola all’Etiopia senza sbocco al mare.

Recentemente gli Stati Uniti potrebbero aver fatto delle pressioni sul presidente eritreo Afewarki, affinchè accettasse l’accordo di pace con l’Etiopia. Il disgelo dei rapporti gli tra Stati Uniti e Eritrea sembra legato ad un altro evento strategico: la costruzione di una base militare americana sul Mar Rosso per bilanciare la presenza di una base miltare cinese nella vicina Gibuti. La questione Eritrea invece ha preso un binario diverso, i mass media la presentano diversamente, offuscando i motivi principali, dando la colpa principalmente al presidente definendolo dittatore.

Ho viaggiato in lungo e in largo in questa terra devastata da decenni di guerra, ho visto morire migliaia di innocenti, una delle esperienze più drammatiche della mia vita di reporter di guerra. Anche qui ho dovuto delle volte armarmi per difendermi; ricordo bene la battaglia di Afabet, con 5000 morti tra i carri armati sventrati, le bombe a frammentazione lanciate dagli aerei e battaglia via terra con l’uso di lanciafiamme. Ho visto anche ragazze soldato combattere e morire per e la libertà e Indipendenza. Durante la guerra ho avuto modo di parlare a lungo con l’attuale presidente tra le montagne dove combatteva: confesso che di lui conservo un buon ricordo.
Ma chi è il tanto chiacchierato Isaias Afewerki, nato ad Asmara il 2 febbraio del 1946, che a causa dell’assenza del padre, Isaias, viveva con la madre in un quartiere operaio nella parte orientale di Asmara la capitale Eritrea situata a 2300 mt. Nel 1965 si è diplomato presso il liceo “Principe Makonnen”. Tra il 1965 e il 1966 ha frequentato l’Università etiope di Addis Abeba per studiare Ingegneria, poi è stato in Cina, dove ha preso spunto per creare un socialismo africano. Isaias parla inglese è di religione ortodossa di rito copto. Attualmente è sposato con Saba Hailé e ha tre figli – Abramo, Elsa e Berhane. Nella carriera politico-militare ha condotto il Fronte popolare di liberazione (FPLE) alla vittoria nel maggio 1991, ponendo così fine a trent’anni d lotta armata. Due anni dopo è diventato presidente. Politico di formazione marxista dapprima ha cercato di liberalizzare l’economia, salvo poi riprenderne il controllo e centralizzare ogni decisione, afferma con forza che “l’assistenza straniera genera una cultura di dipendenza che incatena i paesi africani in un ciclo di povertà”, e ha promosso una politica di autonomia con l’obiettivo di passare da un regime di assistenza a uno di autosostenibilità. Il governo eritreo ha garantito l’istruzione e l’assistenza medica gratuita ed è l’unico in tutta la regione a bandire, attivamente, la pratica della mutilazione genitale femminile .Attualmente il tasso di natalità è di 4 figli per donna, il tasso di mortalità infantile è molto basso. Il tasso di diffusione delle vaccinazioni, che era uno dei peggiori del sud del mondo, è passato ai primi posti.
La politica di autosufficienza è voluta dal presidente Isais da quando ha rifiutato un prestito di 73 milioni di euro della Banca Mondiale e ha smesso di richiedere qualsiasi tipo di assistenza finanziaria da parte degli Stati Uniti. Nel 2006 il Governo ha ordinato una riduzione della distribuzione degli aiuti alimentari da parte delle agenzie ONU e ha espulso la maggior parte dell ONG straniere che operavano nel paese, limitando l’assistenza umanitaria e accentuando l’auto-isolamento dalla comunità internazionale. La disputa con lo Yemen per la sovranità sulle Isole Hanish ha provocato una breve conflitto, quando truppe eritree invasero Hanish el-Chebir. L’ultimo conflitto ebbe luogo col vicino Gibuti nel 2008 quando le forze armate eritree occuparono una piccola area contesa. Nel marzo del 2011 Afewerki ha mandato 200-300 truppe eritree a sostegno dell’amico Gheddafi nella guerra civile libica. Nel novembre 2011 il governo eritreo ha comunicato alla delegazione dell’Asmara dell’Unione Europea la volontà di chiudere qualsiasi progetto di collaborazione nel quadro del 10° fondo di sviluppo in attesa di una revisione del piano quinquennale. In questo modo sono stati interrotti programmi di sviluppo in corso per un ammontare totale di circa 50 milioni di Euro.
La crisi attuale è dovuta ad una serie di fattori che hanno influito negativamente, In primis le lunga guerra per l’indipendenza e per confini con l’Etopia, l’emigrazione dei giovani, le sanzioni dell’ONU. Ora si può rincominciare una nuova fase, si potranno instaurare accordi commerciali con Stati Uniti, Unione Europea e resto del mondo, mettere fine alle sanzioni e accedere a prestiti internazionali. Con il rilancio dello sfruttamento delle miniere di oro, potassio e il turismo sulle magnifiche spiagge del Mar Rosso e nelle isole, potrà dare lavoro ai giovani, far rientrare le famiglie emigrate, rivedere l’obbligo del servizio militare che prevede un lungo periodo di leva. L’Eritrea finalmente può scrivere nuove pagine di pace e di benessere.

Allego un mio reportage della guerra di liberazione del popolo eritreo.

 

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