Rudy, da emigrante a mito

 

Un ricordo di Rodolfo Valentino nell’anniversario della morte il 23 agosto 1936
pubblicato il 19 Agosto 2018, 10:29
4 mins

Ho avuto modo a Los Angeles, New York, Castellaneta e la nostra città, di raccogliere informazioni, in particolare in una lunga intervista al regista al tarantino il compianto Leo Pantaleo nella sua casa museo di va Regina Margherita. Pantaleo aveva scritto un libro sulla vita di Rudy, era venuto in possesso di giornali dell’epoca americani e un documento autografo di Alberto, fratello maggiore di Rudy, che smontava la versione ufficiale della morte di peritonite ma di assassinio da parte di marito geloso e sua supposta omosessualità. Parte dell‘intervista è inserita nel mio reportage video trasmesso da Rainews24.
Rodolfo Pietro Guglielmi, nome d’arte Rodolfo Valentino, era nato a Castellaneta il 6 maggio 1895, da padre martinese e madre francese, aveva due sorelle, Beatrice e Maria, e un fratello, Alberto. A Castellaneta frequentò le classi elementari, poi a otto anni la sua famiglia si trasferì a Taranto, dove Rudy prosegui gli studi; abitava in un appartamento sito in via Massari 16, a casa del suo migliore amico, tale Vincenzo Albano, noto tappezziere. A Taranto visse dieci anni, dopo la morte del padre veterinario, e dopo aver terminato gli studi di agraria. Allora a Taranto vi era il gran teatro Alambra con 3000 posti, luogo di cultura e spettacoli di riferimento per tutto il sud, fu poi demolito per far posto all’odierno Palazzo del Governo. A 19 Rudy andò a Genova per imbarcarsi sul piroscafo Cleveland diretto in America dove viveva il musicista tarantino Domenico Savino, che anni addietro era partito per gli States. Savino lo aiutò nei primi tempi, gli regalò un abito elegante, poi lo presentò al Night-Club Maxim, dove Rudy riuscì a fare una buona impressione e venne immediatamente assunto come taxi dancer (partner a pagamento per balli di coppia).

Con le mance cospicue ricevute dalle signore riuscì a superare il periodo di crisi economica nel quale era incappato. Nel frattempo ebbe dapprima una relazione con una nota ballerina. In seguito Valentino fece coppia con un’altra ballerin,con la quale lavorò per sei mesi. Valentino dopo queste esperienze si trasferì sulla costa occidentale, a San Francisco, dove venne ingaggiato da una compagnia teatrale di operetta. Poi si trasferì a Hollywood dove intraprese la carriera di attore del cinema muto; girò una serie di film di secondo piano da comparsa, prima di interpretare la parte di protagonista nel film ‘I quatto cavalieri dell’apocalisse’, il film che gli diede il successo a lungo sognato.
Al successo arriva anche e soprattutto grazie anche alla sua bellezza e al magnetismo che la sua figura sprigionava; fu forse uno dei primi sex symbol maschili portati alla ribalta dal cinema; divenne in breve – forse anche in conseguenza della sua morte precoce – un’icona destinata ad entrare nella memoria collettiva. Valentino (come lo chiamavano le sue fan) recitava e dettava la moda (gli abiti alla Valentino, i capelli alla Valentino, gli stivali alla Valentino, e soprattutto lo sguardo alla Valentino). Presto diventò un divo del cinema muto apprezzato anche da Carlie Chaplin.
Il mio reportage qui di seguito racconta il resto. Prima di morire a 31 anni a New York, le ultime sue parole furono per Taranto, nel ricordo dei splendidi tramonti che ammirava sul lungomare…
https://youtu.be/3x0_faF-R2M
Rimane il rammarico che non c’è nemmeno una via che lo ricorda a Taranto, mentre a Castellaneta c’è una statua e un Museo a lui dedicato.

a cura di Franco Guarino

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