Il Pacifico, baricentro commerciale del pianeta

 

Saprà l’Europa inserirsi nel nuovo grande gioco geopolitico del XXI secolo?
pubblicato il 22 Luglio 2018, 09:06
7 mins

Mentre la guerra fredda sembra avviarsi al tramonto, il baricentro geopolitico mondiale si è spostato negli ultimi anni gradatamente sull’Oceano Pacifico. Tale spostamento, indicato dalle statistiche, sta causando una rottura dell’equilibrio della politica internazionale, con ripercussioni logiche sul piano tecnologico e commerciale e culturale. È evidente che il peso economico del continente asiatico ha rafforzato la sua posizione internazionale che gli ha permesso di creare un principio di identità strategica comune contro l’Europa, la cui importanza strategica dal Mar Mediterraneo al Nord Europa è in declino. A complicare le cose sarà la fine delle risorse energetiche a buon prezzo assicurate per ora con il neocolonialismo e allo sfruttamento, che presto finirà con il risveglio dell’Africa.
Per secoli l’Oceano Atlantico à stato il mare più importante per gli scambi commerciali del pianeta, grazie alla scoperta di Cristoforo Colombo dell’America . Il nuovo mare nostrum della Cina, Stati Uniti e Russia che si affaccino sul l’Oceano Pacifico, lo hanno reso il più importante per gli scambi commerciali mondiali, nonostante il conflitto sui dazi.

Un po’ di storia e geografia
L’Oceano Pacifico fu scoperto dallo spagnolo Vasco Núñez de Balboa. A 38 anni Balboa comandava una spedizione militare nelle acque dei Caraibi, e mentre costeggiava Panama e Costa Rica, ebbe l’idea di salire a piedi su alcune colline spartiacque con l’Atlantico. Il 25 settembre del 1513, attraversando l’istmo centro-americano vide per la prima volta le acque di un grande mare fino ad allora sconosciuto. Il nuovo mare venne chiamato “Mare del Sud”. In quei giorni egli capì così che l’ammiraglio genovese Cristoforo Colombo, scopritore dell’America nel 1492, non sarebbe mai potuto arrivare a toccare le coste dell’Asia, perché oltre l’Atlantico si trovava il nuovo Oceano. Balboa non poteva sapere di trovarsi di fronte alla più grande distesa d’acqua del pianeta.
Al nuovo mare, il nome Pacifico, venne poi dato nel 1519 da Ferdinando Magellano, il quale navigando verso il sud atlantico lungo le coste dell’Argentina, trovò lo stretto che oggi porta il suo nome. Oltre lo stretto, dalle coste cilene del Pacifico, la spedizione composta da tre navi spagnole realizzò la prima navigazione intorno al mondo. Come è noto, Magellano fu ucciso nelle isole Filippine. Solo una nave, la “Vittoria”, fece ritorno a Cadice dopo tre anni. Tra l’equipaggio ridotto ad una ventina di marinai, si trovava anche il vicentino Antonio Pigafetta che scrisse il diario del primo viaggio intorno al mondo.

L’Oceano Pacifico è il “mare” più esteso del pianeta. Bagna tre continenti, Asia, Oceania e Americhe. La superficie è di quasi 166 milioni di km quadrati, un volume di 715 milioni di km cubi di acqua salata, la profondità massima è di 11034 metri presso le Isole Marianne, mentre quella media è di 4270 metr, occupa circa un terzo della superficie terrestre,da nord a sud per circa 15.500 km. Comprende il mare di Bering, nell’Artide, e si spinge verso sud fino ai margini ghiacciati del mare di Ross, nell’Antartide. La maggior larghezza in senso est-ovest viene raggiunta a circa 5 gradi di latitudine nord, con una distanza di 19.800 km dall’Indonesia alle coste della Colombia.
Il passaggio tra Pacifico e Indiano segue convenzionalmente una linea che dalla Malesia, passa per Sumatra, Giava, Timor, l’Australia a capo Londonderry, e Tasmania. Da qui, per il meridiano di capo South East, il 147° E, raggiunge l’Antartide. L’Oceano Pacifico contiene circa 25.000 isole (più di quante ce ne siano in tutti gli altri oceani messi insieme), la maggior parte nell’emisfero sud. Lungo i bordi del Pacifico si trovano molti mari.
I più grandi, verso ovest, sono: il mar Cinese orientale; il mar Cinese meridionale; il mar del Giappone; il mare di Sulu; il mare di Celebes; il mar di Tasmania; il mar Giallo. In Asia. comprende diciassette stati indipendenti: Australia, Figi, Giappone, Kiribati, le isole Marshall, Micronesia, Nauru, Nuova Zelanda, Palau, Papua Nuova Guinea, Filippine, Samoa, le isole Salomone, Taiwan (disputata dalla Repubblica Cinese), Tonga, Tuvalu e Vanuatu. Undici di queste nazioni sono totalmente indipendenti solo dal 1960. Le isole Marianne del Nord hanno un proprio governo, ma dipendono dagli Stati Uniti per la politica estera, e le isole Cook e Niue hanno una relazione simile con la Nuova Zelanda. Inoltre nel Pacifico si trova lo Stato americano delle Hawaii e numerosi territori e possessioni di Australia, Cile, Francia, Giappone, Nuova Zelanda, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Lo sfruttamento delle risorse minerarie del Pacifico è ostacolato dalle grandi profondità dell’oceano. Nelle acque basse, al largo delle coste australiane e neozelandesi, vengono estratti gas naturale e petrolio. La risorsa maggiore è la pesca. Le acque costiere dei continenti e delle isole più temperate forniscono salmoni, sardine, pesce spada e tonno, più numerosi crostacei. Nel 1986, le nazioni che fanno parte del Forum del Sud Pacifico, hanno dichiarato l’area libera dal nucleare, nel tentativo di fermare gli esperimenti atomici e di prevenire lo stoccaggio delle scorie nucleari in mare. Tuttavia ci sono vari contenziosi da sistemare, le grandi potenze cercano di mantenere il controllo e allargare l’area di influenza geopolitica, il controllo delle rotte marittime.

Saprà l’Europa inserirsi in questo grande scenario? Nessuno lo sa. Certo è che le nuove generazioni andranno formate per conoscere geografie, culture, religioni, filosofie e tempistiche moderne per alleviare il declino dell’Europa e dell’ognuno a suo modo e interesse.

testo e foto di Franco Guarino

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