Consiglio regionale: sì alla proposta “Relazione di fine legislatura”

 

Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la proposta di legge “Relazione di fine legislatura regionale”. Una iniziativa proposta in Commissione dal Movimento 5 stelle
pubblicato il 11 luglio 2018, 16:04
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Si tratta di una legge che mira ad introdurre un ulteriore strumento di garanzia della trasparenza dell’operato dell’organo di governo, così come ha spiegato il presidente della prima Commissione, Fabiano Amati.

 La relazione di fine legislatura, redatta dai Direttori dei Dipartimenti regionali ciascuno per l’ambito di propria competenza, è sottoscritta dal Presidente della Giunta regionale.

 Quanto ai controlli sulla relazione medesima è prevista la redazione di un parere da parte dell’organo di vigilanza interno regionale, e cioè del Collegio dei revisori dei conti.

La relazione di fine legislatura contiene la descrizione dettagliata delle principali attività normative e amministrative svolte durante la legislatura regionale, con specifico riferimento a: sistema ed esiti dei controlli interni; eventuali carenze riscontrate nella gestione degli enti comunque sottoposti al controllo della regione, nonché degli enti del servizio sanitario regionale, con indicazione delle azioni intraprese per porvi rimedio; eventuali azioni intraprese per contenere la spesa pubblica e stato del percorso di convergenza ai costi standard, affiancato da indicatori quantitativi e qualitativi relativi agli output dei servizi resi, anche utilizzando come parametro di riferimento realtà rappresentative dell’offerta di prestazioni con il miglior rapporto qualità-costi; situazione economica e finanziaria di ogni settore della materia pubblica e quantificazione certificata della misura del relativo indebitamento regionale; individuazione di eventuali specifici atti legislativi, regolamentari o amministrativi cui sono riconducibili effetti di spesa incompatibili con gli obiettivi e i vincoli di bilancio;  stato di certificato del bilancio regionale.

 Con questa proposta di legge sono conclusi i lavori del Consiglio regionale.

 Su richiesta del presidente del Consiglio Loizzo, ritornano invece all’esame in Commissione tre provvedimenti iscritti all’ordine del giorno sulla base dell’articolo 17 dello Regolamento del Consiglio che recita così:

Art. 17 (Termini) Le relazioni delle Commissioni devono essere presentate al Consiglio nel termine massimo di sessanta giorni, prorogabile dal Presidente del Consiglio sino a novanta. All’atto della presentazione di un progetto di legge, e anche successivamente, la Giunta regionale o il proponente possono chiedere al Consiglio che si fissi l’urgenza e, in tal caso, il termine si riduce a trenta giorni a partire dalla deliberazione di urgenza. Scaduti i termini, qualora il proponente ne faccia espressa domanda, il disegno o la proposta di legge vengono iscritti all’ordine del giorno e discussi sul testo del proponente, salvo che il Presidente del Consiglio, su richiesta della Commissione, non proroghi il termine ordinario o quello precedentemente fissato. La proroga non può superare i trenta giorni. Trascorso tale termine, il Presidente iscrive all’ordine del giorno della prima seduta successiva del Consiglio regionale il disegno o la proposta di legge, che devono essere comunque discussi. Contro la discussione non sono ammesse pregiudiziali di nessun genere né richieste di rinvio. Ove il proponente dichiari il suo accordo, il Consiglio può decidere il rinvio in Commissione. Le relazioni delle Commissioni consiliari permanenti sono distribuite almeno quarantotto ore prima che si apra la discussione, tranne che il Consiglio non deliberi altrimenti).

 Le leggi rinviate all’esame delle Commissioni competenti sono, la proposta del Movimento 5 stelle relativa alla prevenzione ed al contrasto del fenomeno del bullismo, la proposta Amati sulle liste d’attesa e la proposta, ancora del Movimento 5 stelle che riguarda norme in materia di accoglienza, convivenza civile e integrazione.

