Le associazioni al Governo: “Mantenga promesse”

 

pubblicato il 12 Luglio 2018, 19:22
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Chiediamo la chiusura dell’Ilva di Taranto non per partito preso ma perché la consideriamo la migliore delle soluzioni percorribili. Non è una nostra presa di posizione ma la giusta soluzione a fronte di quanto dichiarato da Arpa Puglia in una relazione (Valutazione del Danno Sanitario Stabilimento Ilva di Taranto”, ndr) nella quale si dimostra che, pur se si dovessero applicare tutte le prescrizioni contenute nel Piano ambientale, resterebbe pur sempre elevato il rischio ambientale e sanitario a Taranto”. Lo ha dichiarato Daniela Spera, presidente di Legamjonici, nel corso della conferenza stampa odierna, organizzata dalle associazioni aderenti al `Piano Taranto` in Piazza Gesù Divin Lavoratore al rione Tamburi.

“Le violazioni in materia ambientale sono già reiterate da parte di Ilva e si può chiedere – ha proseguito Spera – la revoca dell’autorizzazione integrata ambientale. Per fare ciò ci vuole, però, la volontà politica”. Ed è qui che si innesta il vulnus fra le associazioni che hanno redatto il `Piano Taranto` e l’esecutivo nazionale e, nello specifico, la componente M5S del Governo, al quale le associazioni rinfacciano di aver impostato la campagna elettorale a Taranto sulla chiusura dello stabilimento siderurgico. “Ci vuole la volontà politica di un partito, il Movimento 5 Stelle – ha precisato Spera – che ha detto ai suoi elettori tarantini, in campagna elettorale, di voler chiudere l’Ilva. Non accettiamo scusanti su un’eventuale assenza della questione dal contratto di governo”, conclude Spera.

Alla conferenza stampa erano inoltre presenti Massimo Ruggieri per “Giustizia per Taranto”; Delio Monaco per l’Isde e Mirco Maiorino per il comitato dei “Liberi e pensanti”.

Vogliamo ribadire con determinazione che vogliamo avere il nostro ruolo nel processo decisionale – ha specificato successivamente Ruggieri – e vogliamo essere riascoltati perché è importante ricordare le ragioni della questione sui temi che non solo hanno promesso in campagna elettorale (in riferimento ai candidati del M5S, ndr) ma che sono anche quelli più di coscienza, ovvero chiudere e riconvertire lo stabilimento. Lo diciamo con forza e siamo sempre pronti e disponibili a dimostrarne la convenienza, non solo dal punto di vista sanitario ed ambientale ma anche economico, visto che è di pertinenza del Ministero dello Sviluppo Economico questo tipo di valutazione”, citando implicitamente il ruolo nevralgico, sulla vicenda, detenuto dal ministro Di Maio.

In riferimento all’eventualità che il Governo decida di mantenere la produzione dello stabilimento siderurgico tarantino, Ruggieri risponde affermando che “dal momento in cui si promette al proprio elettorato che si vuole andare nella direzione della chiusura e riconversione dello stabilimento ci si aspetta che vi sia già un piano, un’exit strategy per traghettare Taranto verso orizzonti differenti, ambientali, economici e sociali. Però di questo non viene fatta menzione, c’è più il timore che la convinzione che vengano mantenute le promesse fatte”.

Ruggieri ha ribadito in conferenza stampa che converrebbe di più, allo Stato italiano, chiudere l’Ilva ed investire nelle opere di bonifica dei terreni anziché proseguire con il mantenere attivo l’impianto produttivo. “Ci siamo chiesti il perché di questo perseverare nel tenere aperto lo stabilimento siderurgico vendendolo a privati e la risposta è presto detta. Perché sono tenuti  coprire i prestiti elargiti dalle banche – sostiene Ruggieri – per mantenere in vita lo stabilimento, e l’unico modo che hanno per ottenere tali capitali è la cessione dello stabilimento industriale”.

Ruggieri ha poi ricordato uno studio di Confindustria secondo il quale investire in settori dell’economia sostenibile garantirebbe un ritorno allo Stato, in termini di gettito riscosso con la fiscalità, pari a circa la metà degli investimenti. “Si potrebbero inoltre garantire – ha poi aggiunto – circa 200mila posti di lavoro per le opere di bonifica”. Per tali ragioni “chiediamo al Governo che si impegni e si renda artefice – ha concluso  – del più grande piano di risanamento ambientale ed industriale mai realizzato in Italia”.

Delio Monaco ha poi specificato come l’emergenza ambientale e sanitaria di Taranto, cresciuta poi nei decenni, ha origini lontane. Ha ricordato gli studi dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, che attestava il rischio ambientale per Taranto e le aree limitrofe sin dal 1987. “Siamo una zona fortemente discriminata dal punto di vista ambientale ma anche economico e sociale”, ha affermato Monaco. Ha poi ricordato il tasso di disoccupazione di Taranto, fra i più alti della Puglia, conseguenza dei danni, non solo ambientali, che la grande fabbrica e la monocultura dell’acciaio ha causato al tessuto sociale e produttivo della città. È poi entrato nello specifico dei dati inerenti alla questione sanitaria, con i circa 200 casi annui di mortalità  per  patologie ascrivibili alle conseguenze dell’inquinamento ambientale, nonché dell’aumento dei ricoveri per malattie cardio-vascolari, nei giorni di wind day, superiori al 25% rispetto ai giorni normali. Infine ha ricordato il dato inerente alla mortalità pediatrica, che a Taranto registra il dato di 216 bambini morti rapportati ad un milione di bambini (il dato inerente all’intera regione è di 165 bambini su un milione).

È infine intervenuto Mirco Maiorino, operaio Ilva residente al quartiere Tamburi, che ha descritto la situazione vissuta in fabbrica dal giorno del sequestro degli impianti, nell’ormai lontano 26 luglio del 2012, ad oggi. “Viviamo in quella fabbrica in un clima di totale incertezza. Nessuno si è preoccupato di interpellarci per conoscere le condizioni in cui lavorano gli operai dell’Ilva”. Ipotesi decarbonizzazione? “Si parla tanto senza conoscere quella fabbrica. Gli unici che conoscono come funziona quello stabilimento – ha aggiunto – sono i sindacati, che per decenni non hanno fatto nulla per mettere a norma quella fabbrica quando si sarebbe dovuta risanare. Oggi, invece, provano a recuperare una verginità che hanno perso negli anni”.

“Cosa aspetta il Governo a mantenere le promesse fatte? I patti si rispettano”, prosegue Maiorino. Infine la richiesta ai componenti del Governo: “Venite a Taranto per vedere come funziona il ciclo produttivo dell’Ilva, parlate con gli operai dello stabilimento”.

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