Camera di commercio, la polemica continua

 

pubblicato il 09 agosto 2018, 09:27
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Lo scontro in atto in Camera di commercio registra nuova prese di posizione, questa volta di Luca Lazzàro, presidente di Confagricoltura Taranto, e delle organizzazioni Confartigianato, UNSIC e Upalap Taranto. Tutte contro quanti hanno deciso di abbandonare l’Ente camerale sottraendosi, a loro modo di vedere, al confronto e alla dialettica interna.

“No allo scontro, per costruire serve un sano confronto”. E’ questa la posizione di Luca Lazzàro, componente del Consiglio e della Giunta della Camera di commercio di Taranto, rispetto alle trepidazioni estive che stanno interessando l’Ente camerale. “La dialettica tra le varie componenti è auspicabile – rimarca – ma non può essere disgiunta dal senso di responsabilità per il ruolo ricoperto e per i settori economici rappresentati da ciascuno. Ogni sistema è migliorabile, ma è sul metodo che bisogna intendersi: sfasciare tutto costa certamente meno fatica che costruire con il dialogo una prospettiva comune e di lunga durata”.

Relativamente alle polemiche di questi ultimi giorni, Lazzàro precisa: “In Camera di Commercio il settore agricolo ha un peso di 5 consiglieri ed ha avuto la possibilità di eleggere ben 2 componenti della Giunta camerale (se vogliamo, anche il Componente di Giunta eletto dal settore della cooperazione, è una importante imprenditrice agricola), per cui tutto si può dire eccetto che l’agricoltura non sia adeguatamente rappresentata. Inoltre, la Giunta camerale ha voluto accordare al settore agricolo anche la presidenza della Subfor e ben 4 su 6 consiglieri di amministrazione nei tre Gal partecipati dall’Ente camerale. Il settore agricolo è ben presente nella Camera di commercio di Taranto e continuerà a svolgere un ruolo proattivo, anche opponendosi ad una logica di divisioni e personalismi che ha già fin troppo penalizzato la comunità e l’economia tarantina”.

Continua Lazzàro: “Ho letto accuse di filo-industrialismo. Credo, al contrario, che il dibattito sul modello di sviluppo sostenibile da disegnare per la Taranto di domani sia al centro delle linee d’indirizzo di tutti gli stakeholder locali e così anche della Camera di commercio di Taranto, che ha portato avanti iniziative in questa direzione, in modo massivo e dentro importanti partenariati. Pur impegnato nella complessa attuazione della riforma del Sistema camerale, l’Ente di Viale Virgilio ha saputo sia attuare progetti di accompagnamento verso un nuovo paradigma di sviluppo, sia indirizzare verso l’innovazione e la digitalizzazione le imprese tarantine, spesso bisognose d’essere stimolate per coglierne le opportunità. Su spinta di tutte le Organizzazioni professionali agricole, poi, è stato fortemente sostenuto il percorso di costituzione e finanziamento dei Gal della provincia di Taranto, proprio perché si è convinti che anche attraverso questi strumenti si possa dare concreta attuazione a quelle nuove dinamiche di crescita. I problemi di Taranto sono risolti? Assolutamente no – conclude Lazzàro – ma andarsene sbattendo la porta è una scorciatoia infruttuosa. Continuiamo a lavorare su questi obiettivi strategici e, dentro la Camera di Commercio, portiamo il nostro fattivo contributo”.

Altro che dimissioni di comparti strategici. Molte delle associazioni che hanno rappresentatività e peso economico e produttivo nell’economia tarantina, sono ancora lì. Stiamo assistendo solo all’ennesima guerra di ‘spartizione di potere’ in perfetto stile prima repubblica, proprio da parte di chi commenta o si veste di un finto nuovismo”. Così sulle dimissioni in Camera di Commercio, le sigle associative di Confartigianato, UNSIC e Upalap Taranto.
“Crediamo sia necessario intervenire in questa polemica strumentalmente fomentata e travestita da ‘buone ragioni’ dai consiglieri dimessisi nelle scorse settimane e artatamente alimentata sulla stampa da alcuni movimenti politici – dicono – perché nulla ha a che fare con il benessere delle imprese che continuano ad essere degnamente rappresentate da una larga maggioranza (ogni comparto ha seggi rappresentativi coperti – ndr), ma piuttosto si configura come l’ennesima battaglia di potere e di posizionamento ai danni di una intera comunità”.
“Chi parla in questi giorni di settori ‘non più rappresentati’, di programmi ‘filo-industriali’ è chiaro ed evidente che non ha partecipato molto o ha brillato di assenteismo nei lavori del Consiglio camerale che proprio negli ultimi anni si è speso nel settore della diversificazione produttiva – sottolineano – partendo proprio dall’innovation tecnology, dallo studio dei distretti urbani del commercio e dell’artigianato, passando per i programmi sulla mobilità sostenibile, al lavoro preparatorio e fondamentale per il distretto del turismo e quelli per l’ internazionalizzazione anche di segmenti produttivi strategici come l’agricoltura”.
Per Confartigianato, UNSIC e Upalap, tanto vale parlare di dimissioni “politiche” che nulla hanno a che vedere con le ragioni del “bene comune”, che restano invece a cuore dei 21 che continuano ad operare. Poi le associazioni del commercio, dell’artigianato, dell’agricoltura, del turismo e dei servizi puntano il dito su alcune dimissioni e alcune prese di posizioni in particolare.
I consiglieri dimessisi non hanno brillato per presenza all’interno dei lavori del Consiglio Camerale – dicono – addirittura due di loro non hanno mai messo piede nella sede dell’organo. Strano che oggi si usi sulla stampa il vessillo della partecipazione, della proposta, senza mai aver sentito la necessità di incidere davvero su quelle politiche di sviluppo. Di più – precisano – ricordiamo perfettamente che in sede di approvazione dell’aggiornamento del bilancio preventivo 2018, il 20 luglio scorso, la consigliera dimissionaria Annicchiarico dichiarò con decisione il proprio voto favorevole. Ora, ci domandiamo: perché approvare un bilancio finalizzato proprio all’attuazione del programma camerale proposto da questo consiglio, per poi dichiararsi contraria qualche giorno dopo tanto da rendere necessario e urgente lo strumento delle dimissioni? Bipolarismo politico? Dissociazione cognitiva?”
“Si dica la verità – concludono – e mentre coloro si sforzeranno di trovare motivazioni credibili, e soprattutto confutabili e documentabili con fatti, lascino alla maggioranza l’onere e l’onore di continuare a perseguire il bene comune. Sediamo lì per questo!”

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