Il Consiglio regionale della Puglia ha precedentemente approvato a maggioranza il provvedimento che modifica la legge regionale “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma, per la tutela e la programmazione delle risorse faunistico ambientali e per il prelievo venatorio”, approvata a dicembre 2017.
Si tratta di un articolo unico che mira a sanare le parti oggetto di osservazioni avanzate da diversi Ministeri, riguardanti situazioni di conflitto rilevate tra la norma regionale e quella nazionale.
È stato verificato che le osservazioni formulate dal Governo potrebbero determinare una confusione nell’esercizio delle attività inerenti la fauna selvatica o l’attività venatoria, comportando anche rischi di carattere penale per i diversi possibili soggetti interessati dall’applicazione delle attuali disposizioni regionali. Quindi, si è ritenuto opportuno formulare le modifiche contenute in questo disegno di legge, al fine di scongiurare ogni conflitto istituzionale con l’eventuale ricorso alla Corte Costituzionale. In particolare, le correzioni riguardano il funzionamento del Comitato tecnico regionale faunistico-venatorio; gli aspetti sanitari-veterinari connessi alla gestione delle strutture che detengono, allevano o immettono fauna selvatica; la definizione dell’atteggiamento di caccia, meno restrittivo nella legge regionale rispetto alla norma quadro statale; le previsione delle modalità di svolgimento delle attività di controllo della fauna selvatica più estensiva nella legge regionale; gli aspetti connessi a specifiche competenze degli organi dello Stato.

Approvata all’unanimità la proposta di legge relativa allo smaltimento delle carcasse provenienti da allevamenti zootecnici, a firma dei consiglieri regionali Domenico Damascelli, Nino Marmo, Giandiego Gatta, Donato Pentassugglia, Enzo Colonna e Ruggero Mennea.
La legge disciplina un regime di aiuti per la rimozione, il trasporto e la distruzione dei capi morti in allevamento, proporzionato al rischio per la salute pubblica e degli altri animali allevati nelle aziende interessate, avvalendosi dell’ARA (Associazione Regionale Allevatori) della Puglia.
Le finalità del provvedimento sono quelle di assicurare su tutto il territorio regionale la sicurezza alimentare dei cittadini e la salute animale e per consentire la verifica delle cause di decesso dei capi di bestiame, causate dalle emergenze igienico-sanitarie e dalla necessità di salvaguardia ambientale.
Le disposizioni sono coerenti con le previsioni dell’art. 27 del Regolamento (UE) della Commissione del 25 giugno 2014, che dichiara compatibili con il mercato interno alcune categorie di aiuti nei settori agricolo e forestale e nelle zone rurali e che abroga il regolamento della Commissione (CE) n. 1857/2006.
Si stabilisce che gli aiuti per la rimozione dei capi morti coprano fino al 100 per cento dei costi sostenuti e fino al 75 per cento per la distruzione dei medesimi. Alla Regione Puglia vengono attribuite le funzioni amministrative di vigilanza, controllo e sostitutive, mentre l’attività gestionale e affidata all’ARA (Associazione Regionale Allevatori) della Puglia attraverso la stipula di una convenzione. A tal proposito, con un emendamento presentato da Damascelli, si è stabilito che l’affidamento del servizio dovrà avvenire tramite l’adozione di una procedura ad evidenza pubblica.
Per la copertura degli oneri derivanti dall’applicazione della disciplina è stata prevista una dotazione finanziaria di 200 mila euro per l’esercizio finanziario 2018.
Con un articolo aggiuntivo, approvato a maggioranza, è stata sanata la parte, oggetto di osservazioni avanzate dal Ministero dell’Interno, relativamente alla legge regionale per la valorizzazione e promozione dei prodotti agricoli e agroalimentari a chilometro zero. In particolare è stato sostituito l’articolo riguardante la commercializzazione dei prodotti a chilometro zero, secondo cui gli esercizi commerciali che destinano alla vendita di tali prodotti almeno il dieci per cento della superficie totale di vendita, possono beneficiare di incentivi da parte dei comuni e di contributi da parte della Regione. I Comuni, nel caso di apertura di nuovi mercati per il commercio su aree pubbliche, dovranno favorire la presenza di posteggi dedicati alla vendita di tali prodotti, le cui caratteristiche devono essere adeguatamente visibili e identificabili.

 

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