Geopolitica dei metalli: ecco cos’è

 

pubblicato il 12 Agosto 2018, 11:18
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In futuro cambieranno i rapporti politici e commerciali internazionali, la necessità di approvvigionarsi di materie prime supererà gradualmente le ideologie tra le grandi potenze e non solo. Le guerre del futuro per le terre rare e minerali hi-tec, la partita per le risorse strategiche della moderna industria ad alto contenuto tecnologico si fa sempre più complessa. Vediamo quali sono le nazioni maggior protagoniste di questo scenario e alcuni dei metalli protagonisti con la Cina maggior protagonista. Un ordine palesatosi nell’ultimo round di restrizioni commerciali varate dal governo americano, oltre a aumentare i dazi sull’acciaio e alluminio ha aumentato del 10% di dazi su una serie di importazioni provenienti dalla Cina, tra le quali figurano appunto anche i metalli preziosi e utili per il progresso tecnologico. Le nazioni che hanno una serie di minerali strategici sono: Cina, Stati Uniti, Australia, Russia, Malesia, Vietnam, Thailandia e India.

Un gruppo di diciassette elementi contenuti in diversi minerali sono diventati fondamentali nella produzione di un’innumerevole quantità di prodotti ad alto contenuto tecnologico, grazie alla loro capacità di dar luogo a leghe con elevate proprietà magnetiche, utili in particolare per tutta la moderna elettronica così come la produzione di semiconduttori, fibre ottiche, sistemi di navigazione, laser e monitor, fino alla produzione di cd, carte di credito e telefoni cellulari che sarebbe totalmente irrealizzabile senza questi elementi. Oltre all’oro, diamanti, platino e argento, altri metalli e leghe saranno protagoniste sui mercati. Gli elementi chimici nella tavola periodica più ricercati sono il tungsteno, il lantanio (La), il lutezio (Lu), lo scandio (Sc), l’ittrio (Y), il cerio, il rame, il neodimio, lo scandio, il litio, il piombo, il promezio.

La Cina è diventata il più grande produttore al mondo di minerali strategici, superando gli Stati Uniti, India, Brasile e Malesia. Oggi la Cina gioca un ruolo cruciale nella produzione mondiale della maggior parte dei metalli che vengono utilizzati dal nostro sistema economico. Dei 27 minerali e metalli per cui la Cina è il primo produttore al mondo, in ben nove casi ne produce oltre la metà della produzione mondiale (è il caso di tungsteno, antimonio, bismuto, gallio, germanio, terre rare, fluorite, grafite e magnesite). La Cina è inoltre il secondo produttore al mondo di bauxite, asbesto, bentonite, diatomite, zolfo, argento, caolinio, zirconio, titanio, rame, litio e potash. A dipendere dai metalli e minerali cinesi è inoltre la produzione dei più sofisticati strumenti bellici dell’esercito statunitense e quasi tutta l’industria della cosiddetta “green economy”, dai pannelli solari alle batterie ricaricabili per auto elettriche ed ibride. Tuttavia la loro rarità si deve principalmente al fatto che, per ricavare questi elementi, è necessaria un’estesa attività di estrazione, con enormi costi sia in termini economici che ambientali dovuti anche alla radioattività degli scarti derivanti della loro lavorazione.
L’ampia disponibilità (un terzo degli attuali giacimenti conosciuti), i bassi costi della manodopera e la scarsa protezione ambientale hanno però di fatto consentito alla Cina di sbaragliare qualsiasi concorrenza e di controllare, secondo gli americani, tra l’85% e il 95% dell’offerta mondiale e il 78% del mercato americano.

L’importanza di questi materiali era già stata riconosciuta nel 1992 dall’allora leader cinese Deng Xiaoping il quale sostenne che avrebbero avuto lo stesso valore strategico del petrolio mediorientale. A distanza di quasi trent’anni la sua profezia sembra essersi avverata, anche se si tratta di un’arma che Pechino può utilizzare con molta attenzione e cautela evitando che si tramuti in un’arma “spuntata”. Pechino si pone l’obiettivo di riuscire a produrre localmente entro il 2025 il 70% dei materiali definiti strategici per l’industria del futuro, facendo della Cina un paese leader nella produzione di materiali ad alto contenuto tecnologico.
Le misure commerciali varate dall’amministrazione americana sono una risposta proprio al piano Made in China 2025. Le misure, volte a riequilibrare alcune pratiche sleali portate avanti dal governo di Pechino, dovrebbero infatti, secondo le intenzioni dell’attuale presidenza, favorire il “ritorno” in patria della produzione industriale ritenuta strategica.

La sfida si gioca dunque sul filo del rasoio. Se da una parte Pechino può sfruttare il proprio vantaggio competitivo riducendo ulteriormente la capacità di approvvigionamento per le imprese americane, d’altra parte, un rincaro eccessivo dei prezzi spingerebbe alla ricerca di fonti alternative. Il tutto, al netto dell’attuale partita commerciale tra Pechino e Washington i cui scenari incerti continueranno a tenere in tensione i mercati globali. In questo scenario l’oro e i diamanti manterranno il loro valore e mercato.
L’oro è un metallo prezioso, noto e molto apprezzato dagli umani fin dalla preistoria. Molto probabilmente è stato il primo metallo mai usato dalla specie umana, anche prima del rame, per la manifattura di ornamenti, gioielli e rituali. L’importanza e l’utilizzo di questo metallo è aumento in misura rilevante nel tempo. Oggi l’oro ha assunto una rilevanza maggiore nell’economia e nel mondo della finanza, rispetto al passato. Sono tanti i settori in cui l’oro viene utilizzato, ma in linea generale possiamo dire che l’oro viene utilizzato nel settore del lusso, per la costruzione dei gioielli. Questo settore impiega la maggior parte della produzione mondiale rendendola così una delle maggiori categorie di consumo, in finanza come strumento di investimento. L’oro è uno strumento alternativo di investimento e viene considerato dagli investitori come un bene rifugio, esso consente una maggiore diversificazione. In industria, per la costruzione di componenti elettrici. In base alla classifica dei paesi nel mondo, sulla quantità di oro detenuta nel mondo risulta che al primo si trovano gli Stati Uniti. Negli Stati Uniti l’oro occupa il 76% delle riserve totali detenute.
Al secondo posto della classifica mondiale sull’oro detenuto risulta essere la Germania, le cui riserve auree sono pari al 41% delle riserve auree detenute dagli Stati Uniti. Anche in Germania si verifica la presenza elevata dell’oro nelle riserve totali, infatti il 70% delle riserve totali è costituito dall’oro. Il terzo posto è occupato dal Fondo Monetario Internazionale che detiene 2814 tonnellate d’oro. Al quarto posto si trova l’Italia con 2452 tonnellate d’oro, seguito dalla Francia con 2436 tonnellate d’oro. La Banca Centrale Europea si trova al dodicesimo posto della classifica con 505 tonnellate d’oro. L’inizio del mercato dei diamanti risale al 1871, quando si scoprì le miniere in Africa, ai nostri giorni il mercato è altalenante, ma la domanda mondiale ò rimasta forte, soprattutto da Canada e Russia.

Franco Guarino

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